Kanye West condannato a pagare 140.000 dollari a un operaio: lo obbligava a dormire nel cantiere della sua villa di Malibu

Continuano le vicende giudiziarie e le stranezze attorno alla figura di Kanye West. Questa volta lui e la moglie, Bianca Censori, sono stati condannati dall’Alta Corte di Los Angeles, mercoledì 11 marzo, a corrispondere una somma di 140.000 dollari per danni all’operaio che si occupava della ristrutturazione della loro villa a Malibu. Il costruttore aveva chiesto in origine una somma, a riparazione del danno subito, pari a 1,7 milioni di dollari, sostenendo che West lo costringesse a vivere nel cantiere senza mai abbandonarlo. In più, il cantante lo avrebbe accusato di puzzare.
La villa a Malibu da 57 milioni di dollari
Era il 2021 quando Kanye West comprava per 57 milioni di dollari la villa sulla spiaggia a Malibu, costruita e progettata dall’architetto giapponese Tadao Ando, vincitore del premio Pritzker. Aveva poi cominciato i lavori, scegliendo come impresario Tony Saxon, pattuendo un compenso settimanale di 20.000 dollari. L’operaio tuttofare avrebbe, però, citato in giudizio il rapper sostenendo di aver ricevuto solamente 20.000 dollari nella prima settimana, e successivamente un saldo di 100.000. Le ragioni della denuncia, come riporta la BBC, erano «condizioni di lavoro non sicure, salari non pagati e licenziamento ingiusto». Questo mercoledì l’Alta Corte di Los Angeles avrebbe dato ragione a Saxon, decidendo però per una cifra molto inferiore a quella richiesta inizialmente dal lavoratore.
I presunti abusi
Saxon ha riferito in tribunale di aver subito diversi abusi da parte del cantante nelle sei settimane di lavori presso la sua villa di Malibu, dove gli era stato richiesto di isolare completamente l’immobile dal punto di vista elettrico. Avrebbe dovuto, inoltre, provvedere alla rimozione dell’impianto elettrico e idraulico dalla casa, nonché alla rimozione di una scala e alla sua sostituzione con uno scivolo. Si sarebbe però infortunato al collo e alla schiena nel corso dei lavori. Avrebbe, inoltre, riferito che West gli avesse impedito di lasciare la proprietà, svegliandolo nel cuore della notte, alle 3, chiedendogli perché non fosse al lavoro. Lo avrebbe inoltre portato a fare una doccia in un hotel di lusso, il Nobu Hotel di Malibu, sostenendo che «avesse un cattivo odore» e dovesse lavarsi. In quell’occasione, riferisce Saxon, il rapper avrebbe preparato personalmente il bagno, commentando: «Questo è un momento che non dimenticherai mai».
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La difesa di West
Dal canto suo, Kanye West, chiamato a testimoniare, avrebbe risposto di non ricordare nel dettaglio le situazioni descritte da Saxon, mentre ha ammesso di avergli detto che puzzasse. Oltre a questo, a detta di Saxon, West si sarebbe addormentato nel corso della deposizione. L’avvocato di West, Andrew Cherkasky, ha riferito che a Saxon fossero state pagate regolarmente le sei settimane di lavoro svolto, con un compenso totale di 240.000 dollari, e ha definito l’operaio un disonesto. Ha poi aggiunto: «Le bugie sono così profonde e così malvagie che non si può credere a nulla di ciò che è uscito dalla sua bocca». Un video online di Saxon, mentre suonava con la sua band e si rotolava sul pavimento, sembrava infatti secondo lui testimoniare come non si fosse infortunato, a differenza di quanto sostenuto.
Le altre cause contro il rapper
Il rapper non è certamente nuovo a vicende giudiziarie. Sarebbero infatti almeno una dozzina le cause legali intentate contro West da suoi ex dipendenti. Ma le accuse riguarderebbero anche le sue esternazioni incaute, come quelle con cui glorificava il leader nazista, Adolf Hitler, che hanno portato l’Australia a impedirgli di fare ingresso nel Paese. Un’altra causa intentata nei suoi confronti è quella della modella, ex finalista del cult televisivo America’s Next Top Model, Jennifer An, che lo aveva accusato nel 2024 di abusi nel corso delle registrazioni di un videoclip musicale. Prima ancora, Lauren Pisciotta, sua ex assistente, aveva raccontato, oltre alla violenza subita, anche di una routine lavorativa ai limiti dell’incredibile.
