Il caro carburante si fa sentire anche sui traghetti: «Rischio rincari nei collegamenti con Sicilia e Sardegna»

La chiusura dello stretto di Hormuz ha innescato un forte aumento dei prezzi dell’energia e in particolare del carburante, con conseguenze sopratutto per il settore dei trasporti. Anche se, dopo l’annuncio del cessate il fuoco, i prezzi hanno iniziato a diminuire, l’incertezza resta elevata. A essere colpite per prime sono state le compagnie aeree, ma anche il trasporto marittimo sta iniziando a risentire della situazione. Pur non registrando al momento problemi di approvvigionamento come nel caso degli aeroporti, spiega un articolo del Corriere, le compagnie faticano a sostenere costi del carburante ormai arrivati a livelli molto elevati.
Un settore essenziale, ma vulnerabile
Il trasporto marittimo rappresenta un’infrastruttura fondamentale per un Paese come l’Italia, non solo per il commercio e il turismo, ma anche per i collegamenti con le isole. Per questo motivo, eventuali riduzioni delle tratte o della frequenza dei servizi avrebbero conseguenze dirette su milioni di cittadini. Le compagnie di navigazione, in più, hanno una struttura dei costi complessa. Da un lato devono sostenere costi fissi elevati, come stipendi, manutenzione e spese portuali, che non possono essere ridotti facilmente. Dall’altro lato, pesano quindi in modo decisivo i costi variabili, come quello del carburante. Di conseguenza, quando il prezzo del carburante cresce troppo, alcune rotte diventano meno convenienti. Questo accade soprattutto sulle tratte più lunghe, come i collegamenti tra il Nord Italia e le isole maggiori, ad esempio Genova-Palermo o Genova-Olbia, dove il consumo è maggiore. Le tratte brevi, invece, possono essere gestite con maggiore flessibilità, ad esempio riducendo il numero di corse.
Come reagiscono le compagnie
Di fronte a questa situazione, le compagnie stanno cercando diverse soluzioni per limitare i danni. Alcune, come GNV, puntano ad aumentare il numero di passeggeri e merci a bordo, così da distribuire i costi su più utenti e ridurre l’impatto del caro carburante. Allo stesso tempo, le associazioni di categoria, come Assarmatori e Confitarma, stanno chiedendo l’intervento dello Stato. Secondo loro, infatti, il trasporto marittimo non è solo un’attività economica, ma anche un servizio essenziale per il Paese. Per questo motivo propongono misure di sostegno, come aiuti economici legati all’aumento del costo del carburante, per evitare tagli ai collegamenti, che il governo finora non ha concesso. «Siamo pronti a riproporle, per scongiurare una compromissione dei servizi di collegamento, in particolare quelli di lungo raggio verso le isole maggiori», spiega al Corriere Stefano Messina, presidente di Assarmatori
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L’ipotesi di una riduzione delle corse o di tariffe più alte
Nel complesso, la situazione del trasporto marittimo appare diversa rispetto a quella degli aeroporti, dove si stima una disponibilità di carburante molto più limitata nel breve periodo. Nei traghetti, infatti, non si registrano criticità immediate di disponibilità di carburante e il settore sta riuscendo, almeno per ora, a reggere l’impatto dei rincari. Molto dipenderà dall’andamento dei costi energetici nelle prossime settimane. Se i prezzi dovessero rimanere elevati, le compagnie potrebbero essere costrette a intervenire sulla propria offerta, riducendo le corse o aumentando le tariffe.
