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L’Ue chiede ai governi di valutare meno viaggi in auto e più smart working: «Gas e petrolio a rischio stop, prepariamoci»

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Secondo le stime di Bruxelles, i rincari dei combustibili fossili sono costati all'Ue 14 miliardi di euro. Il commissario Jorgensen: «La crisi non sarà di breve durata»

Le conseguenze della guerra in Iran sui mercati energetici rischiano di non limitarsi esclusivamente a una questione di prezzi. Il timore è che si arrivi a una vera e propria carenza di gas e petrolio, al punto che ora è la stessa Commissione europea a invitare gli Stati membri a prepararsi al peggio. In una lettera indirizzata ai ministri dell’Energia, il commissario Dan Jørgensen chiede di valutare «misure volontarie» per ridurre la domanda di petrolio e gas, «con particolare attenzione al settore dei trasporti». L’obiettivo è farsi trovare pronti qualora dovesse verificarsi una «interruzione potenzialmente prolungata» delle forniture, evitando al tempo stesso interventi che possano aumentare i consumi.

Le raccomandazioni su viaggi in auto e smart working

Tra le opzioni sul tavolo c’è la riduzione dell’uso di auto e aerei, per destinare il carburante a impieghi considerati essenziali, come già sta accadendo in alcuni paesi asiatici. La Commissione europea suggerisce poi di aumentare l’utilizzo dei biocarburanti, derivati da biomasse, «che potrebbero contribuire a sostituire i prodotti petroliferi fossili e ad alleviare la pressione sul mercato». Agli Stati membri, inoltre, Bruxelles chiede di coordinarsi tra loro per evitare effetti transfrontalieri delle misure nazionali, rinviare eventuali manutenzioni non urgenti delle raffinerie e monitorare costantemente l’andamento delle forniture e del mercato. Le raccomandazioni dell’esecutivo europeo ricalcano grosso modo quelle dell’Agenzia internazionale dell’energia, che già nei giorni scorsi ha invitato i governi a «ridurre di dieci chilometri orari la velocità in auto e aumentare il telelavoro». 

Su petrolio e gas rincari per 14 miliardi in Europa

Secondo le stime di Bruxelles, dall’inizio del conflitto in Medio Oriente i prezzi del gas in Europa sono aumentati del 70%. quelli del petrolio del 60%. «In termini finanziari – ha spiegato Jorgensen – 30 giorni di conflitto hanno già aggiunto 14 miliardi di euro alla già pesante fattura dell’Unione per i combustibili fossili». Secondo il commissario per l’Energia, «la crisi non sarà di breve durata e andrà oltre la guerra, perché le infrastrutture della regione sono state distrutte». Anche se ci fosse la pace domani, insomma, «non potremmo tornare alla normalità in un futuro prossimo».

L’attesa per il nuovo piano Ue

Oggi, martedì 31 marzo, i ministri dell’Energia si sono riuniti a Bruxelles per discutere dell’impatto della crisi in Medio Oriente e coordinare le prossime mosse. Il commissario Jorgensen ha annunciato che «molto presto» sarà presentato un nuovo intervento europeo per fare i conti contro il caro energia. Ma in attesa che quel giorno arrivi, «esistono già buone opportunità per gli Stati membri per aiutare i gruppi più vulnerabili o i settori industriali più colpiti». L’obiettivo della Commissione europea è mettere a punto una serie di misure che rendano ancora più facile per i governi intervenire in difesa di famiglie e imprese, per esempio allargando le maglie degli aiuti di Stato. Sul lungo periodo, invece, la direzione resta la stessa di sempre: investire in rinnovabili e nucleare. «Questa crisi – ha sottolineato Jorgensen – ci dimostra ancora una volta che la nostra esposizione agli shock energetici esterni è una vulnerabilità importante. E questo è legato alla nostra dipendenza dai combustibili fossili importati».

Foto copertina: EPA/Rungroj Yongrit

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