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Dalla cronaca allo streaming: Netflix tratta per il film sulla “famiglia nel bosco”

12 Aprile 2026 - 20:55 Greta Ardito
famiglia-nel-bosco-lite nathan catherine
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Prima la cronaca, poi il libro, ora il film: ottenuti i primi via libera, il progetto sarebbe già in fase avanzata. Al centro la storia della coppia e dei tre figli cresciuti isolati in Abruzzo, finita al centro di un caso giudiziario

Dalla marginalità di un casolare isolato alle logiche globali dell’intrattenimento. La parabola della cosiddetta “famiglia nel bosco” è pronta a compiere un nuovo, prevedibile salto: diventare un film. Secondo indiscrezioni riportate da La Stampa, Netflix sarebbe in trattativa avanzata per acquisire i diritti della vicenda e sviluppare un lungometraggio ispirato alla storia della coppia anglo-australiana e dei loro tre figli. Non si tratta, in realtà, di una sorpresa. La cronaca contemporanea ha da tempo smesso di essere solo materia informativa per diventare un bacino narrativo a cui si ricorre con crescente frequenza. E pochi casi, negli ultimi mesi, hanno offerto una miscela altrettanto efficace di elementi: isolamento volontario, infanzia “alternativa”, intervento delle autorità, scontro tra visioni del mondo.

Il conflitto al centro del racconto

La vicenda è nota. Catherine Birmingham, australiana, e Nathan Trevallion, inglese, hanno vissuto per anni con i loro tre figli in un rudere nei boschi abruzzesi, rivendicando una scelta educativa radicale, lontana dalle istituzioni e dai paradigmi tradizionali. Una scelta che le autorità hanno però ritenuto incompatibile con il diritto dei minori a una piena crescita sociale e culturale, fino alla decisione, sei mesi fa, di allontanare i bambini dalla famiglia. È su questo crinale scivoloso che si muoverebbe il progetto cinematografico: non tanto la ricostruzione dei fatti in sé, quanto il loro significato simbolico. Il conflitto tra un’idea di libertà individuale spinta fino all’isolamento e l’intervento dello Stato come garante dei diritti dei più fragili. E proprio questo scontro di civiltà sarebbe, nelle intenzioni di Netflix, l’asse del racconto. 

La storia si espande con il libro di Catherine Birmingham

Le trattative, stando a quanto emerso, avrebbero già incassato un passaggio decisivo: il via libera dei legali della coppia e della struttura di Vasto che oggi ospita i minori. Un dettaglio che segnala come la trasformazione della vicenda in prodotto audiovisivo non sia una semplice ipotesi, ma un processo già in corso. Nel frattempo, il racconto si espande. A maggio è prevista l’uscita del libro autobiografico di Catherine Birmingham, La nostra vita libera, ulteriore tassello di una narrazione che si articola ormai su più livelli: giudiziario, mediatico, editoriale. Il cinema – o meglio, lo streaming – arriva così come naturale evoluzione, seguendo una traiettoria ormai consolidata.

Il nodo dell’opportunità

Resta aperta, immancabilmente, la questione più delicata: l’opportunità. Quando una storia è in divenire, con conseguenze non ancora definite, la sua trasformazione in intrattenimento solleva domande difficili da eludere. Non è solo una questione di tempi, ma di sguardo: chi racconta, da quale prospettiva e con quale grado di responsabilità. Interrogativi tutt’altro che astratti. Il 21 aprile la Corte d’Appello dell’Aquila discuterà infatti il reclamo presentato dalla famiglia per chiedere la revoca dell’ordinanza di allontanamento dei bambini; mentre il 14 aprile si insedierà la nuova presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Nicoletta Orlandi, che subentra alla giudice che l’11 novembre scorso firmò il provvedimento all’origine del caso. Segno di una storia che, mentre si prepara a diventare racconto, è ancora in pieno svolgimento. Ma anche questo, ormai, fa parte del meccanismo: la cronaca accende l’attenzione, il dibattito la amplifica, l’industria la confeziona. E il passaggio da fatto a contenuto è spesso più rapido di quanto si voglia ammettere.

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