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I nodi irrisolti nella trattativa con l’Iran: l’uranio arricchito, Hormuz e i fondi congelati

12 Aprile 2026 - 10:56 Alba Romano
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L'analisi del New York Times sul fallimento dei negoziati: le proposte, i rifiuti e le repliche

Stretto di Hormuz, scorte di uranio arricchito e sblocco dei fondi iraniani all’estero. Qui si sarebbero scontrate Iran e Usa nei colloqui conclusi senza intesa poco prima dell’alba di domenica. Il New York Times le analizza, citando fonti iraniane.

Il muro contro muro

Il vicepresidente JD Vance ha lasciato Islamabad parlando di «offerta finale», senza però specificarne i contenuti. Due funzionari iraniani informati sui colloqui hanno spiegato che i nodi irrisolti sono tre: la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo, la fine delle 900 libbre di uranio altamente arricchito e la richiesta di Teheran dello sblocco di circa 27 miliardi di dollari di proventi petroliferi congelati all’estero. Gli Stati Uniti avrebbero chiesto la riapertura immediata di Hormuz. Teheran avrebbe invece rifiutato, proponendo di farlo solo a pace raggiunta. Non solo: ha chiesto anche risarcimenti per i danni subiti in sei settimane di attacchi aerei e lo sblocco dei fondi detenuti e congelati in diversi Paesi, tra cui Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania. Una proposta quest’ultima rifiutata dalla delegazione americana. Poi c’è il terzo punto, quello sull’uranio arricchito. Trump ha proposto di trasferire o vendere l’intero stock. Teheran ha presentato una controproposta, non è ben chiaro quale, ma senza esito.

Anche se non c’è stato accordo l’avvio di negoziati è un segnale importante

A guidare la delegazione iraniana è stato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha incontrato direttamente Vance: un faccia a faccia definito «cordiale e calmo» dalle fonti, e il più alto livello di contatto diretto tra i due Paesi dalla rottura delle relazioni diplomatiche nel 1979, dopo la Rivoluzione islamica. Secondo diversi osservatori, il solo svolgimento dei negoziati è comunque un segnale. «Si tratta dei colloqui diretti più seri e prolungati tra Stati Uniti e Iran, e riflettono l’intenzione di entrambe le parti di porre fine al conflitto», ha commentato al quotidiano americano l’analista Vali Nasr.

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