Israele approva la legge sulla pena di morte per i palestinesi colpevoli di terrorismo. Ben Gvir: «Abbiamo fatto la storia»

La Knesset ha approvato in lettura finale la legge che introduce la pena di morte in Israele per atti di terrorismo, passata con 62 voti a favore e 48 contrari. Il premier Benyamin Netanyahu ha votato a favore, uno dei partiti ultraortodossi della coalizione si è opposto, mentre la legge ha incassato il sostegno del partito di opposizione di Avigdor Lieberman. «Abbiamo fatto la storia. Lo avevamo promesso e lo abbiamo mantenuto», ha scritto su X Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano.
Il disegno di legge, che è stato promosso dal partito di estrema destra Otzma Yehudit e approvato in prima lettura martedì scorso, è stato fortemente criticato da parte dell’opposizione e di diversi gruppi per i diritti umani perché incompatibile con la legislazione di un Paese civile e con il rispetto dei diritti umani fondamentali, soprattutto nei territori della Cisgiordania. Anche i ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito hanno espresso con una dichiarazione congiunta la propria preoccupazione per l’estensione di questa pratica.
La pena di morte nei territori di Israele
La pena di morte, in realtà, è già prevista dalla legge dello Stato di Israele, ma è riservata a pochi reati molto gravi (come quello di genocidio o di crimini di guerra): nel corso della storia del Paese, infatti, è stata applicata solo due volte. L’ultima esecuzione risale al 1961, quando il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann fu ucciso tramite impiccagione. Sebbene esista tecnicamente nei codici, quindi, la soglia legale per richiederla è altissima ed è necessario il consenso unanime di un collegio composto da tre giudici.
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Inoltre, è necessario fare una distinzione: quella tra diritto interno dello Stato di Israele e legge militare. Dalla Guerra dei Sei Giorni (1967), infatti, la Cisgiordania è sotto amministrazione militare israeliana: in questi territori, abitati per la maggioranza da popolazione palestinese, non si applica il diritto civile israeliano, ma un sistema di ordinanze militari. Anche le ordinanze militari prevedono già la pena capitale per reati di omicidio intenzionale con finalità terroristiche, e anche in questo caso è necessaria l’unanimità dei tre giudici militari.
La proposta prevede proprio di passare dall’obbligo di unanimità alla maggioranza semplice (due giudici su tre) nei tribunali civili e militari, in modo da facilitare le condanne a morte (con esiti preoccupanti per i territori della Cisgiordania, secondo i critici). Inoltre, limiterebbe la possibilità di commutare o ridurre la pena una volta emessa.
La proposta di legge
Il disegno di legge, che ha superato la prima lettura nella Knesset lo scorso novembre, stabiliva che i tribunali israeliani dovessero imporre la pena di morte obbligatoriamente a chi commetteva un omicidio nei confronti di un cittadino israeliano in ambito terroristico (e che potessero farlo, appunto, con una maggioranza semplice). La proposta è stata leggermente modificata la settimana scorsa, in seguito alle numerose critiche da parte dell’opposizione e dei consulenti legali della commissione, che l’avevano definita incostituzionale e discriminatoria (oltre che facilmente criticabile e potenzialmente in grado di esporre Israele a controlli diplomatici e legali all’estero).
Ad oggi, la legge prevede che i condannati a morte vengano detenuti in una struttura separata da quelle che accolgono i detenuti ordinari e che non abbiano diritto a visite, se non da parte del personale autorizzato. Anche le consulenze legali verrebbero condotte solamente tramite collegamento video. Inoltre, le esecuzioni verrebbero attuate entro 90 giorni dall’emissione della sentenza, principalmente tramite impiccagione (secondo quanto riporta l’emittente pubblica israeliana KAN). Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e leader di Otzma Yehudit ha dichiarato che altre opzioni potrebbero essere la sedia elettrica o l’eutanasia, sostenendo di aver ricevuto già «100 chiamate da medici che hanno detto: “Itamar, dicci solo quando”». Negli ultimi giorni, alcuni membri del partito Otzma Yehudit hanno indossato spille a forma di cappio in segno di sostegno alla legge.
Le critiche interne
Il testo della proposta è stato duramente criticato dall’opposizione, che ritiene possa aggravare ulteriormente la già delicata posizione di Israele nel contesto della giustizia penale internazionale: sono state presentate più di 2.000 riserve contro il disegno di legge. Secondo il deputato Gilad Kariv, membro del Partito democratico israeliano e della Commissione per la Sicurezza Nazionale della Knesset, «si tratta di una legge estrema che non esiste in nessun Paese democratico, con gravi falle morali e una profonda incoscienza in termini di sicurezza». Kariv ha anche accusato Ben-Gvir di promuovere la riforma per ottenere consenso in vista delle prossime elezioni, più che per motivi di sicurezza.
