Quella volta che Al Bano venne rapito in Iran: «Mi sequestrarono per un mese in hotel, stava iniziando il trionfo dei pasdaran»

Più di mezzo secolo fa, c’erano altri italiani bloccati a Teheran che non riuscivano a far rientro a casa. In quel caso, la colpa non era della guerra in Medio Oriente e l’episodio passò perlopiù inosservato. Il protagonista? Niente meno che Al Bano, che si trovava nella capitale iraniana insieme alla moglie. «Ho cantato in Iran tre volte: la prima a giugno del 1969, portai anche Romina. C’erano 50mila persone ad aspettarmi all’aeroporto di Teheran, la polizia ci venne a prendere sotto l’aereo e ci portò direttamente in hotel», racconta il cantautore pugliese a Un giorno da pecora, su Rai Radio Uno.
Tutte le tappe di Al Bano in Iran
Il racconto di Al Bano continua così: «Nel tragitto, la follia: macchine che ci seguivano, suonavano il clacson e cantavano a squarciagola le mie canzoni. Fu un successo pazzesco, un trionfo. Poi tornai nel 1971, chiamato dalla sorella dello Scià. Infine, ci andai un’ultima volta nel 1973: in questo caso vi posso assicurare che fui il primo sequestrato a Teheran. Il motivo? Stava iniziando il trionfo dei pasdaran».
Il rapimento per un mese in hotel
Da quell’episodio sono trascorsi più di cinquant’anni, ma Al Bano si ricorda ancora tutto come fosse ieri. «Appena arrivato in aeroporto notai subito che qualcosa non andava e, morale della favola, fui sequestrato un mese in hotel». Come mai? «Io mi rifiutai di cantare, non volevano pagare né restituirmi gli impianti luci e audio, che una volta portavano con loro gli artisti». La Farnesina, spiega Al Bano, non intervenne. Semplicemente, fu chiamato un colonnello dello Scià di Persia, che non appena si rese conto della situazione ordinò il rilascio del cantante. «È riuscito a darsi una spiegazione per quello che era avvenuto?», chiedono gli intervistatori. E Al Bano risponde: «Era una questione religiosa. I tempi stavano cambiando e io penso di esser stata la prima vittima».
Foto copertina: ANSA/Fabio Frustaci
