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L’IDF e il fotoritocco del giornalista Ali Shoeib ucciso in Libano: «Era un’illustrazione digitale»

16 Aprile 2026 - 23:23 David Puente
IDF: «Volevamo mostrare che era un terrorista». Ma la prova dell'affiliazione a Hezbollah resta dubbia

Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ammesso di aver manipolato digitalmente un’immagine del giornalista libanese Ali Shoeib, ucciso a marzo in un attacco aereo nel sud del Libano. La controversia è nata dalla pubblicazione sui canali social dell’esercito di una foto in cui il giubbotto con la scritta “Press” di Shoeib era stato sostituito con un’uniforme di Hezbollah.

Il caso della foto manipolata

L’immagine originale, che ritraeva Shoeib con le insegne della stampa, è stata diffusa dall’IDF con un fotomontaggio che lo mostrava in assetto militare. Ad accompagnare il post, il commento ufficiale dell’esercito: «un giubbotto da stampa è solo una copertura per il terrore».

Dopo le richieste di verifica inoltrate da testate internazionali, tra cui Fox News, i vertici militari hanno confermato che la foto era stata effettivamente “photoshoppata”.

Le dichiarazioni del portavoce IDF

Il tenente colonnello Nadav Shoshani, portavoce internazionale dell’IDF, ha definito l’operazione una “illustrazione digitale”, spiegando che l’intento era mostrare graficamente l’appartenenza dell’uomo al gruppo sciita.

Sempre secondo quanto dichiarato da Shoshani, intervistato da Haaretz, l’immagine era composta da “una parte autentica e una modificata” e che il carattere del fotomontaggio sarebbe stato palese per il pubblico.

Le reazioni della Foreign Press Association

La Foreign Press Association (FPA) ha condannato l’iniziativa, sostenendo che l’uso di immagini alterate o generate tramite intelligenza artificiale da parte di un esercito «solleva dubbi sulla credibilità di altri materiali visivi distribuiti». L’associazione ha accusato l’IDF di voler screditare la figura del giornalista ucciso senza fornire prove documentali immediate.

Le accuse di terrorismo e il diritto internazionale

L’IDF sostiene che Shoeib fosse un membro operativo dell’unità di intelligence della Forza Radwan di Hezbollah dal 2020. Per questa ragione, il giornalista è stato classificato come un “bersaglio militare” legittimo, con l’approvazione dei consulenti legali dell’esercito. Ad oggi, non sono state rese pubbliche prove che attestino la partecipazione attiva di Shoeib a combattimenti o operazioni ostili al momento dell’attacco.