Iran, il giallo degli aerei “dipinti” nelle basi aeree per beffare Israele. L’analisi delle foto che circolano sui social

Circolano alcuni presunti scatti satellitari di basi militari per sostenere che l’Iran avrebbe dipinto sagome di caccia e velivoli, sul terreno delle basi aeree, per indurre gli eserciti di Israele e Stati Uniti a bombardare obiettivi fantasma. Le immagini, diventate virali nel contesto del conflitto nel Medio Oriente, sembrerebbero mostrare la prova definitiva di questo inganno fatto da semplici aerei disegnati. Tuttavia, l’analisi delle immagini rivela la loro falsità.
Per chi ha fretta
- Perché la nitidezza di questi scatti è tecnicamente impossibile per un satellite commerciale o militare standard.
- Sottoposte all’analisi di SynthID, le immagini contengono la firma digitale dell’AI generativa di Google.
Il caso sui social
Le foto vengono condivise accompagnate da testi come il seguente: «Israele lancia missili da 100 milioni di dollari contro “jet iraniani”… a quanto pare erano dipinti. Artista pagato 10 dollari. Il miglior budget per la difesa di sempre».

Il video dell’IDF che ha dato origine alla teoria
La narrazione ha preso piede dopo la pubblicazione di un video ufficiale delle IDF (4 marzo) che mostra il bombardamento di un elicottero Mi-17. In quel caso, l’immobilità della sagoma post-esplosione aveva sollevato dubbi sulla natura del bersaglio (un’esca reale o un mezzo in disuso).

L’impiego di “esche” di questo tipo non è una novità e rappresentando una strategia di difesa nota come “deception”. Queste tattiche sono state adottate sia nella Seconda Guerra Mondiale, sia nel recente conflitto tra Russia e Ucraina. Ad esempio, Kiev ha impiegato sistemi di artiglieria “dummy” per spingere l’esercito russo a utilizzare costosi missili contro semplici strutture di legno o plastica.
L’analisi delle immagini e il test SynthID
Il primo campanello d’allarme riguarda la risoluzione. Le immagini mostrate presentano una precisione dei contorni che non corrisponde agli standard degli scatti satellitari, dove la distorsione atmosferica e i limiti ottici rendono i dettagli meno “chirurgici”.

Sottoponendo i file a SynthID, la tecnologia di Google per l’identificazione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale, è emersa la firma digitale dei modelli generativi. Non si tratta di foto, ma di elaborazioni digitali.

Conclusioni
Le immagini che circolano sui social non mostrano una reale strategia di difesa iraniana basata su esche dipinte al suolo, ma sono il prodotto di un’elaborazione con l’Intelligenza Artificiale.
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