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La storia di Erika, morta in Egitto per un farmaco letale: la denuncia della madre e i sospetti sul marito egiziano

16 Aprile 2026 - 10:30 Roberta Brodini
erika squillace e la mamma tiziana
erika squillace e la mamma tiziana
La presunta gravidanza, il farmaco letale e le ombre sul comportamento del 32enne egiziano: così la madre di Erika Squillace cerca ora giustizia

Erika Squillace e il marito egiziano erano sposati solo da un mese quando hanno deciso di andare in Egitto per conoscere la famiglia di lui. Qualcosa, però, turbava già la madre della 27enne originaria di Mentana, Tiziana Quattrocchi, che aveva scelto di non lasciar partire la figlia da sola e di seguirla ad Alessandria d’Egitto. Era come se sapesse, in cuor suo, che qualcosa di brutto sarebbe presto successo.

Il matrimonio lampo e il viaggio in Egitto

La madre della vittima, Tiziana Quattrocchi, ha raccontato a Il Messaggero la storia di Erika, deceduta all’ospedale Andalusia Hospital Al Shallat ad Alessandria d’Egitto il 20 agosto 2025. Un matrimonio lampo, come racconta la donna, quello con il 32enne egiziano, seguito subito dopo da un viaggio in Egitto per conoscere la famiglia di lui. Tiziana avrebbe avuto ragioni per non partire con la coppia, ma aveva deciso di farlo comunque: «L’ho accompagnata nonostante mia madre stesse male, sentivo dentro un malessere, l’istinto di una madre non mente», ha confessato nell’intervista al quotidiano. Così il 31 luglio sono partiti alla volta di Alessandria d’Egitto.

Il comportamento del marito

Una volta atterrati, però, l’uomo avrebbe da subito cambiato atteggiamento nei confronti della moglie, diventando distante, comunicando con lei solo via Whatsapp e impedendole, insieme alla suocera, di uscire di casa, mentre lui stava in giro tutto il giorno.

Il malessere della donna e la visita in ospedale

Erika non si sentiva bene già da qualche tempo: «Da maggio aveva valori nelle analisi che facevano pensare a una gravidanza, ma non si vedeva nulla nel suo ventre». Così la 27enne si era convinta a partire, rimandando i successivi controlli in Egitto, dove la situazione però non accennava a migliorare. Un giorno il marito l’avrebbe portata a Tanta, una città a un’ora di auto da Alessandria d’Egitto, dove un medico l’avrebbe visitata diagnosticandole una gravidanza isterica e prescrivendole il farmaco poi incriminato della sua morte: il Methotrexat Ebewe (un medicinale utilizzato come chemioterapico per vari tumori e come immunosoppressore per malattie autoimmuni gravi, ndr). Il farmaco le era stato prescritto per «far tornare il ciclo». Nonostante le perplessità della madre, il marito si sarebbe imposto, facendo leva sul suo ruolo decisionale all’interno della famiglia. Determinante anche lo scoglio linguistico: né la madre né la figlia parlavano arabo, risultando così tagliate fuori dalle comunicazioni con i medici e dovendo fare affidamento solo sul 32enne.

La somministrazione casalinga e la dose letale

Una volta tornati alla loro abitazione, sarebbe stata una vicina di casa, chiamata dal 32enne, a inoculare il farmaco a Erika, con una consistente variazione sul dosaggio, però: 2.500 ml al posto dei 100 ml prescritti. Qui ha inizio il vero e proprio calvario della giovane, che comincia a manifestare sintomi molto sospetti. La madre racconta: «Aveva le labbra e la gola gonfie, la pelle si squamava, perdeva sangue dalle orecchie, i denti traballavano, vomitava di continuo bile».

Passavano i giorni ed Erika non accennava a stare meglio, fino a quando non si è accasciata, ed è stata portata di corsa in ospedale. Le sue condizioni erano però già gravissime. Il Consolato italiano nel frattempo era intervenuto, prestando assistenza e organizzando un aereo militare attrezzato del costo di 30mila euro per riportare la 27enne in Italia: la donna aveva infatti solo il 30% di probabilità di sopravvivere, nelle sue condizioni. Ma l’ospedale egiziano si era opposto al rimpatrio, sostenendo che Erika non sarebbe sopravvissuta al viaggio in aereo. Il 20 agosto 2025, la giovane morirà, confessando alla madre: «Mamma io sto morendo, ma tu mi devi perdonare perché io non ti ho ascoltato».

La denuncia

Dopo il disorientamento dei primi giorni passati, come è comprensibile a gestire la burocrazia, l’incontro con il medico legale e maldestri colloqui in Questura, Tiziana Quattrocchi ha deciso di andare a fondo della questione. Una volta riportata a Mentana la salma, ha deciso di denunciare, insieme al nuovo marito a cui Erika era molto legata, l’ex genero. Il 32enne dal canto suo sarebbe rientrato a sua volta a Mentana con un visto turistico e starebbe ora lavorando. La speranza è che il telefono di Erika, ora in mano ai Ris, dia più risposte. La madre sostiene infatti che la figlia volesse da tempo divorziare, e che forse proprio per questo il marito, determinato all’ottenimento della cittadinanza, abbia concorso a cagionare la sua morte. Da accertare, inoltre, secondo l’avvocato Daniele Sacra, anche le responsabilità della struttura ospedaliera di Tanta, che aveva prescritto alla giovane un farmaco chemioterapico senza alcuna ragione.

FOTO: Fonte Il Messaggero

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