Dal 1° maggio sparisce Posta1, venditori online in rivolta: «Con spedizioni più care non possiamo competere con Temu»

A sparire è il servizio che negli ultimi anni ha sostenuto una grossa parte dell’e-commerce italiano, soprattutto quello fatto di piccoli oggetti e prezzi contenuti. Si chiama Posta1 e dal 1° maggio non farà più parte del servizio universale, smettendo di fatto di esistere. La notizia ha scosso i venditori online e le piccole imprese. «Non è una semplice variazione di listino», racconta a Open Daniele Calzineri, venditore con 26 anni di esperienza che contro la decisione di cancellare questo servizio ha anche lanciato una petizione. «È un cambiamento clamoroso che toglie al mercato l’unico strumento logistico davvero efficiente per il micro e-commerce».
Cosa cambia
Il cambiamento è stato sancito dalla legge di Bilancio 2026 che, da un lato, ha prorogato l’affidamento del servizio universale a Poste Italiane fino al 31 dicembre 2036 e, dall’altro, ha previsto l’eliminazione della posta prioritaria. Posta1 era il servizio di posta prioritaria che permetteva di spedire rapidamente lettere, documenti e comunicazioni in tutta Italia, fino a un massimo di 2 kg, con consegne veloci e un sistema di tracciamento. Secondo gli standard indicati dall’azienda, la maggior parte degli invii arrivava già il giorno lavorativo successivo alla spedizione, mentre quasi la totalità veniva consegnata entro pochi giorni. Il costo contenuto, a partire da poco più di due euro, lo rendeva particolarmente adatto a prodotti leggeri e di valore limitato. La sua eliminazione, secondo quanto raccolto da Open, ha colto di sorpresa sia i dipendenti delle Poste sia i venditori di e-commerce.
L’annuncio di Poste Italiane
Secondo quanto raccontano diversi venditori online, la comunicazione è arrivata in modo frammentato. Molti di loro hanno ricevuto una email ufficiale indirizzata ai clienti business. Nel testo si legge che «a partire dal 1° maggio 2026 vi è l’esclusione della posta prioritaria dal perimetro del Servizio Universale», con l’elenco dei servizi coinvolti, tra cui proprio Posta1. Una comunicazione formale, che però non ha ridotto l’incertezza tra gli operatori. «All’inizio ci dicevano che non era sicuro», spiega Calzineri. «Poi è arrivata la conferma con una circolare e infine sul sito ufficiale. Ma parliamo di un mese e mezzo di preavviso: in questo settore è niente».
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Il problema per i piccoli venditori
Per chi vende online, l’impatto è immediato e soprattutto enorme. Daniele, che da più di vent’anni vende accessori per smartphone, spiega che «l’85-90% delle sue spedizioni viaggia con Posta1». Il motivo è legato a un equilibrio difficile da replicare fatto da costi bassi, tempi rapidi e soprattutto la possibilità di verificare l’esito della consegna, un elemento importante per lavorare su piattaforme come eBay o Amazon. Senza una prova di consegna, infatti, il rischio di contestazioni e rimborsi aumenta in modo significativo. Con l’eliminazione del servizio, i venditori saranno costretti a passare ai corrieri, con un aumento netto dei costi. «Si passa da poco più di due euro a oltre quattro più Iva», racconta. Un cambiamento che si traduce in rincari fino al 10-15% sul prezzo finale degli oggetti più economici. A pesare non è solo la tariffa base, ma anche la gestione delle consegne mancate, che nei servizi dei corrieri comporta costi aggiuntivi come le giacenze, del tutto assenti nel sistema postale tradizionale.
Le conseguenze non riguardano solo i piccoli venditori
La fine di Posta1 incide anche sulle vendite tra privati e sui marketplace più diffusi, come Subito.it e Vinted, ma anche Amazon stesso. «Ci sono interi settori che vivono di spedizioni leggere», spiega Daniele. «Carte collezionabili, monete, piccoli componenti. Tutto questo mondo si è sempre basato su Posta1». In un contesto già competitivo, segnato dalla presenza di piattaforme internazionali come Temu, il rischio è quello di perdere ulteriore terreno. «Noi aumentiamo i prezzi, loro no. È inevitabile perdere competitività» aggiunge Daniele.
Le alternative
Poste Italiane ha indicato diverse alternative, come Raccomandata 1 o i servizi di consegna standard ed express. Tuttavia, secondo gli operatori del settore, nessuna di queste soluzioni è realmente equivalente. Anche l’opzione più economica, Posta4, non rappresenta una soluzione reale perché priva di tracciamento, requisito ormai indispensabile per qualsiasi transazione online. Senza un sistema che certifichi la consegna, diventa difficile difendersi da reclami o richieste di rimborso. «Raccomandata 1 è troppo strutturata e costosa per questo tipo di spedizioni», spiega Daniele. «Posta4 costa poco ma non ha tracking. Senza tracciamento non puoi lavorare online, è impossibile». Anche la soluzione temporanea per i clienti business, prevista fuori dal servizio universale, viene vista come insufficiente. «Non risolve il problema alla base, che è avere un servizio economico, veloce e tracciabile».
I sindacati e la petizione
La decisione ha già attivato le prime reazioni organizzate. La Cisl ha chiesto un incontro con il governo e con i vertici di Poste Italiane per discutere l’impatto della misura, segnalando le criticità per lavoratori e imprese. Parallelamente si sta muovendo anche la base dei venditori. Lo stesso Daniele ha lanciato una petizione su Change.org che, nelle ultime settimane, sta raccogliendo firme e testimonianze da tutta Italia. «Mi scrivono in tanti, da città diverse, e tutti hanno lo stesso problema», racconta. «C’è tanta preoccupazione perché non esistono alternative vere». Una mobilitazione che racconta un malcontento diffuso e che potrebbe crescere nelle prossime settimane, man mano che la scadenza del 1° maggio si avvicina. «Per il piccolo, leggero e poco costoso cambia tutto», conclude Calzineri. «Senza Posta1 non è solo più difficile lavorare. In certi casi diventa impossibile».
