Quanto costa la guerra contro l’Iran agli Stati Uniti?

La guerra contro l’Iran rischia di aprire una frattura nell’opinione pubblica americana. Sempre più cittadini guardano con scetticismo all’operazione militare voluta da Donald Trump, soprattutto se – al di là delle sue rassicurazioni sulla rapida conclusione – il conflitto dovesse trasformarsi in un impegno di lungo periodo. Non solo per ragioni pacifiste. Per molti americani pesa anche il conto economico della guerra. Che, prima o poi, sarà inevitabile pagare. Ma quanto costa davvero agli Stati Uniti il conflitto contro l’Iran? E fino a che cifra può salire?
Il conto (economico) della guerra
La risposta non è semplice. «Parecchio», ha dichiarato a Politico il presidente della Commissione per gli stanziamenti della Camera dei rappresentanti degli Usa, il repubblicano dell’Oklahoma Tom Cole. Quanto esattamente, però, resta ancora difficile dirlo. In assenza di dati ufficiali del Pentagono, bisogna affidarsi a una serie di stime. Forbes calcola che il conflitto stia costando a Washington «quasi un miliardo di dollari al giorno, almeno». Secondo fonti del dipartimento della Difesa citate dal New York Times, la prima settimana degli attacchi militari ordinati dal presidente Donald Trump in Iran, e iniziati il 28 febbraio, è costata ai contribuenti americani oltre sei miliardi di dollari, anche se altre stime parlano di cifre ancora più alte. Nel complesso, sempre secondo la rivista economica, il costo della guerra potrebbe avvicinarsi ai 100 miliardi di dollari, a seconda della durata del conflitto. Intanto online c’è già chi prova a calcolarne l’impatto in tempo reale. Il sito iran-cost-ticker.com, un aggregatore di dati che dichiara apertamente la propria opposizione all’intervento, mostra un contatore sempre in movimento con il costo della guerra per «i contribuenti americani». Oggi, mercoledì 11 marzo, la cifra supera già gli 11 miliardi di dollari.

Cosa sappiamo sui costi finora?
Sebbene la portata complessiva delle operazioni militari in Iran non sia ancora chiara. Quel che è certo, però, è che è stata comunque già considerevole. Più nello specifico, il Comando centrale degli Stati Uniti, o Centcom, ha annunciato lunedì che l’esercito ha già colpito più di 5mila obiettivi in Iran nei primi 10 giorni dall’inizio degli attacchi e ha pubblicato un elenco di oltre 20 diverse risorse militari e sistemi d’arma utilizzati finora. La produzione e l’impiego di questi mezzi comportano costi molto elevati. Si va da circa 35mila dollari per un drone monodirezionale fino a diversi milioni per missili da crociera come i Tomahawk. L’esercito ha anche subito perdite rilevanti, tra cui tre McDonnell Douglas F-15E Strike Eagle abbattuti in un incidente di fuoco amico in Kuwait il primo marzo e circa undici General Atomics MQ-9 Reaper. Nel complesso, le perdite di equipaggiamento superano già i 600 milioni di dollari. A queste cifre si aggiunge il costo quotidiano del mantenimento delle truppe nella regione. Secondo il Washington Post, circa 50mila soldati statunitensi sono già coinvolti nell’operazione militare e altri potrebbero essere dispiegati nelle prossime settimane.
Il conto umano e le ripercussioni sui prezzi di petrolio e gas
Gran parte delle spese sostenute finora per le operazioni in Iran non era prevista nel bilancio militare statunitense, il che rende probabile che l’amministrazione Trump debba chiedere al Congresso nuovi finanziamenti per proseguire la guerra. Secondo molti osservatori, però, ottenere quei finanziamenti non sarà semplice, anche perché cresce il malcontento anche tra i repubblicani. In ogni caso, i costi strettamente militari rappresentano solo una parte dell’impatto complessivo del conflitto. La guerra ha già avuto ripercussioni sui prezzi del petrolio e del gas e rischia di far aumentare anche i costi dei trasporti e l’inflazione. Dopo i primi attacchi del fine settimana, gli indici di borsa statunitensi sono scesi di circa l’1% – scrive Forbes – prima dell’apertura dei mercati di lunedì, per poi recuperare nel corso della giornata. Resta però il timore che il conflitto possa aggravare la crisi del costo della vita negli Stati Uniti, con ripercussioni dirette, tra le altre cose, sui prezzi della benzina. La guerra comporta inoltre spese militari per milioni di dollari anche per Israele e Iran, oltre a un bilancio umano che resta ancora difficile da quantificare.
Foto copertina: DREAMSTIME | BUMBLEEDEE
