Iran, lo spettro di Hormuz svuota il portafoglio degli italiani: bollette da +350 euro a famiglia e benzina alle stelle. I settori più a rischio rincari

A due settimane dall’esplosione delle ostilità in Iran, l’economia italiana inizia a presentare il conto. Se i mercati delle materie prime «fredde» come rame e nichel mostrano una tenuta solida, il comparto energetico è in piena ebollizione. Secondo l’ultima analisi della Cgia di Mestre, i rincari di petrolio (+45,8%) e gas (+62%) sono già più violenti di quelli registrati dopo l’invasione russa dell’Ucraina, trasformandosi in una tassa invisibile ma pesantissima per cittadini e imprese.
La stangata sulle bollette
Le stime di Nomisma Energia parlano chiaro: ogni famiglia italiana si prepara a sborsare, in media, 350 euro in più all’anno per luce e gas. Si tratta di un salasso complessivo da 9,3 miliardi di euro che colpirà con particolare durezza le grandi aree metropolitane. Roma guida la classifica nazionale dei rincari con una spesa energetica aggiuntiva prevista di 705,8 milioni di euro, seguita da Milano con 554,5 milioni e Napoli, che sfiora i 406 milioni. Al contrario, l’impatto sarà decisamente più contenuto nelle province di Isernia, Aosta e Vibo Valentia, dove i rialzi oscilleranno tra i 12 e i 23 milioni di euro complessivi.
Lo spettro del petrolio a 150 dollari
Come riportato dal Corriere della Sera, il Brent sta danzando pericolosamente intorno ai 100 dollari, ma ha già toccato picchi di 119 dollari. Il vero timore degli analisti riguarda lo Stretto di Hormuz: se il blocco navale dovesse persistere a lungo, il greggio potrebbe schizzare a 150 dollari, superando il record storico raggiunto nel luglio del 2008. L’Italia appare estremamente vulnerabile a questo scenario, avendo importato dal Medio Oriente beni energetici per quasi 16 miliardi di euro nel solo 2025. Il nostro Paese è oggi il secondo importatore europeo dall’area del Golfo dopo la Francia, con una dipendenza strategica cruciale dal Qatar per il gas liquefatto e dall’Iraq e Arabia Saudita per il greggio.
Dall’agricoltura ai voli: i settori a rischio crac
Lo stress test di Scope Rating lancia un monito severo: se il petrolio dovesse restare stabilmente sopra la soglia dei 130 dollari, molti settori industriali andrebbero incontro a rischi di insolvenza. L’agroalimentare è già in prima linea: Coldiretti ha presentato esposti in Procura per denunciare sospette manovre speculative sul gasolio agricolo, il cui prezzo è passato in una sola settimana da 0,85 a 1,25 euro al litro. Non va meglio nei cieli, dove il supplemento carburante per i voli è già raddoppiato, né nel mondo della moda, dove il rialzo delle fibre sintetiche e la chiusura delle boutique negli hub del lusso come Dubai stanno mettendo in ginocchio la filiera italiana.
La ricetta per evitare il default delle famiglie
La Cgia chiede al Governo interventi fiscali immediati per evitare che la speculazione affossi definitivamente il potere d’acquisto. Le proposte sul tavolo prevedono un calo temporaneo e mirato delle accise sui carburanti, che hanno già subito rincari pesanti (benzina +8,7% e diesel +18,2%), oltre a una modulazione dell’Iva e una riduzione degli oneri di sistema nelle bollette. Parallelamente, gli esperti suggeriscono di rafforzare i poteri delle autorità di vigilanza per monitorare le speculazioni lungo tutta la filiera energetica. In questo clima di incertezza, Piazza Affari ha già bruciato 48 miliardi di euro di capitalizzazione dall’inizio del conflitto, pur mostrando una resistenza maggiore rispetto ai listini di Francoforte e Parigi.
