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La storia del 26enne americano curato e dichiarato morto da un medico “a distanza”

10 Aprile 2026 - 08:19 Roberta Brodini
terapia intensiva usa
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Luci e ombre della telemedicina impiegata nei reparti di terapia intensiva negli Usa, dopo che un 26enne è morto per assistenza medica prestata in modalità "da remoto"

«Era un portiere di hockey su ghiaccio di livello statale alla Notre Dame High School di West Haven, nel Connecticut, e cintura nera di taekwondo, oltre a essere il migliore della sua classe». Così il padre di Conor Hylton ha descritto suo figlio, studente di odontoiatria, morto a 26 anni al Bridgeport Hospital Milford Campus nell’agosto del 2024. Si era presentato all’ospedale con sintomi che suggerivano un’infiammazione del pancreas. Venne visitato e poi dichiarato morto da un operatore sanitario a distanza tramite uno schermo video, anziché da una medico presente in ospedale.

La vicenda di Conor Hylton

Connor vomitava ormai da giorni quando aveva deciso di andare al pronto soccorso del campus di Milford, lamentando forti dolori addominali. Secondo la documentazione medica citata nella causa, come riporta la CNN, il motivo del ricovero era «una diagnosi che includeva disidratazione, astinenza da alcol e pancreatite, ovvero un’infiammazione del pancreas». Alle 00:38 era stato trasferito in terapia intensiva per il peggioramento delle sue condizioni, con forte diminuzione della pressione sanguigna e tachicardia.

La visita in telemedicina in terapia intensiva

Qui ebbero inizio le stranezze: secondo quanto riportato dalla CNN, «l’ospedale avrebbe utilizzato un servizio di teleterapia intensiva (ovvero un servizio di telemedicina in cui un medico si collega a distanza e compare su un monitor all’interno della sala in cui è tenuto il paziente, ndr), il che significa che non era presente in loco alcun intensivista specializzato, ovvero un medico certificato con una formazione specifica in medicina intensiva». Non si sa se questa fosse una prassi abituale dell’ospedale. Dall’analisi è inoltre emerso che nella struttura ci fosse un medico ospedaliero, ma che non abbia visitato quella notte il giovane Conor. Inoltre, la famiglia non sarebbe stata informata del peggioramento delle condizioni del figlio e del suo trasferimento in terapia intensiva. I famigliari hanno infatti riferito che nel caso in cui fossero stati messi a conoscenza della situazione, avrebbero chiesto prontamente che il figlio venisse trasferito agli ospedali di Yale o Bridgeport. Infine, verso le 4:30 del mattino, Conor «si è accasciato nel letto, con gli occhi rovesciati all’indietro» e ha cominciato ad avere delle convulsioni.

Conor Hylton, in una foto pubblicata sul sito dell’Università del Connecticut

Le cure e la morte dichiarata “a distanza”

Al momento del peggioramento delle sue condizioni, nessun medico esperto sarebbe stato presente nella stanza. Secondo quanto riportato nella denuncia, il resto del personale medico avrebbe provato a rianimare il giovane, senza successo. In quel momento, il medico collegato in telemedicina avrebbe dato il consenso a che venisse intubato, ma si sarebbero dovuti attendere 10 minuti perché un medico esperto arrivasse da lui e procedesse con la manovra. La CNN riporta infatti che il dottore chiamato «non sapeva come raggiungere l’unità e ha dovuto chiedere indicazioni a un’infermiera», sprecando così dieci preziosi minuti che forse avrebbero potuto salvare la vita del paziente. Hylton sarebbe presto morto, però, vittima di un arresto cardiaco. Il paradosso vuole che anche la sua morte sia stata dichiarata “a distanza” dal medico in telemedicina.

Le altre lacune

Un ulteriore elemento in analisi sarebbe stata l’assenza di valutazioni CIWA – uno strumento utilizzato nel letto del paziente per valutare e gestire la gravità dell’astinenza da alcol – in terapia intensiva. Il paziente sarebbe stato sottoposto a tali misurazioni solo nei suoi primi momenti di permanenza nella struttura ospedaliera. Ciò avrebbe impedito qualsiasi valutazione del dolore o di un eventuale cambiamento dello stato mentale, secondo l’indagine governativa citata nella causa.

La denuncia

I famigliari avrebbero quindi proceduto con una denuncia all’ospedale, datata 18 luglio 2025. Per quanto il Dipartimento della Salute Pubblica del Connecticut abbia dichiarato di non poter confermare l’esistenza di un’indagine statale sul caso di Hylton, alcuni documenti dimostrerebbero – secondo la CNN – che sia stata condotta con esito sfavorevole per la struttura, giudicata dal Dipartimento della Salute dello Stato e dai Centri federali per Medicare e Medicaid «non sostanzialmente conforme ai requisiti di legge relativi agli standard di assistenza ai pazienti».

I dati sull’impiego della telemedicina negli Usa

Uno studio americano del 2018 ha rilevato come oltre il 25% delle unità di terapia intensiva ospedaliere intervistate utilizzava la telemedicina, e gli esperti affermano che tale numero sarebbe aumentato nel corso pandemia di Covid-19, in parte a causa delle misure di distanziamento sociale. In particolare, il dottor Art Caplan, esperto di etica medica presso la New York University, ha affermato che il numero di medici in telemedicina è in forte aumento nelle zone rurali e che la sua crescita è passata in gran parte inosservata. Solleva poi un dubbio etico: sarebbe infatti opportuno che gli ospedali comunicassero in anticipo, prima che un paziente venga ricoverato in terapia intensiva, se il personale è impiegato esclusivamente da remoto.

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