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Niente sospensione dell’Ets, ma ok di Bruxelles al decreto bollette: cosa ha ottenuto davvero Giorgia Meloni al Consiglio europeo

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L'assalto al sistema di quote di CO₂ è fallito. Ma la premier ha incassato una vittoria sul decreto bollette approvato dal governo: «Confido in un ok di Bruxelles»

È una vittoria a metà quella incassata da Giorgia Meloni al Consiglio europeo. Nelle settimane precedenti al vertice, la premier aveva rilanciato a gran voce l’ultima battaglia politica del governo italiano: la sospensione dell’Ets, il sistema europeo di scambio di quote di emissione di CO₂. La richiesta, come era facile aspettarsi, non è mai stata davvero presa in considerazione, specialmente dopo che Francia e Germania si sono opposti. Eppure, la presidente del Consiglio è riuscita a tornare in Italia con qualche piccola concessione sul tema del caro energia e delle politiche green europee.

La battaglia del governo Meloni contro il Green Deal

Alla vigilia del Consiglio europeo, diversi esponenti del governo Meloni si erano spesi pubblicamente per chiedere a Bruxelles una sospensione temporanea dell’Ets, in vigore da circa due decenni e diventato poi uno dei pilastri del Green Deal. L’obiettivo è tassare le emissioni che contribuiscono al riscaldamento globale, spingendo le aziende più inquinanti a ridurre progressivamente il loro impatto sull’ambiente. Con l’avvicinarsi del vertice, un gruppo consistente di paesi europei si è opposto alla proposta italiana di sospendere l’Ets, spingendo lo stesso governo italiano a rivedere la propria posizione e puntare a una soluzione più fattibile. «Chiediamo una correzione (dell’Ets – ndr). Poi può essere la sospensione, può essere una valutazione anche di tipo diverso», ha detto nei giorni scorsi il ministro Gilberto Pichetto Fratin.

Fallito l’assalto italiano all’Ets

Alla fine, la sospensione dell’Ets non c’è stata. A prevalere è stata la linea dei paesi più rigoristi sulle politiche per il clima, ossia Spagna, Portogallo e paesi nordici, affiancati anche da Francia e Germania. La revisione del meccanismo da parte della Commissione europea resta fissata per luglio, nonostante il pressing italiano per anticiparla e introdurre correttivi immediati. Dalla Germania è arrivato un “no” netto a interventi strutturali, con il cancelliere Friedrich Merz che ha definito l’Ets «un grande successo». Sulla stessa linea anche il premier Pedro Sánchez, che ha accusato alcuni governi di voler sfruttare la crisi energetica innescata dalla guerra in Medio Oriente per indebolire le politiche climatiche europee. Alla fine, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha proposto un compromesso: nessuna sospensione dell’Ets, ma una revisione complessiva in estate, con possibili correttivi su volatilità dei prezzi, riserva di stabilità e sostegno ai paesi più esposti.

L’apertura di Bruxelles al decreto bollette

Se sul fronte Ets lo scontro si chiude con un rinvio, è sul terreno delle misure immediate che l’Italia incassa qualche concessione. Nelle conclusioni del Consiglio entra, infatti, la possibilità di adottare interventi nazionali urgenti per calmierare il prezzo dell’elettricità, includendo anche l’impatto del sistema di scambio di quote di emissioni. Detto in altre parole: via libera a una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato, specialmente per le industrie energivore. Questa apertura facilita, e di parecchio, il negoziato in corso tra Roma e Bruxelles sul decreto bollette. Il provvedimento approvato dal governo nelle scorse settimane prevede infatti di neutralizzare il costo dell’Ets per i produttori di energia elettrica da gas naturale. Una misura che potrebbe effettivamente mitigare l’impatto del caro energia in bolletta, ma che svia rispetto al vero obiettivo dell’Ets, ossia favorire gli investimenti verso rinnovabili e nucleare.

Meloni: «Sono confidente sull’ok della Commissione Ue»

«Ci sarà una trattativa, ma sono confidente», ha spiegato Meloni a proposito del confronto sul decreto bollette. La Commissione europea ha già annunciato l’avvio delle consultazioni con l’Italia, lasciando intendere un atteggiamento favorevole nei confronti del provvedimento. «Dopo lunga discussione – ha continuato la premier – siamo riusciti a far entrare nelle conclusioni del Consiglio la possibilità di dare vita a misure nazionali urgenti che riescano a mitigare l’impatto delle varie componenti nella formazione del prezzo dell’elettricità, Ets compreso, il che chiaramente ci consente da lunedì di lavorare con la Commissione sulla base del nostro decreto Bollette. E questo nell’immediato per noi era importantissimo».

Il fronte di Meloni con i paesi dell’Est

A Bruxelles, Giorgia Meloni ha presentato la propria posizione sull’Ets forte del sostegno di altri otto paesi, in gran parte dell’Est Europa. Tra questi c’è anche la Polonia, il cui primo ministro, Donald Tusk, ha rivendicato un cambio di approccio nelle discussioni sul tema. Secondo Tusk, il lavoro congiunto con l’Italia ha portato a riconoscere la necessità di un approccio differenziato per i paesi più colpiti dal costo dell’energia. In prospettiva, questo potrebbe tradursi in strumenti come l’utilizzo delle quote Ets per generare aiuti finanziari e nella proroga delle quote gratuite per le industrie ad alta intensità energetica, attesa entro giugno. Nelle conclusioni finali del vertice, però, non c’è traccia di questi impegni.

Foto copertina: Ansa/Palazzo Chigi | Giorgia Meloni al Consiglio europeo di Bruxelles, 19 marzo 2026

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