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L’incredibile storia di Luigi Sparaco, accusato da Woodcock di aver regalato una casa inesistente

19 Marzo 2026 - 15:25 Roberta Brodini
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Un'accusa infondata e otto anni per avere l'assoluzione. La vicenda dell'imprenditore è stata raccontata dalla figlia, la scrittrice Simona Sparaco, sul Corriere

Quando si sente parlare di un magistrato di nome Henry John Woodcock, la mente corre subito alle vicende più mediatiche che lo hanno coinvolto, a partire dal caso Vallettopoli, nel quale il pm aveva mostrato il pugno di ferro con il fotografo, re dei paparazzi, poi incriminato, Fabrizio Corona. Eppure, esiste una storia che vede il giurista coinvolto in una vicenda che ha dell’incredibile, ma che non è mai balzata agli onori della cronaca. A parlarne non è il diretto interessato, Luigi Sparaco, costruttore edile morto nel gennaio di quest’anno, ma la figlia, la scrittrice Simona, che racconta al Corriere una vicenda giudiziaria che definisce oltre il kafkiano.

La vicenda giudiziaria

Sono passati vent’anni da quando, da quel lontano 2 luglio 2002, il costruttore edile e ingegnere Luigi Sparaco, titolare dell’impresa di famiglia, fiore all’occhiello nel mondo dell’edilizia romana sin dagli anni Quaranta e conosciuta per aver realizzato gli uffici giudiziari di piazzale Clodio, veniva raggiunto nella sua abitazione. «In una mattina qualunque, la polizia è entrata in casa nostra con un mandato di perquisizione» ha raccontato la figlia. A emetterlo, il pm di Potenza Henry John Woodcock. Prelevato dal suo appartamento e portato via in manette davanti ai suoi figli, Sparaco piomberà in una vicenda giudiziaria che durerà ben otto anni, fino all’assoluzione con formula piena di primo grado.

L’accusa

L’accusa era quella di aver corrotto il direttore generale dell’Inail, Alberigo Ricciotti: «Il magistrato di Potenza sosteneva che mio padre gli avesse regalato una casa per ottenere gli appalti per i lavori all’ospedale di Orbetello». Tutto si basava su una dichiarazione resa da un dipendente Inail: «Io forse ho sentito dire che Luigi Sparaco avrebbe regalato una casa al direttore generale dell’Inail…». Cinquecento pagine di atti processuali nelle quali nulla, oltre a questa vaga dichiarazione, sembra far pensare a una prova certa della sua colpevolezza.

Il paradosso della casa fantasma

Uno dei paradossi più grandi che hanno interessato questa vicenda giudiziaria riguarderebbe l’abitazione oggetto del regalo del costruttore romano in favore del direttore Inail: impossibile risalire a dove si trovasse esattamente. L’indirizzo indicato nelle carte processuali era quello di una strada che – come riporta Simona Sparaco – «semplicemente, non esisteva». Inoltre, pare che Luigi Sparaco non avesse mai incontrato il direttore dell’Inail: «Si sono incontrati per la prima volta nell’ufficio del magistrato a Potenza».

L’accusa infondata e il pm in vacanza

Cosa avrebbe motivato quindi questa vicenda? Secondo la scrittrice, la causa primaria alla base del procedimento stesso sarebbe stato il forte desiderio di visibilità del magistrato Woodcock. «Di certo ha distrutto centinaia di famiglie, oltre la nostra. È riuscito a ottenere l’interdizione dagli appalti dell’impresa di mio padre. E mio padre si è venduto la casa per non far mancare gli stipendi ai suoi dipendenti». Una vicenda che accomunerebbe la vicenda che ha visto protagonista la sua famiglia a quelle di tante altre vittime di un «sistema giudiziario malato, disfunzionale, giurassico», costrette non solo a subire accuse infondate, ma anche i lunghi tempi della giustizia. Inoltre, nonostante i figli da subito insieme ai loro avvocati si fossero mobilitati per contestare le incongruenze nel caso, ci sono voluti otto anni perché arrivasse un verdetto. Alla domanda del Corriere sul perché di questo incredibile ritardo, la figlia ha risposto: «Già, perché? Perché quando mio padre poteva essere scarcerato il gip è partito per le vacanze?».

La detenzione, l’assoluzione con formula piena e il magro indennizzo

A seguito dell’arresto nel luglio del 2002, Sparaco resterà in carcere per venti giorni, per poi trascorre più di due mesi ai domiciliari. Nel frattempo, la sua azienda verrà commissariata su esplicita richiesta di Woodcock e i rapporti tra la ditta e la pubblica amministrazione verranno interrotti per più di un anno, condannando l’azienda al fallimento e alla chiusura. Bisognerà poi attendere il 2009, sette anni dopo l’inizio del procedimento, perché il tribunale di Roma si pronunci, assolvendo l’ingegnere sessantasettenne. A quel punto, Sparaco può solo rivolgersi alla corte d’appello di Roma, che qualche settimana dopo gli riconoscerà un indennizzo di 11.557 euro a titolo di riparazione per l’ingiusta accusa subita. Alla famiglia, e in particolare alla figlia, resta «una rabbia che non passa. Ma anche la consapevolezza che grazie a mio padre sono riuscita a tirar fuori il bello da questa situazione». La donna avrebbe infatti cominciato a scrivere proprio ai tempi della permanenza ai domiciliari del padre, durante i quali lui le ripeteva spesso: «Simona diventerai una scrittrice se vorrai». Subito dopo, la scrittrice avrebbe pubblicato il suo primo romanzo.

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