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Sì Madame, ni Blanco ed Elisa, no Fred De Palma. Bravi Willie Peyote e Piotta. Che orrore Niko Pandetta. Le recensioni

29 Marzo 2026 - 15:24 Gabriele Fazio

Dargen D’Amico – Doppia mozzarella

Quella che Dargen D’Amico offre, al di là di uno stile compositivo che è sempre raffinato, colorato, in certi punti anche complesso, è fondamentalmente una visione. Una visione che, ça va sans dire, si fa sempre più adulta e consapevole. Per questo Doppia mozzarella è un ottimo lavoro, ben oltre, ci sia concesso, Ai Ai, il brano portato in gara a Sanremo e che accenna, in modo decisamente più sanremese, accessibile, nazionalpopolare, ciò che con rara intensità ha affrontato nel disco. Il ruolo delle macchine nella nostra vita, in pratica, ma senza piagnistei, senza quel vittimismo che si fa sempre più fastidioso, senza nemmeno, dall’altra parte, quella rabbia che si fa sempre meno costruttiva. C’è anche un percorso umano, sentimentale, in certi punti, è chiaro, spaventoso, che lega l’uomo all’utilizzo delle macchine. Ecco, in quel territorio grigio Dargen mette in piedi la sua narrativa, che infatti non assume tratti futuristici ma, anzi, piuttosto comuni. Per l’occasione il rapper milanese cambia faccia anche alla sua solita ironia, rendendola più amara, buona per far digerire la Doppia mozzarella del titolo, omaggio ad un’epoca segnata dall’abbondanza, specie di input che circondano le nostre vite, tanto che a tratti la tensione nei brani si fa quasi asfissiante, l’aria pesante, il panorama cupo. Non è un disco dall’impatto facile, specie se si è confuso Dargen D’Amico per un mero intrattenitore, per il giudice simpatico di X Factor, per quello dei motivetti orecchiabili; specie, insomma, se non avete capito che il sorriso è solo lo squarcio che utilizza per provare a buttarci dentro un ragionamento che non è mai banale. Ottimo lavoro.