Lasciano un tappeto arrotolato in palestra, lei si frattura un piede, ma niente risarcimento. Il verdetto della Cassazione: perché era colpa sua

Una frattura al piede, quasi dieci anni di processo e alla fine nessun risarcimento. Si chiude così il caso di una donna di Roma caduta negli spogliatoi di una palestra della capitale al termine di una lezione di nuoto. La Corte di Cassazione ha confermato l’ultima decisione della Corte d’Appello, escludendo qualsiasi responsabilità della struttura. L’incidente era avvenuto mentre l’iscritta si stava dirigendo verso le docce. A provocare la caduta, secondo quanto emerso nel corso del procedimento riportato da la Repubblica, era stato un tappetino lasciato arrotolato e la presenza di acqua sul pavimento. Elementi che, in primo grado, avevano portato a un riconoscimento del danno con un risarcimento di 16mila euro. Ma il secondo grado aveva ribaltato il verdetto, qualificando l’accaduto come «caso fortuito» e non come conseguenza di un pericolo imputabile alla struttura.
Le ragioni dei giudici
Secondo i giudici d’appello, la situazione non presentava un’insidia nascosta. Era un elemento visibile e quindi prevedibile con la normale attenzione. Valutazione che ha condiviso anche la Cassazione, che ha ritenuto che la donna avesse «l’immediata possibilità di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo». Si trattava, secondo i giudici, di un rischio definito «visibile, percepibile ed evitabile». Anche le testimonianze raccolte durante il processo, tra cui quella di una compagna di corso, che aveva ricordato come la donna indossasse le ciabatte e procedesse con cautela nello spogliatoio dove era presente anche una chiazza d’acqua, non sono state sufficienti a modificare l’orientamento dei giudici. Sul fronte delle spese legali, la Cassazione ha optato per la compensazione, tenendo conto delle diverse fasi del procedimento e della posizione processuale delle parti.
