Gli Stati Uniti tra bluff e ultimatum. Cosa potrebbe succedere stanotte – L’analisi

Tra poche ore dovrebbe scadere l’ennesimo ultimatum scoccato da Donald Trump contro la Repubblica Islamica. Ancora una volta nel mirino degli statunitensi vi sarebbero le infrastrutture critiche iraniane, a un passo dall’essere «totalmente obliterate» qualora il regime scegliesse di rifiutare le numerose condizioni imposte dai rivali e la piena riapertura dello Stretto di Hormuz. Di fatto, la resa totale in cambio della sopravvivenza.
La resistenza degli iraniani
L’aut aut della Casa Bianca e la grezza retorica utilizzata – negli ultimi due giorni Trump ha definito gli iraniani «pazzi bastardi» e paventato di far «scomparire» l’intera civiltà nella notte – sono il frutto delle notevoli difficoltà riscontrate da Washington nelle ostilità. Mentre sul piano militare le capacità della Repubblica Islamica sono state duramente fiaccate, la compattezza della popolazione ha (per ora) scongiurato il rovesciamento della teocrazia – punto attorno a cui si gioca il vero successo della campagna mediorientale.
Il possibile rinvio dell’ultimatum
Così Trump, nel frattempo abbandonato anche dai suoi apparati, s’è freneticamente affidato alle minacce per tentare di chiudere un conflitto che non possiede alcun obiettivo strategico. Prima contro gli iraniani, colpevoli di non cedere all’assalto americano; poi contro gli europei, additati come «codardi» per non essere intervenuti nello Stretto di Hormuz; infine contro una parte degli stessi statunitensi, accusati di macchinare contro l’amministrazione in carica per favorire interessi stranieri. Sempre più alle strette sul fronte interno, adesso la Casa Bianca potrebbe scegliere di mascherare il bluff e annunciare un ulteriore rinvio dell’ultimatum per guadagnare tempo. Viceversa, già nella notte (italiana) l’esercito statunitense potrebbe muovere contro diversi obiettivi iraniani per spingere i pasdaran al negoziato. Con alcuni caveat.
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Gli scenari potenziali
Mentre da un lato un eventuale attacco massiccio contro centrali energetiche e impianti di desalinizzazione difficilmente potrebbe mutare le sorti della guerra, dall’altro innescherebbe inevitabilmente la dura risposta di Teheran, che a quel punto si scaglierebbe con droni e missili verso bersagli simili delle monarchie del Golfo. Per questo Washington potrebbe dunque scegliere di attaccare in modo più o meno scenografico ponti, ferrovie o altre infrastrutture civili – ovvero quanto basta per mantenere un calcolato equilibrismo. Senza tuttavia riuscire a sganciarsi concretamente dal conflitto. Né tantomeno centrare la capitolazione altrui.
