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Energia, la Francia segue Sánchez: raddoppiati i fondi per elettrificare case e trasporti

13 Aprile 2026 - 16:44 Gianluca Brambilla
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Di fronte alla nuova crisi energetica, Parigi e Madrid seguono la linea dettata da Bruxelles e accelerano sul passaggio all'elettrico. L'Italia, per ora, sceglie tutta un'altra strada

La nuova crisi energetica innescata dalla guerra in Iran ha riportato l’Europa davanti a un bivio: reagire allo shock tamponando i rincari dei combustibili fossili oppure accelerare sulla transizione verde. La linea che emerge in queste settimane da Bruxelles è netta. A esporla, senza troppi giri di parole, è la stessa presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: «Questa è la seconda crisi dei combustibili fossili in pochi anni», ha ricordato la leader dell’esecutivo europeo. E ha aggiunto: «L’unica via d’uscita duratura dalla dipendenza dai combustibili fossili è la modernizzazione, passando alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili e nucleari ed elettrificando l’economia il più rapidamente possibile».

Il regio decreto spagnolo da 5 miliardi

Tra le grandi economie europee, ce ne sono due che hanno seguito alla lettera le indicazioni di Bruxelles: la Spagna di Pedro Sánchez e la Francia di Emmanuel Macron. A marzo, il governo di Madrid ha approvato un decreto da circa 5 miliardi di euro orientato alla crescita delle rinnovabili e all’elettrificazione del sistema. Per raffreddare i prezzi, il governo Sánchez ha approvato una «drastica riduzione» delle accise sull’energia, con una diminuzione fino al 60% di quelle sull’elettricità, e un aiuto di 20 centesimi per litro di gasolio per le categorie più colpite dal caro carburante.

Accanto a tutto ciò, la Spagna ha introdotto una detrazione fiscale del 15% sull’imposta sul reddito per l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi plug-in, insieme a una serie di altri incentivi per l’autoconsumo, le pompe di calore (un’alternativa elettrica alle caldaie tradizionali) e le riqualificazioni energetiche degli edifici. Il pacchetto, inoltre, prevede ammortamenti accelerati per le imprese che investono in rinnovabili.

EPA/Raul Caro | Un parco solare con 400mila pannelli fotovoltaici inaugurato a Guillena, in Spagna, nel 2025

La Francia spinge su auto elettriche e pompe di calore

Nei giorni scorsi, anche Parigi si è rimboccata le maniche e ha presentato un pacchetto di misure che ricalca in buona parte quanto fatto in Spagna. Il piano presentato dal governo presenta l’elettrificazione come una vera e propria priorità nazionale, che restituirà sovranità energetica al paese e difenderà il potere d’acquisto dei cittadini. Per questo, il sostegno statale alle misure per il passaggio all’elettrico è stato raddoppiato e salirà a 10 miliardi di euro all’anno entro il 2030.

Per quanto riguarda la mobilità, il governo francese punta a far sì che due nuove auto immatricolate ogni tre siano elettriche entro la fine dell’attuale decennio, sia attraverso incentivi finanziari (fino a 9.500 euro per le auto, fino a 100.000 euro per furgoni e camion elettrici). Ma l’elettrificazione passa anche dagli edifici, attraverso la sostituzione delle caldaie con nuove e più efficienti pompe di calore. Il governo francese punta a installarne un milione all’anno fino al 2030, partendo innanzitutto dalle case popolari. Dal 2027, inoltre, scatta il divieto di installare caldaie a gas nei nuovi edifici. E anche i bonus edilizi, d’ora in poi, avranno come condizione indispensabile il passaggio obbligatorio a sistemi di riscaldamento elettrici.

ANSA/Luca Zennaro

Le misure tamponi dell’Italia su carburanti e bollette

L’Italia, finora, sembra aver scelto una strada decisamente diversa rispetto a Francia e Spagna, puntando esclusivamente su misure tampone contro il caro carburante, come il taglio temporaneo delle accise su benzina e gasolio. Poco dopo lo scoppio della guerra in Iran, il parlamento ha approvato il decreto bollette, che prevede però aiuti solo a una ristretta fetta di cittadini ed è stato severamente bollato come «insufficiente» dalle opposizioni. Per quanto riguarda la spinta all’elettrificazione, non si segnala alcuna iniziativa da parte del governo Meloni. Anzi, il parlamento ha votato un emendamento per prorogare la chiusura definitiva delle ultime centrali a carbone (ora prevista per il 2038).

Mentre Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha invitato il governo italiano e l’Unione europea a riconsiderare lo stop all’importazione di gas russo. «L’Italia ha una dipendenza energetica dall’estero ben superiore alla Francia, storicamente oltre il 70% del fabbisogno complessivo. Questa vulnerabilità è emersa con chiarezza dopo l’invasione russa dell’Ucraina e, più recentemente, con le tensioni nello Stretto di Hormuz. Nonostante queste circostanze, le scelte politiche nazionali sono state spesso meno coerenti e tutt’altro che lungimiranti», commenta Pierpaolo Cazzola, direttore dello European Transport and Energy Research Centre presso l’Università della California. Mentre il resto d’Europa spinge verso l’elettrico, insomma, l’Italia sembra andare avanti con il freno a mano tirato. Una situazione che, sul medio e lungo periodo, rischia di rendere il paese più vulnerabili di fronte a nuovi shock geopolitici.

Foto copertina: EPA/Olivier Matthys | Il presidente francese Emmanuel Macron e il premier spagnolo Pedro Sánchez all’ultimo Consiglio europeo, 19 marzo 2026

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