Si dimette il capo dell’Antiterrorismo Usa Joe Kent, la bordata (da destra) a Trump: «Trascinati in guerra da Israele, così ci porti nel baratro»

Il direttore del centro Usa antiterrorismo Joe Kent si è dimesso dal suo incarico, in polemica con Donald Trump e con la guerra in Iran lanciata lo scorso 28 febbraio. Lo ha annunciato lo stesso Kent condividendo su X la lettera di dimissioni inviata al presidente Usa, che lo aveva nominato in quel posto solo pochi mesi fa. Si tratta delle prime dimissioni di un alto funzionario dell’Amministrazione Trump dall’inizio della guerra: un campanello d’allarme potente per il leader Usa, considerato che il mondo MAGA che lo ha portato alla Casa Bianca col motto America First da settimane è in fermento e a disagio per quella guerra «lontana» e senza fine apparente. «Non posso in coscienza sostenere la guerra in Iran. Esso non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa della pressione di Israele e della sua potente lobby americana», è il durissimo affondo di Kent.
Il «tradimento» dei valori MAGA da parte di Trump
Pur senza trascendere in attacchi personali diretti a Trump, la lettera di addio di Kent è un concentrato di preoccupazione per il corso degli eventi che le sue decisioni lasciano intravedere per gli Usa e per il mondo e di accuse dal retrogusto complottista ai presunti «poteri forti» che tramerebbero a questo fine. «Ho sostenuto i valori e le politiche estere per cui hai fatto campagna nel 2016, 2020 e 2024, che hai poi applicato nel primo mandato», premette Kent. E fino a giugno 2025 – quando Usa e Israele lanciarono la prima operazione militare congiunta contro l’Iran – «comprendevi come le guerre in Medio Oriente siano una trappola che deruba l’America delle preziose vite dei suoi patrioti e sperperano la ricchezza della nostra nazione», ricorda Kent a Trump. E come «applicare con decisione il potere militare senza farci risucchiare in guerre senza fine» – ad esempio con l’assassinio mirato del generale iraniano Qassem Soleimani. Peccato che nel secondo mandato questa dottrina di politica estera cara al MAGA sia stata gettata alle ortiche a causa dell’intervento di forze sia interne che straniere, accusa Kent.
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«Alti funzionari israeliani e influenti membri dei media Usa hanno dispiegato una campagna di disinformazione che ha minato completamente la piattaforma America First», è la tesi cospirazionista di Kent messa nera su bianco nella lettera. Questa «camera dell’eco» – prosegue l’ormai ex direttore dell’Antiterrorismo rivolto a Trump – «è stata usata per raggirarti facendoti credere che l’Iran ponesse una minaccia imminente agli Stati Uniti, e che se avessimo colpito ora ci sarebbe stata una strada chiara verso una rapida vittoria». Una «menzogna» bella e buona che secondo Kent gli israeliani avrebbero già utilizzato nei primi anni 2000 per portare gli Usa dentro la «disastrosa guerra in Iraq». Affermazioni pesantissime, il cui retroterra personale è Kent stesso a chiarire nella lettera: veterano di guerra con 11 missioni alle spalle nell’esercito, poi approdato alla Cia, il 45enne ha perso nel 2019 la moglie Shannon in un attentato rivendicato dall’Isis a Manbij, nel nord della Siria. «Un’altra guerra costruita da Israele», batte ancora il tasto Kent, che flirta da anni col mondo dell’estrema destra e le teorie cospirazioniste.
L’appello di Kent e la replica di Trump
Non è chiaro se la decisione di Kent sia stata presa in modo isolato o di concerto con altri esponenti del mondo MAGA furenti per la guerra in Iran, ma nella lettera l’ex alto dirigente sembra dare una specie di ultimatum a Trump che suona come a nome di tutto quel sottobosco politico-culturale: «Prego che rifletterai su quel che stiamo facendo in Iran e per chi lo stiamo facendo. Puoi cambiare strada e disegnare un nuovo sentiero per la nostra nazione, o puoi consentire che discendiamo ulteriormente nel declino e nel caos. Hai tu in mano le carte», è il messaggio esplosivo per il presidente Usa. Che non ha tardato a rispondere all’attacco politico, a modo suo: sminuendo il profilo dell’ormai ex fido alleato. «Sono felice che Kent sia fuori, era un bravo ragazzo ma molto debole sulla sicurezza», è la sua replica al vetriolo. Respinta senz’appello, ancora una volta, pure l’idea che la guerra in Iran gliel’abbia di fatto dettata Israele: «Ero contro l’Iran molto prima ancora di pensare che Israele potesse essere contro l’Iran», ha detto il leader Usa.
La reazione della Casa Bianca e le divisioni nella destra Usa
L’Iran è «il maggior sponsor del terrorismo nel mondo» ed è «il male», ha risposto a muso duro a Kent pure la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, molto seguito dal mondo MAGA. E con buona pace delle fantasie di Kent, controbatte Leavitt in una lunga replica, «è il Comandante in capo a determinare cosa rappresenta una minaccia o meno perché è l’unico che ha il potere secondo la Costituzione per farlo, e perché gli americani al voto gli hanno dato fiducia». Quanto all’idea che Trump «abbia deciso sulla base dell’influenza di altri tra cui potenze straniere, è al contempo un insulto e una barzelletta. Trump è stato coerente per decenni nel dire che l’Iran non avrebbe dovuto avere l’arma nucleare». A plaudere allo strappo di Kent è stato invece subito Tucker Carlson, presentatore ex Fox poi messosi in proprio ed icona MAGA: «Joe è l’uomo più coraggioso che conosco, sta lasciando un lavoro che gli dava accesso all’intelligence di più alto livello. Ora i neocon proveranno a distruggerlo per questo: lui lo sa e lo ha fatto lo stesso». Per Trump la guerra si gioca sempre più anche sul fronte politico interno.
