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Libano, il governo alza i toni con Israele dopo l’attacco ai mezzi Unifil. L’ira di Meloni: «Dovrà chiarire». Tajani convoca l’ambasciatore

08 Aprile 2026 - 19:42 Luca Graziani
Anche Crosetto ha definito «inaccettabile» che i militari italiani impegnati sotto bandiera Onu siano stati esposti a rischi da parte dell'Idf e ha chiesto alle Nazioni Unite di intervenire

Il governo alza i toni con Israele. Dopo le dure condanne di Antonio Tajani e Guido Crosetto, anche la premier Giorgia Meloni interviene sugli attacchi israeliani a un convoglio logistico italiano dell’Unifil nel sud del Libano. In una nota di Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio definisce l’azione «del tutto inaccettabile», sottolineando che mettere a rischio il personale operativo sotto la bandiera dell’Onu costituisce una «palese violazione della risoluzione 1701». Meloni aggiunge che gli attacchi, già causa di troppe vittime e sfollati, «devono cessare immediatamente» e ribadisce che «Israele dovrà chiarire quanto accaduto». La premier attende inoltre gli esiti della convocazione odierna dell’ambasciatore israeliano a Roma, richiesta dal ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio.

Le condanne di Tajani e Crosetto

A Montecitorio, Tajani – che in serata ha avuto un lungo colloquio con il presidente del Libano – ha denunciato che una colonna italiana diretta a Beirut per rimpatriare personale è stata bloccata dall’Idf, con «colpi di avvertimento che hanno danneggiato un veicolo», senza feriti. «I soldati italiani in Libano non si toccano», ha inoltre ribadito il ministro, precisando che le forze israeliane «non hanno alcuna autorità sui nostri militari». Quasi in contemporanea è arrivata la presa di posizione di Crosetto, affidata a una comunicazione ufficiale della Difesa diffusa su X. Il ministro ha espresso «ferma e indignata protesta» per quanto accaduto nel settore di responsabilità di Unifil nel Libano meridionale.

Secondo la ricostruzione del dicastero, il convoglio era partito da Shama verso Beirut ed è stato raggiunto da colpi di avvertimento esplosi dall’Idf a circa due chilometri dalla base, circostanza che ha costretto la colonna a interrompere il movimento e rientrare. Crosetto ha definito «inaccettabile» che i militari italiani impegnati sotto bandiera Onu siano stati esposti a rischi da parte dell’esercito israeliano e ha chiesto alle Nazioni Unite di intervenire «con la massima urgenza» presso le autorità israeliane per chiarire l’accaduto e garantire la sicurezza del contingente.

La protesta con Israele anche su Gaza

Sempre nel question time di oggi, il titolare della Farnesina è tornato a chiedere a Israele di garantire l’accesso umanitario a Gaza, di reprimere le violenze dei coloni e di astenersi «da qualsiasi ipotesi di annessione della Cisgiordania». Poco prima aveva anche attaccato il disegno di legge israeliano sulla pena di morte per i prigionieri palestinesi accusati di terrorismo, definito «profondamente discriminatorio» oltre che una «punizione disumana e degradante». Dopo il danneggiamento del mezzo italiano, insomma, per Roma la soglia di tolleranza sembra essersi abbassata.

Freddezza in Transatlantico

Da Tajani arriva così una postura più assertiva, che alcuni leggono anche come un modo per rimettere al centro il profilo istituzionale del leader azzurro in giorni complicati sul fronte interno. Il vicepremier evita infatti il Transatlantico, entra da dietro, non si ferma con i cronisti e a parlare sono i suoi. Mentre nel partito si attende ancora il confronto con Marina Berlusconi, dato tra giovedì e venerdì o, al più tardi, la prossima settimana. Il punto, però, non è solo quando avverrà il faccia a faccia, ma con quali proposte il segretario si siederà al tavolo a Milano.

In ballo c’è soprattutto il destino di Paolo Barelli. Il capogruppo alla Camera è da settimane al centro dei malumori di una parte del partito, ma la sua eventuale uscita resta un rebus. Persino nel cerchio del vicepremier il ragionamento viene sintetizzato brutalmente in questo modo: «Per un po’ resiste, anche perché che cosa gli offrono?». Fin quando non ci sarà una collocazione alternativa, che per ora non si vede, difficilmente Barelli lascerà la trincea di Montecitorio, spiegano. Ecco perché attorno al suo nome, in queste ore, si ragionava anche su un possibile approdo nel governo.

La sostituzione del capogruppo, considerata ormai soltanto una questione di tempo, si intreccia con l’altro tema che agita gli azzurri: i congressi territoriali e il peso del tesseramento, considerato dalla minoranza interna uno strumento per blindare gli equilibri attuali. Tutti nodi che verosimilmente il segretario sarà costretto ad affrontare nel confronto con la primogenita del Cav.

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