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Sì Madame, ni Blanco ed Elisa, no Fred De Palma. Bravi Willie Peyote e Piotta. Che orrore Niko Pandetta. Le recensioni

29 Marzo 2026 - 15:24 Gabriele Fazio

Niko Pandetta – Malavita

Molto complesso riportare le sensazioni, piuttosto articolate, che prendono lo stomaco dopo l’ascolto, eroico, ci sentiamo di dirlo, di un intero album di Niko Pandetta. È un’esperienza, questo è certo, vedere in quanti modi possa essere declinato il nulla. La musica nel progetto Niko Pandetta altro non è che un elemento per raccontare un fenomeno che, in quanto fenomeno, vive del racconto, anche esagerato, che il protagonista vuol fare di sè stesso. Noi vorremmo tanto separare la trama (Dio ci perdoni) “artistica” di Niko Pandetta da quella giudiziaria, ma è lui, evidentemente privo di argomenti più sostanziosi, a concentrare tutto su quello. Forse perché alla fine non è che ci tenga troppo a passare per altro rispetto alla lettura, di solito frettolosa e superficiale, che il circuito mediale mainstream fa dei trapper che finiscono dentro. Non può infatti essere un caso che Pandetta, pur avendo a disposizione tredici tracce, non mostri mai il buongusto di cavarci qualcosa di profondo dalla sua esperienza personale. Non un ragionamento sui propri errori, eventuali rimorsi, guardare nostalgicamente la vita scorrere da dietro le sbarre, un attacco diretto al sistema giudiziario, una serie di infuocate barre contro la situazione, assai grave, delle carceri italiane. Gli argomenti non mancano di certo, eppure lui continua a fare il bulletto. Eh vabbè, sono scelte. Peccato, perché Niko Pandetta (potremmo dire lo stesso di Baby Gang, di Simba La Rue) poteva essere il nostro 6ix9ine, un talento smisurato e indomabile, i suoi dischi potevano diventare splendide opere sotterranee, pure manifestazioni di intellettualismo clandestino. Una figata. E invece.