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La fronda di Forza Italia in pressing su Barelli alla Camera. Prende quota lo scambio con Mulè, «ma non umiliamo nessuno»

31 Marzo 2026 - 16:04 Luca Graziani
giorgio mule
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Il capogruppo potrebbe seguire l'esempio di Gasparri al Senato e cedere il passo ad un nome meno vicino al segretario Tajani. Il nodo della gestione delle nomine

La parola d’ordine è evitare strappi. Ma il pressing interno a Forza Italia per un cambio nella squadra del segretario Antonio Tajani cresce di giorno in giorno. Nel mirino c’è Paolo Barelli, capogruppo alla Camera, su cui la minoranza, sempre meno silenziosa, chiede discontinuità come avvenuto al Senato con Maurizio Gasparri che si è dimesso dopo l’esito del referendum sulla giustizia. I numeri per una raccolta firme, assicura un forzista di peso, ci sarebbero. «Soprattutto se Marina Berlusconi darà un segnale, da 20 si potrà arrivare anche a 35». Più della metà della truppa azzurra alla Camera che conta 54 teste. Intanto, l’incontro chiarificatore di Tajani con la figlia del Cav. ancora non c’è stato e forse non ci sarà, almeno per questa settimana. Anche questo, nelle letture interne, viene considerato un segnale.

«No alle forzature»

Al momento però, tra i frondisti prevarrebbe la volontà di non forzare la mano col vice premier. Per non intaccarne la leadership e il ruolo nel governo, ancora nel guado del post referendum e alle prese con uno scenario internazionale sempre più complesso. Si cerca, dunque, una soluzione che «non umili nessuno». L’idea che prende quota è quella dell’avvicendamento con il vice presidente della Camera Giorgio Mulè, che subentrando alla guida del gruppo lascerebbe la sua carica a Barelli. Sul modello della staffetta tra Stefania Craxi e Maurizio Gasparri, che a palazzo Madama oggi ha traslocato alla guida della commissione Esteri. Ma senza arrivare alla raccolta firme, almeno per il momento. Anche perché, spiega un altro forzista, «io per ora di raccolte firme ancora non ne ho viste. Non ho firmato nulla», dice ridimensionando l’idea di un fronte organizzato. «È un avvicendamento, non ci vedo tutto questo dramma. Mulè farebbe benissimo perché ha fatto un grande lavoro in Tv sul referendum, è un giornalista di rango».

Gli altri nomi

Le alternative sul tavolo comunque non mancano. In pole per il dopo Barelli circolano in queste ore anche i nomi di Alessandro Cattaneo e Deborah Bergamini. Ma a rendere più complicata la partita per il «rinnovamento» alla Camera, oltre alla vicinanza dell’attuale capogruppo con il leader azzurro, c’è anche la contingenza con un dossier delicato: quello delle nomine nelle partecipate pubbliche, che il numero due di Tajani starebbe gestendo direttamente. «Non so quanto sia entusiasta Gianni Letta», sorride malizioso qualcuno.

Intanto il vicepremier è all’estero. Oggi a Kiev per la riunione informale dei ministri degli Esteri Ue in occasione dell’anniversario del massacro di Bucha, poi in Serbia. E per disinnescare le tensioni starebbe valutando alcune contromosse. Primo tra tutti quella dello stop ai congressi, su cui si sarebbe già registrato «un rallentamento dagli uffici». «Quello che bisognerebbe fare piuttosto è sedersi tutti quanti a un tavolo e parlare di contenuti. Non di congressi. Continuare a contarci sulle tessere non serve, anche perché abbiamo visto che le tessere non sono i voti», ragiona critico un forzista.

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