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Pucs, il sito-parodia della pubblica amministrazione che trasforma una procedura bucrocratica in un videogioco impossibile da battere

30 Marzo 2026 - 14:08 Riccardo Lichene
pucs sito parodia
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Si chiama Pucs ed è un portale nato per ridere delle procedure burocratiche e dei problemi tecnici della nostra amministrazione digitale

Navigare su un sito web della pubblica amministrazione è un’attività tanto temuta quanto inevitabile per milioni di italiani. La complessità dell’interfaccia, l’instabilità delle sessioni e l’impossibilità di commettere errori (a rischio di ricominciare tutto da capo) sono solo alcuni dei fattori che rendono l’esperienza così ostile. Essendo la satira una forma d’arte che non conosce limiti in fatto di medium, ecco che nasce il P.U.C.S. – Portale Unico delle Complicazioni Semplici – un sito web che trasforma in un videogioco tutti gli errori, le complicazioni e le insensatezze del lato digitale della pubblica amministrazione italiana.

Come funziona il browser game

“Il suo appuntamento è stato spostato a data da destinarsi” è un avviso ricorrente per chi ha a che fare con i portali della pubblica amministrazione. Anche sul P.U.C.S. si leggono avvisi come questo seguiti da: “Anche la data da destinarsi è stata spostata”, a ricordare agli utenti la natura satirica del progetto. Tra finestre che si chiudono da sole, pop-up che appaiono e scompaiono e barre progresso che cambiano idea iniziando a retrocedere, navigare il sito è un vero e proprio inferno e c’è persino un timer: ogni tre minuti la “sessione” scade e bisogna ricominciare tutto da capo, come nei videogiochi roguelike, quelli in cui se muori perdi tutti i progressi e i potenziamenti.

I minigiochi presenti nel sito

L’obiettivo è provare tutti i minigiochi (tra cui il Vero/Falso Burocratico) presenti sul portale parodia e ottenere tutti i timbri del sistema di obiettivi. C’è una vera e propria progressione: per completare la missione “Prigioniero dei Prerequisiti”, per esempio, bisogna prima aver conquistato l’obiettivo “Dichiarante Esistenziale” che a sua volta richiede di aver provato ad accedere con uno dei fornitori di Spid di fantasia creati apposta per il sito. L’esperienza è esagerata ed evidentemente umoristica, ma nelle grafiche, negli avvisi e nella quantità di errori e davvero simile ai più comuni siti web dello Stato italiano. 

La schermata della sezione dedicata allo Spid

Contenuti assurdi in un contenitore familiare

Le idee che strappano un sorriso a chi gioca sono diverse, dalla valutazione dell’esperienza che si assegna automaticamente cinque stelle alle richieste di moduli che ricordano, come ha scritto l’autore, la parodia delle dieci fatiche di Ercole di Asterix e Obelix. Alcune delle caselle da accettare, poi, sono assurde nel contenuto, come quella che chiede se l’utente ha mai guardato un tramonto pagando le tasse all’estero, ma la forma e l’impostazione delle pagine danno sempre un senso di familiarità. Ci sono persino una serie di documenti da raccogliere in giro per il sito così da dare un obiettivo ancora più ambizioso a chi si diverte con il gioco. 

Perché è nato il P.U.C.S.

A realizzare il browser game parodia è stato Antonio Giarrusso, fondatore di Userbot, una piattaforma di consulenza e servizi di assistenza tecnica per sistemi informatici. L’obiettivo, nelle parole dell’autore in un post su Linkedin, «non è un attacco alla Pubblica Amministrazione, né alle tante persone che ogni giorno lavorano seriamente per migliorare servizi spesso molto complessi. È piuttosto una caricatura di dinamiche che, in forme diverse, possono comparire nel pubblico come nel privato quando il digitale non viene progettato davvero attorno all’utente». L’idea, scrive il creatore nel suo post, è nata «da un’esperienza vera mentre provavo a fare la CIE (Carta d’Identità Elettronica ndr): il portale mi diceva di portare una foto digitale su una USB, ma allo sportello mi hanno chiesto foto stampate da scannerizzare, il portale poi non mi ha fatto riprenotare perché risultava già una prenotazione attiva e quando finalmente ha funzionato, il primo appuntamento disponibile era a maggio», A quel punto Giarrusso ha «smesso di lottare contro il sistema e deciso di imitarlo creando […] una escape room burocratica». Così è nato il P.U.C.S. e ora il suo autore sfida chiunque lo incontri a «completarlo senza perdere la sanità mentale».

Vibe coding: ecco come è stato “programmato” il P.U.C.S.

Giarrusso scrive nel suo post che il progetto è “100% AI vibe-coded”. Questo significa che per realizzarlo è stata utilizzata un’intelligenza artificiale in grado di programmare, non solo di scrivere o generare immagini come ChatGPT. Il vibe-coding è quel modo di creare infrastruttura informatico (online e offline) che non prevede la scrittura di una singola riga di codice da parte dell’utente, al contrario si chiede a un’IA, per esempio, di «realizzare un sito web simile nei font, nei loghi e nella struttura a quello degli organi della Pubblica Amministrazione», per poi andare a perfezionare ciò che il software ha prodotto con indicazioni (in gergo “prompt”) successive più specifiche, come quella di realizzare anche tutte le altre pagine.

I quiz generati dall’AI

L’autore ha poi chiesto a Claude Code di Anthropic il modello più popolare per generare codice per siti web, di ideare il quiz e di progettare l’impaginazione aggiungendo diversi dettagli come il nome di alcune cose particolarmente buffe (come il provider di Spid FidatiDiMe S.p.A.) o ha chiesto all’IA di generare anche loro. Il vibe-coding (letteralmente produrre del codice in base alle sensazioni del momento) è la nuova frontiera dell’ingegneria informatica e Anthropic, l’azienda più all’avanguardia su questo fronte, ha sostituito con il lavoro della sua IA il 99% del coding fatto a mano, come ha detto Jack Clark, il cofondatore dell’azienda, in una recente intervista con il New York Times.

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