Ultime notizie Crisi Usa - IranDonald TrumpGiorgia MeloniPapa Leone XIV
POLITICAAntisemitismoCamera dei deputatiCentrosinistraLazioPDRoma

Antisemitismo, il ddl sbarca alla Camera e riapre la faglia tra i dem. Riformisti pronti a rompere di nuovo

15 Aprile 2026 - 18:10 Luca Graziani
camera deputati
camera deputati
Domani l’incardinamento in Affari costituzionali. La maggioranza non intende toccare il testo. Tra gli schleiniani cresce l’ipotesi del no, anche alla luce delle ultime mosse di Israele in Cisgiordania

Il disegno di legge contro l’antisemitismo arriva alla Camera con una certezza e un’incognita. La certezza è che la maggioranza non ha alcuna intenzione di riaprire il cantiere. L’incognita è il Pd, che sul testo si prepara a rivivere la stessa lacerazione andata in scena al Senato. Domani, 16 aprile, il provvedimento sarà incardinato in commissione Affari costituzionali, ma già prima dell’avvio formale dell’esame il clima è da resa dei conti: se nel centrodestra prevale la linea del “non si tocca”, tra i democratici sale già la tensione con riformisti.

Il nodo è ancora una volta la definizione Ihra di antisemitismo, che il ddl della maggioranza richiama e che resta il punto più contestato dalle opposizioni. L’International Holocaust Remembrance Alliance la definisce uno strumento “non giuridicamente vincolante” e, tra gli esempi allegati, include anche il paragone tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista, pur specificando che le critiche a Israele analoghe a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non sono di per sé antisemite.

La posizione della maggioranza

«Il testo è quello, c’è un accordo di maggioranza», mette in chiaro a Open Alessandro Urzì, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione. Non ci sono correzioni politiche in vista. E le eventuali obiezioni dell’opposizione verranno lette come un nuovo tentativo di spostare il confronto dal terreno dell’antisemitismo a quello del giudizio sul governo israeliano. La stessa impostazione filtra da Forza Italia: un conto è Netanyahu, un altro è l’antisemitismo, ripetono, convinti che i due piani vadano tenuti separati. Il lavoro vero, comunque, non partirà a tamburo battente: l’incardinamento ci sarà, ma il decreto Sicurezza terrà impegnata la commissione per tutta la prossima settimana.

Per l’approdo in Aula ci vorrà tempo. Ma è lì, al momento del voto, che si riaprirà il dramma tra i dem. Al Senato la linea ufficiale è stata l’astensione. Sei senatori della componente riformista hanno rotto le righe e votato a favore insieme al centrodestra. Alla Camera il copione rischia di ripetersi, forse in forma ancora più netta. Nell’area riformista vengono dati già orientati al sì Marianna Madia, Lorenzo Guerini, Piero Fassino, Virginio Merola e Lia Quartapelle. Il ragionamento è che il testo, rispetto alla prima impostazione, sia stato ripulito: non contiene più divieti sulle manifestazioni né nuove fattispecie penali e resta una legge di principio contro una forma specifica di odio. Fassino, intercettato da Open nei corridoi della Camera, lo dice apertamente: lui e gli altri deputati riformisti voteranno sì.

«Non ci mettiamo a fare ostruzionismo su una cosa del genere, una presa di posizione che non toglie nulla ai palestinesi», sottolinea un altro riformista. «Quella definizione, introdotta in Italia da Giuseppe Conte nonostante i Cinque stelle l’abbiano poi bocciata in Senato, è stata votata anche da Schlein al Parlamento europeo. È evidente che il Pd in questa fase è più favorevole a una legge generale contro i razzismi che a impegnarsi su una legge specifica. Ma noi non cambiamo idea».

Cosa dice il Pd

Dall’altra parte, però, negli ambienti più vicini a Elly Schlein lo schema si è complicato rispetto a qualche settimana fa. L’idea che prende quota è che adesso l’astensione, usata al Senato come formula di compromesso, alla Camera possa non bastare più. «Da regolamento è un voto contrario», sottolinea qualcuno, come a dire: stavolta campo libero al no. A pesare non è soltanto la contestazione originaria alla definizione Ihra, ma anche il contesto internazionale.

Tra gli schleiniani si ragiona infatti sugli effetti politici della nuova legge approvata dalla Knesset, che in Cisgiordania introduce la pena di morte per impiccagione come pena ordinaria per palestinesi condannati dai tribunali militari per attacchi mortali.

Nel Pd il punto viene tradotto così: se il ddl italiano assume una definizione che considera sospetto, o quantomeno scivoloso, paragonare certe politiche israeliane a regimi di oppressione o usare categorie come apartheid, allora in un contesto come questo l’opportunità giuridica di approvare questa legge diventa ancora più evidente. Il rischio, di nuovo, è contribuire a restringere lo spazio della critica legittima verso Israele.

Per i riformisti dem, però, questo è un falso problema. Il collegamento con la nuova legge israeliana? «Ma va, è una strumentalizzazione continua”, sibilano. E sul punto è netto anche Urzì: si tratta di «percorsi totalmente estranei», perché «l’Italia non si fa condizionare dalla legislazione di un Paese estero».

Chi nel Pd ha sostenuto il sì al Senato, insomma, continua a perorare lo stesso concetto: una legge italiana contro l’antisemitismo non toglie nulla ai palestinesi e non impedisce la critica politica a Netanyahu. Anzi, ragionano, proprio separare nettamente i due livelli servirebbe a evitare la confusione che ha avvelenato il confronto fin qui.

Cosa farà Schlein

Per ora, invece, la segreteria non scopre le carte. Fonti dem rinviano il chiarimento politico a un confronto da tenersi la prossima settimana. L’iter parlamentare farà il suo corso, «il tempo non manca», sottolineano. Ma il nodo resta: con il testo blindato, nel Pd stavolta sarà più difficile riproporre la linea dell’astensione. Una posizione troppo debole per chi considera pericolosa per il diritto di critica a Israele la definizione Ihra, e troppo fredda per chi proprio non vuole lasciare alla destra campo libero nella battaglia contro l’antisemitismo.

leggi anche