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Arriva il primo farmaco rimborsato dal Sistema sanitario per smettere di fumare: ecco come funziona

30 Marzo 2026 - 15:53 Gemma Argento
sigarette
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Si chiama citisina ed è un principio attivo di origine vegetale che potrebbe cambiare l’approccio terapeutico alla dipendenza da fumo in Italia. Il farmaco che la contiene, Recigar, è infatti diventato il primo trattamento specificamente indicato per smettere di fumare ad essere rimborsato dal Servizio sanitario nazionale. Il via libera dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) era arrivato lo scorso dicembre, mentre la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale nelle ultime ore ne ha reso operativa la rimborsabilità. Il via libera dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) era arrivato lo scorso dicembre mentre la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale nelle ultime ore ne ha reso operativa la rimborsabilità. Non si tratta di una molecola nuova in senso assoluto, la citisina è studiata da anni e utilizzata soprattutto nei Paesi dell’Europa orientale, ma è la prima volta che entra nel sistema della rimborsabilità pubblica italiana.

Quanti sono i fumatori in Italia

La dipendenza da nicotina resta una delle forme di dipendenza più diffuse e difficili da trattare, anche perché combina meccanismi biologici, comportamentali e sociali che rendono frequenti le ricadute anche dopo diversi tentativi di smettere. In Italia i fumatori sono circa 12 milioni, pari a circa un adulto su quattro secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Il tabacco resta inoltre tra le principali cause prevenibili di morte, con un numero di decessi attribuibili al fumo stimato tra 70mila e oltre 90mila ogni anno. Ed è proprio alla luce di questi numeri ancora troppo elevati che si inserisce l’interesse scientifico verso trattamenti farmacologici come la citisina, sviluppati per agire direttamente sui meccanismi biologici della dipendenza da nicotina.

Gli studi sulla citisina

In questo caso specifico si tratta di una sostanza naturale estratta dai semi di una pianta chiamata Cytisus laburnum, della famiglia delle Fabaceae: non è una scoperta recente, da decenni viene utilizzata soprattutto nei Paesi dell’Europa orientale come supporto alla cessazione del fumo. Negli ultimi anni, però, un numero crescente di studi clinici internazionali pubblicati su riviste come New England Journal of Medicine  o JAMA ne ha rivalutato efficacia e sicurezza, riportandola al centro del dibattito scientifico anche per il suo possibile ruolo nella riduzione dell’impatto sanitario del tabagismo.

Come agisce sulla dipendenza

Dal punto di vista farmacologico, la citisina agisce su uno dei meccanismi centrali della dipendenza da nicotina, i recettori nicotinici dell’acetilcolina. Si tratta di particolari proteine presenti sulle cellule nervose che funzionano come “interruttori chimici”, cioè strutture che si attivano quando una specifica molecola si lega a loro. Quando questo avviene, il recettore cambia conformazione e avvia una risposta nella cellula nervosa, permettendo la trasmissione del segnale tra i neuroni. Normalmente questi recettori vengono attivati dall’acetilcolina, un neurotrasmettitore, cioè una molecola che i neuroni utilizzano per comunicare tra loro, coinvolto in funzioni come attenzione, memoria e controllo dei movimenti. 

L’inganno ai recettori della nicotina

La nicotina però è in grado di imitare questa sostanza naturale, legandosi agli stessi recettori e attivando i circuiti cerebrali della ricompensa, in particolare quelli che regolano il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore associato alle sensazioni di piacere e gratificazione. È proprio questa stimolazione ripetuta che contribuisce nel tempo allo sviluppo della dipendenza. In questo scenario, l’intervento della citisina può essere centrale: si comporta di fatto come un agonista parziale, cioè si lega agli stessi recettori della nicotina ma li attiva in modo meno intenso. Questo produce un effetto doppio: da un lato, mantenendo una stimolazione minima dei recettori, riduce i sintomi dell’astinenza come forte irritabilità, difficoltà di concentrazione e forte desiderio della sigaretta; dall’altro, occupando questi siti di legame, impedisce alla nicotina di attivare completamente i circuiti della ricompensa, rendendo quindi meno gratificante fumare durante il trattamento. In questo modo il farmaco aiuta il cervello ad adattarsi progressivamente alla riduzione della nicotina. Un meccanismo simile a quello di altri farmaci antifumo come la vareniclina, ma con una storia di utilizzo molto più lunga in alcuni Paesi europei.

Come si assume il farmaco e cosa cambia per i fumatori

Come indicato nel Riassunto delle caratteristiche del prodotto approvato da Aifa, il farmaco è indicato per la «cessazione dell’abitudine al fumo e la riduzione del desiderio di nicotina nei fumatori che vogliono smettere di fumare». Il trattamento è pensato quindi per accompagnare la fase più critica della disassuefazione, quella dei primi giorni senza sigarette. Dal punto di vista terapeutico, la citisina viene somministrata per via orale sotto forma di compresse e il trattamento prevede uno schema ben preciso: la terapia dura generalmente 25 giorni e segue una posologia progressivamente decrescente. Nella fase iniziale le compresse vengono assunte più volte al giorno per aiutare il paziente a gestire i sintomi dell’astinenza, mentre nelle settimane successive il numero delle somministrazioni diminuisce gradualmente fino alla sospensione. Il percorso prevede anche l’individuazione di una quit date, cioè una data entro cui interrompere completamente il fumo, che di solito viene fissata già nei primi giorni di trattamento. L’uso è indicato negli adulti e, come sempre riportato nella documentazione regolatoria, l’esperienza nei pazienti sopra i 65 anni resta più limitata.

Come funziona il rimborso

Dal punto di vista pratico, la rimborsabilità, diventata operativa con la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, significa che il farmaco potrà essere prescritto dal medico e, nei casi previsti, dispensato con copertura del Servizio sanitario nazionale, riducendo quindi il costo diretto per il paziente. Le modalità di accesso potranno prevedere la prescrizione all’interno di percorsi dedicati alla cessazione del fumo, come quelli gestiti dai centri antifumo, dai medici di medicina generale o dagli specialisti dei servizi per le dipendenze, proprio per garantire che il trattamento farmacologico sia inserito in un percorso clinico appropriato. Per i fumatori questo potrebbe tradursi in una maggiore possibilità di accesso a terapie che finora sono state utilizzate relativamente poco anche per ragioni economiche.

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