Elly Schlein verso la direzione del Pd con 2 obiettivi: capitalizzare il No e un time-out sulle primarie

La direzione nazionale del Pd convocata per lunedì nasce ufficialmente come il primo passaggio politico dopo il referendum. Ma al Nazareno è segnata in agenda come qualcosa di più: l’occasione per una messa a terra della strategia che da qui a fine legislatura lancerà la volata al Pd e servirà a trasformare la campagna per il No in una piattaforma per aumentare il consenso.
Con l’effetto collaterale di sottrarre finalmente al dibattito il tema della leadership del centrosinistra. Da adesso pancia a terra per «convincere quei 5 milioni di italiani per il No che non hanno votato centrosinistra alle europee», dà la linea una fedelissima della segretaria, interrogata da Open sulle prossime mosse. Nella mente della leader dem, spiegano, l’allargamento dei consensi deve diventare il faro del Pd d’ora in avanti. Stop al dibattito su chi guiderà il campo largo.
Il voto del Referendum
La segreteria che si è riunita oggi – un antipasto della direzione – è servita proprio a metterlo in chiaro. «C’è stata un’analisi del voto» e soprattutto una riflessione sulla «necessità di continuare il lavoro sul programma, che dovrà confluire in quello di coalizione», racconta chi c’era.
Il ragionamento condiviso al tavolo è stato che la mobilitazione per il No abbia riattivato una macchina che da tempo non si vedeva così accesa, con un coinvolgimento diffuso a tutti i livelli del partito. Ed è da qui che si vuole ripartire, con l’orizzonte del 2027. Dal Nazareno, infatti, assicurano che il tema primarie oggi è stato a malapena sfiorato. «Qualche riferimento in un paio di interventi», nulla di più. Il messaggio che filtra è che la questione non viene rimossa, ma nemmeno considerata la priorità del momento. Sarebbe un errore, per l’inner circle di Elly Schlein, perseverare dopo due settimane di tira e molla con il leader M5s, che la sera stessa dello spoglio referendario ha aperto il vaso di Pandora.
«Neanche si stava sviluppando il castello che crolla della destra e stavamo già parlando di leadership», rimprovera un riformista. Un’area del partito verso cui la maggioranza, archiviato il voto, sembra aver abbassato il livello di scontro interno. Nella convinzione che nello scenario primarie, con gli ultimi sondaggi non proprio confortanti per Schlein, servirà il supporto di tutti, nota qualcuno.
Ciò che è chiaro, infatti, è che ormai non ci sia alternativa per individuare il leader della coalizione. Altrimenti «lo faccia il segretario del partito che prende un voto in più alle politiche come fa il centrodestra. Certo, noi abbiamo sempre parlato di primarie, non potevamo sfilarci quando Conte ha riaperto questo capitolo» dopo il referendum, osserva ancora un fedelissimo, respingendo l’idea di aver subito la linea dei cinque stelle. «Gli elettori dopo un voto così importante non capiscono questo dibattito».
I rapporti con i 5 stelle
Tutte valutazioni che però, ribadiscono, non si traducono in malumori verso il Movimento 5 stelle. Anzi. Dal confronto di oggi emerge chiara la volontà di abbassare il tasso polemico e di insistere sulla praticabilità della coalizione. «C’è molta convinzione che reggerà, primarie o non primarie», è la sintesi che filtra. E ancora: «Ci vedremo a breve sul programma». La linea è che l’unità non sia in contraddizione con una dinamica di competizione tra alleati, purché sia una competizione che allarghi e non restringa il perimetro del campo. Non a caso, nel gruppo dirigente si ragiona in termini di «competizione espansiva». Cioè dell’idea che Pd e M5S possano crescere entrambi senza ostacolarsi, intercettando pezzi diversi dell’elettorato mobilitato dal referendum.
«Se i Cinque Stelle prendono voti tra gli astenuti che hanno votato No al referendum e noi uguale, non ci stiamo pestando i piedi. Allarghiamo invece», è il ragionamento.
Per questo, almeno nella segreteria di oggi, non si sono registrati segnali di irritazione conclamata verso i pentastellati: «C’è consapevolezza sul fatto che la coalizione possa vincere. E la precondizione è essere uniti». E “ben venga» se gli alleati in questi mesi faranno consultazioni con la propria base per definire il programma da portare al tavolo. Se Nova 2.0 si concluderà a fine giugno, osservano, “per noi sarà utile per guadagnare tempo» e allontanare la grana primarie.
