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I nuovi dazi di Trump: nel mirino anche l’Ue

indagine commerciale usa ue rischio nuovi dazi
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La mossa della Casa Bianca permetterebbe al presidente Usa di imporre il dazio globale del 10% anche dopo lo stop della Corte Suprema

Dopo il sonoro schiaffo rifilatogli dalla Corte Suprema, Donald Trump è al lavoro su un piano B per portare avanti la sua guerra dei dazi. Nelle scorse ore, gli Stati Uniti hanno avviato una nuova indagine tariffaria su alcuni dei maggiori partner commerciali, tra cui l’Unione Europea. L’annuncio è arrivato dal segretario al Commercio, Jamieson Greer, che ha spiegato il senso dell’indagine, volta a identificare «atti, politiche e pratiche da parte di alcune economie, relativi all’eccesso di capacità strutturale e di produzione».

I paesi finiti sotto indagine

In un briefing con la stampa, Greer ha fornito un elenco dei paesi finiti sotto indagine: Cina, Unione europea, Singapore, Svizzera, Norvegia, Indonesia, Malesia, Cambogia, Thailandia, Corea del Sud, Vietnam, Taiwan, Bangladesh, Messico, Giappone e India. L’indagine – avviata sulla base della sezione 301 del «Trade Act» del 1974 – si dovrebbe concludere entro 150 giorni e si concluderà con ogni probabilità con un’imposizione di un dazio generalizzato del 10% su tutti i paesi coinvolti, a partire dal 24 luglio.

Il messaggio politico di Trump

La mossa della Casa Bianca rappresenta un messaggio politico molto chiaro circa la volontà di Trump di portare avanti la propria politica commerciale aggressiva, anche con gli alleati più stretti di Washington. Lo scorso febbraio, la Corte Suprema ha giudicato illegali i dazi imposti ad aprile del 2025. Un verdetto bollato come «terribile» dal presidente americano, che ha sùbito annunciato una nuova aliquota globale del 10% su tutte le importazioni. Il problema è che quel dazio ha una durata di 150 giorni, prorogabile solo con l’approvazione del Congresso, dove il benestare dei parlamentari repubblicani è tutt’altro che scontato. Tutti i sondaggi, d’altronde, mostrano che la maggioranza dei cittadini americani non guarda con favore al caos diplomatico seminato da Trump nell’ultimo anno con le sue guerre commerciali.

Le possibili conseguenze per l’accordo Usa-Ue

È proprio in vista di quella scadenza del 24 luglio che l’indagine avviata dal dipartimento del Commercio può tornare utile a Trump, permettendogli di prorogare di fatto il dazio globale al 10%. «La politica commerciale del presidente resta la stessa: proteggere i posti di lavoro americani e assicurare un commercio equo con i nostri partner. La politica resta la stessa anche se gli strumenti che usiamo cambiano a seconda delle decisioni dei tribunali», ha chiarito Greer. La novità potrebbe riguardare da vicino anche quelle economie, come l’Unione europea, che hanno raggiunto un accordo con Washington, non ancora entrato in vigore anche a causa della sentenza della Corte Suprema. «Gli accordi restano in piedi. Tuttavia – ha sottolineato Greer – un’indagine sulla base della sezione 301 potrebbe portare a nuovi dazi o altre azioni».

La Cina protesta: «Manipolazione politica»

La prima reazione alla nuova indagine tariffaria avviata da Washington arriva dalla Cina. «Le guerre tariffarie e commerciali non servono gli interessi di nessuna delle parti», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Guo Jiakun in conferenza stampa. «La cosiddetta sovraccapacità – ha aggiunto – è una falsa premessa. La Cina si oppone al suo utilizzo come pretesto per una manipolazione politica».

Foto copertina: EPA/Will Oliver | Donald Trump e il segretario al Commercio Jamieson Greer

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