La storia dello stalliere ucciso dal cacciatore che aveva filmato. Vlad era uscito per recuperare i cavalli, terrorizzati dagli spari

Vladislav Grigoreev, 42 anni, russo di Leningrado, lavorava come stalliere stagionale in Italia ed è stato ucciso, con un colpo alla gola, partito dall’arma di un cacciatore, Palmiero Berdini, 82 anni. Sabato scorso il 42enne stava cercando due cavalli, scappati dalla fattoria in cui lavorava, in provincia di Fermo, nelle Marche, a causa di alcuni spari. All’esterno avrebbe trovato l’82enne, operatore faunistico e Guardia volontaria venatoria. Ne sarebbe nata una discussione, dove il russo lo avrebbe filmato. Poi lo sparo. Berdini, indagato per omicidio volontario, nega ogni accusa. «Ha cercato di togliermi il fucile dalle mani e lì è partito un colpo», ha detto agli inquirenti, secondo quanto ricostruito dal Corriere. Ma sono diversi gli aspetti da chiarire.
La chiamata alla proprietaria: «Vlad mi ha fatto una videochiamata riprendendo il cacciatore che gli stava puntando il fucile contro»
«Vlad mi ha fatto una videochiamata riprendendo il cacciatore che gli stava puntando il fucile contro. Poi mi ha detto “corri corri” e ha messo giù. Ho avvertito i carabinieri e sono andata a cercarlo. Uscita di casa ho provato a chiamarlo ma non rispondeva più. A un certo punto trovo il cacciatore in piedi, impalato, e vedo per terra le gambe di Vlad…». Queste, riporta il Corriere, sono le parole di Stefania Quattrini, la proprietaria dell’azienda agricola di Montegranaro dove lavorava Grigoreev. Su quelle immagini c’è una traccia, perché durante la videochiamata la titolare avrebbe scattato alcuni screenshot ora nel fascicolo aperto dalla pm Marinella Bosi.
«Sono anni che combattiamo contro i cacciatori»
«Gli screenshot li ho fatti con l’intenzione di identificare bene il personaggio per poi fargli pagare i danni della battuta di caccia, sono anni che combattiamo questi cacciatori con foto e video — ha raccontato Quattrini — Quando scappano i cavalli rompono i recinti ed è un grosso problema perché possono fare danni importanti, agli altri e anche all’azienda. Per questo Vlad era andato a cercarli, pensi che quando l’ho trovato aveva ancora nelle mani le cavezze per prenderli. Lui ha fatto il suo dovere e ha pagato con la vita… la persona più buona del mondo, amava e proteggeva gli animali. Era un ingegnere con due lauree». Un anno fa Vlad levò il fucile a un cacciatore. In quel caso però non partì nessun colpo. Ma l’esperienza gli valse una raccomandazione dai carabinieri di Fermo. «Mai toccare l’arma, scatti foto e video e ci chiami». Sicuramente Vlad aveva chiamato e ripreso cosa stava succedendo. L’autopsia, prevista per domani, potrà aggiungere maggiori dettagli sulla sua morte.
