Vittorio Feltri al curaro su Giorgia Meloni: «reazione scomposta, ora deve votarsi a Sant’Antonio». E sulla Santanché: «a cena con lei pagavo io il conto»

Vittorio Feltri, direttore editoriale del Giornale e consigliere di FdI alla regione Lombardia, non ha condiviso il repulisti di Giorgia Meloni dopo la sconfitta referendaria. E lo dice senza mezzi termini, con toni al curaro, al Fatto quotidiano, intervistato da Tommaso Rodano: «È una reazione scomposta, un mutamento talmente improvviso e inatteso che non riesco neanche a commentarlo». Feltri accetta il parallelo fra la premier e un altro grande sconfitto al referendum, come il Matteo Renzi del 2016: «Giusto. Renzi volava, prima di perdere quella elezione, poi per gli italiani è diventato un mezzo pirla. E tuttora rimane un coglioncione agli occhi di molti».

Che deve fare oggi Giorgia? «Votarsi a Sant’Antonio».
Non meno caustica la risposta di Feltri alla domanda: «Cosa deve fare ora Giorgia per raddrizzare la rotta?». Il direttore editoriale del Giornale risponde secco: «Votarsi a Sant’Antonio». Poi però si ammorbidisce: «Sarebbe anche ridicolo pensare che la possano fare fuori dopo averla trattata come la Madonna. Non riesco a immaginare un futuro agro per la ragazza».

La Santanché? «Una furbacchiona». Ma a cena «ho sempre pagato io il conto».
Taglienti anche i passaggi di Feltri su Daniela Santanché: «È un fatto certo», dice, «che la Santanché sia una furbacchiona. Naturalmente quando dovevano cacciarla per motivi legati alle sue vicende economiche e giudiziarie, è stata difesa e ha ben goduto di questo beneficio, senza dire una parola». Quanto alla lettera di addio della ministra del Turismo in cui dice di avere sempre pagato il conto per sé e anche per gli altri, Feltri replica: «A cena ho sempre pagato io, è una cosa a cui sono purtroppo abituato». Più volte il giornalista e la Santanché sono stati visti a pranzo o a cena nel locale milanese preferito da Feltri, Il Baretto, nelle varie sedi che ha avuto negli anni. I due erano molto amici, poi c’è stata qualche frattura quando la Santanché si legò sentimentalmente ad Alessandro Sallusti: «quei due sembrano Rosa e Olindo», malignò proprio con Il Fatto quotidiano. Finita quella storia, però si sono rappacificati.
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Il direttore ne ha anche per Andrea Delmastro, che però è ritenuto «intelligente»
Non poteva mancare nell’intervista una battuta di Feltri su Andrea Delmastro e la sua rovinosa idea di investire nella bisteccheria legata a un prestanome di un camorrista: «Ma come gli è venuto in mente? Ci sono anche persone intelligenti che fanno cose cretine». Nessun giudizio invece sulla zarina uscente del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi: «Non posso dare neanche un parere, non la conosco. Tutta questa storia della giustizia è una gran rottura di coglioni».
