Da giudice lavorava con il pm Carlo Nordio che poi da ministro l’ha promossa due volte. Ecco chi è Monica Sarti, la capa degli ispettori ministeriali che indaga sul caso della famiglia nel bosco

È una fedelissima del ministro della Giustizia, Carlo Nordio la capa degli ispettori del ministero, Monica Sarti, che martedì 17 marzo è arrivata al tribunale dei minori dell’Aquila per indagare sui provvedimenti adottati sulla famiglia nel bosco. La Sarti, arrivata nel capoluogo abruzzese a bordo di un’auto scura con tre altri ispettori, con cortesia ha respinto le domande della folla dei giornalisti che l’attendeva e ha fatto capire come non filtreranno indiscrezioni dal suo lavoro.

Prima avvocata e giornalista poi giudice a Brescia e in Veneto
Laureata in giurisprudenza a Bologna con il massimo dei voti, prima avvocato e poi magistrato (e anche giornalista, scrivendo su Italia Oggi), la Sarti guida l’ispettorato del ministero dal 7 giugno 2024, ma Nordio appena arrivato già il 29 dicembre 2022 l’aveva promossa vice capa dell’ispettorato generale del ministero della Giustizia dove era arrivata nel luglio 2019 con la qualifica di ispettrice generale. Fino a quella data dopo una breve carriera da avvocato, la Sarti era stata giudice presso il tribunale penale di Brescia (1994-2001), poi per dieci anni gip al tribunale di Verona e per i successivi 8 anni giudice del dibattimento penale presso il tribunale di Verona. Negli anni ha svolto molti incarichi anche a Venezia, dove esercitava Nordio come procuratore. E nel maggio 2024 è stata pure nominata presidente del tribunale dei ministri di Venezia.

Un anno fa vittima della protesta dei pm contro la riforma della giustizia
La Sarti ha avuto suo malgrado una discreta notorietà poco più di un anno fa, quando proprio Nordio la inviò in rappresentanza del ministero all’apertura dell’anno giudiziario del tribunale di Milano, il 25 giugno 2025. Fu il giorno della prima clamorosa polemica dei magistrati (cui parteciparono anche ex pm famosi come Gherardo Colombo e Armando Spataro) proprio contro la riforma della giustizia che si stava discutendo in Parlamento. Quando nell’aula magna del palazzo di Giustizia di Milano entrò la capa degli ispettori di Nordio per fare il suo discorso, in segno di protesta contro il governo quasi tutti i magistrati milanesi abbandonarono l’aula creando il caso.
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Il processo sull’inchiesta di Nordio e le decisioni prese da giudice a Verona
Da magistrato la Sarti non si è mai occupata di casi simili a quello della famiglia nel bosco. Il processo più importante di cui si è occupata è stato quello al tribunale dei ministri contro l’ex ministro An-Pdl, Altero Matteoli. Derivava dall’inchiesta sul Mose che aveva avviato proprio Nordio come procuratore. A Verona sia come gip che doveva concedere gli arresti che, come giudice del dibattimento, si è occupata soprattutto di immigrazione clandestina, di spaccio di droghe, nel 2008 di una organizzazione criminale pugliese e campana specializzata in furti di bestiame (bovini e cavalli), di mafie straniere (quella albanese- operazione Balcani) e di sfruttamento della prostituzione (firmando gli arresti per l’operazione Leonardo). In un caso- nel 2007- si è occupata di minori, con una storiaccia ben più grave di quella della famiglia nel bosco. Firmò infatti l’arresto di un insegnate di scuola materna con l’accusa di pedopornografia e di violenza sessuale su due bambine di 5 e di 6 anni.
