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Sì del Parlamento europeo al «modello Albania» per i migranti, esulta Meloni: «Rimpatri più efficaci, vince la linea dell’Italia»

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Con 389 sì, 206 no e 32 astenuti, la plenaria ha approvato l'avvio dei negoziati sulle norme sui rimpatri. Esulta Meloni, duro il commento del Pd

In Europa passa la linea dura di Giorgia Meloni sull’immigrazione, mentre si consolida l’alleanza tra popolari, forze di destra e di estrema destra. Il Parlamento europeo ha infatti approvato, con 389 voti favorevoli, 206 contrari e 32 astensioni, l’avvio dei negoziati interistituzionali sul controverso regolamento rimpatri. Il testo è passato grazie al sostegno di Ppe, Ecr e gruppi di ultradestra, con l’appoggio anche di 12 eurodeputati liberali – in particolare di Danimarca, Olanda e Germania – e delle delegazioni danese e maltese dei Socialisti. Questa posizione rappresenterà ora la base negoziale del Parlamento nei triloghi con Consiglio e Commissione Ue, ultimo passaggio prima dell’adozione definitiva. Com’era già avvenuto in commissione Libe, sui temi migratori i popolari hanno fatto propria la linea restrittiva dei conservatori (Ecr), allineandosi alle posizioni di Fratelli d’Italia, dei Patrioti – di cui fa parte la Lega – e del gruppo Europa delle Nazioni Sovrane (Esn), che include il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD). 

Cosa prevede la nuova direttiva  

Il testo amplia le possibilità di individuare un «paese di ritorno», includendo non solo quello d’origine ma anche Paesi terzi. Rispetto alla normativa attuale, viene data priorità ai rimpatri coercitivi rispetto alle partenze volontarie e si prevede la creazione di centri di rimpatrio (“return hubs”) in Paesi terzi, sul modello di quelli realizzati dall’Italia in Albania, dove nel Cpr di Gjader al 23 febbraio risultavano presenti 94 persone. «L’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza», scrive su X la premier Meloni. Secondo la presidente del Consiglio, si tratta di «un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci, rafforzare il controllo dei confini e dare all’Europa una politica migratoria finalmente più credibile».

Duro invece il commento del Pd. L’eurodeputata Annalisa Corrado definisce l’approvazione «vergognosa». «Il voto di oggi in plenaria sul cosiddetto “Regolamento rimpatri” segna un passo indietro inaccettabile sui diritti umani da parte dell’Unione Europea. Siamo di fronte a una pericolosa deriva che rischia di trasformare persone vulnerabili in bersagli di politiche repressive, violente e ipocrite». Se si guarda al voto degli italiani, a favore si sono espressi Forza Italia, FdI, Lega e Vannacci, mentre hanno votato contro Pd, M5S, Avs e la liberale Elisabetta Gualmini. 

Cosa succede ora

Bruxelles punta ora ad accelerare. Dopo il via libera, sono partiti i negoziati in trilogo tra Parlamento europeo, Consiglio Ue e Commissione sulla proposta di regolamento. La prima riunione, definita «breve e costruttiva», ha consentito ai co-legislatori di mettere a confronto le rispettive posizioni. «Stiamo lavorando per creare un sistema di rimpatrio efficiente, rigoroso ma equo, che rispetti pienamente il diritto internazionale e la dignità umana», ha dichiarato il vice ministro della Migrazione e della Protezione Internazionale Nicholas Ioannides, della presidenza cipriota. «Allo stesso tempo, è fondamentale garantire che coloro che non hanno il diritto legale di soggiornare nell’Ue vengano effettivamente rimpatriati e che le decisioni di rimpatrio siano applicate in tutta l’Unione».

ANSA/OLIVIER HOSLET | La plenaria del Parlamento europeo, giovedì 26 marzo

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