Ultime notizie Crisi Usa - IranDonald TrumpFamiglia nel boscoGiorgia MeloniReferendum
ESTERICrisi Usa - IranIranIsraeleMedio OrienteNATOUSA

L’ammiraglio Cavo Dragone: «La Nato è contro l’Asse del Male, l’Iran è il suo burattinaio»

13 Marzo 2026 - 06:14 Alba Romano
nato cavo dragone iran
nato cavo dragone iran
Il chairman dell'Alleanza Atlantica: «La coesione dell'Alleanza è un dato fuori discussione. C'è in gioco la credibilità dell'Occidente»

L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone è il chairman del Comitato militare della Nato. E dice che «L’Occidente è in contrapposizione con l’Asse del Male, di cui l’Iran fa parte se non è addirittura il burattinaio, che costituisce una sfida alla nostra sicurezza, al nostro modello di vita, insomma, alle nostre democrazie». In un’intervista a Repubblica sostiene che «non esiste una minaccia che l’Occidente e la Nato non siano in grado di affrontare, con una cooperazione sempre più stretta con l’Ue e con l’Onu. Su certi argomenti ci possono essere opinioni differenti. Ma la coesione dell’Alleanza è un dato fuori discussione. C’è in gioco la credibilità dell’Occidente».

La Nato e l’Asse del Male

Sulla durata della guerra in Iran, ammette Cavo Dragone, «è difficile sbilanciarsi. Ci sarà da vedere come gli Stati Uniti e Israele valuteranno gli effetti raggiunti sul campo. La Nato non è coinvolta nelle operazioni belliche e non disponiamo della loro profondità di analisi della situazione specifica». La sicurezza dello Stretto di Hormuz, invece, «è un’operazione non impossibile ma molto difficile perché l’Iran non voglio dire che abbia il controllo totale dello Stretto ma è in una posizione di grande favore. Nelle vecchie missioni della Marina bisognava neutralizzare le mine alla deriva. Ora c’è una variabile che entra prepotentemente nell’equazione della sicurezza: i droni».

I droni

Secondo il militare «gli attacchi di settembre in Polonia, in Romania e nei Paesi Baltici hanno posto con chiarezza quanto sia concreta la minaccia. Si sta facendo molto, soprattutto con il comando Act preposto alla innovazione e alla trasformazione degli strumenti: ha trovato molto materiale disponibile sul mercato e ne ha elaborato altro. Nel giro di qualche mese ci sarà l’integrazione di nuovi sistemi nella difesa aerea sul fianco est dell’Alleanza». Anche se oggi è il Mediterraneo «un fronte vitale per la sicurezza globale: ci passano tutte le merci, dalle materie prime all’energia, e la connessione con la crisi nel Golfo è sotto gli occhi di tutti. La nostra strategia sul Fronte Sud punta a contrastare terrorismo e instabilità, proteggere infrastrutture critiche ed energia, garantire sicurezza marittima e capacità di risposta a crisi improvvise come questa».

L’Italia

Sul ruolo dell’Italia, dice Cavo Dragone, «è molto importante l’assunzione prossima del comando alleato di Napoli. Un segnale di fiducia nelle capacità del nostro Paese che diventa figura di riferimento per il Mediterraneo. È pienamente all’altezza di questa responsabilità: le nostre forze armate si sono guadagnate sul campo una credibilità indiscussa». Il passaggio di tre comandi Nato agli europei nasce anche dal disimpegno degli Stati Uniti? «La richiesta Usa di una maggiore responsabilità europea nella difesa del continente io la ritengo più che legittima. Però serve un salto di qualità: maggiore integrazione, standardizzazione degli strumenti e delle industrie della difesa. Occorre varare dei programmi pluriennali stringenti per prevedere risultati concreti e in tempi ragionevoli. E l’industria della difesa deve essere un elemento dell’insieme e non un partner esterno. I ritmi della produzione in Europa sono troppo lenti: è inaccettabile, ci vuole un cambiamento radicale e senza aumentare i costi».

leggi anche