Baby Gang, scatta la «sorveglianza particolare» per il trapper in carcere: «Influenza i detenuti». Cosa prevede la misura

Anche in carcere, il trapper Baby Gang, viene considerato un «potenziale pericolo» per «l’influenza» che eserciterebbe «sugli altri detenuti». Secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), il giovane artista, nome all’anagrafe Zaccaria Mouhib, arrestato di nuovo il 17 marzo per una serie di accuse di detenzione di armi e altri reati, tra cui maltrattamenti sulla fidanzata, avrebbe un forte ascendente sugli altri reclusi «grazie alla sua figura carismatica», ma si distinguerebbe anche per «atteggiamenti arroganti e minacciosi nei confronti del personale e dei compagni di cella».
Perché Baby Gang è sotto «sorveglianza particolare» e cosa prevede?
Il provvedimento di sorveglianza particolare è stato adottato in seguito a «episodi di particolare gravità», scrive il Dap, che hanno compromesso ordine e sicurezza nel carcere di Busto Arsizio, in provincia di Varese. La misura, attualmente prevista per sei mesi, comporta una serie di restrizioni: Baby Gang non potrà partecipare a corsi o attività ricreative, culturali e sportive, potrà stare all’aperto solo due ore al giorno e sarà detenuto in una camera singola, senza armadi, soprammobili, fornelletto né televisore, ma solo con letto, radio e un tavolo con sgabello.
Nel decreto del Dap si sottolinea come il trapper sia «soggetto tendente alla violenza, turbolento, refrattario alla disciplina», citando episodi già documentati in passato, foto e video emersi sui social, aggressioni e danneggiamenti in carcere, fino all’ultimo colloquio del 31 marzo in cui Mouhib si sarebbe rivolto con insulti agli operatori e avrebbe aggredito un agente. Il provvedimento evidenzia una un «elevato indice di pericolosità sociale» e comportamenti oppositivi capaci di aumentare la tensione all’interno della struttura. Le restrizioni mirano a ridurre le interazioni con altri detenuti e a limitare l’uso di oggetti che potrebbero diventare «armi improprie».
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La difesa ricorre: «Non ci sono prove»
La difesa, rappresentata dall’avvocato Niccolò Vecchioni, ha già presentato reclamo al Tribunale di Sorveglianza di Milano per chiedere l’annullamento del provvedimento. Secondo il legale, il decreto si basa su congetture tratte da foto e video pubblicati sui social e non contiene elementi oggettivi né richiami a episodi specifici, informative o relazioni di servizio. La sorveglianza particolare, spiega Vecchioni, «non può essere utilizzata né come strumento di ravvedimento morale, né come mezzo di correzione disciplinare aggravata», e il provvedimento «non sviluppa un percorso argomentativo in grado di collegare in modo coerente i fatti alla sussistenza di un pericolo concreto e attuale».
