Dalla laurea al libro scandalistico, la versione di Claudia Conte in una lettera del legale: «Zero favoritismi e illegalità»

Claudia Conte fornisce la sua versione dei fatti. Lo fa con una lettera firmata dal suo legale, l’avvocato Domenico Forgione del foro di Napoli, e indirizzata all’agenzia Adnkronos. Dopo l’onda mediatica che l’ha travolta da quando ha reso pubblica la sua relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, la giornalista non era più intervenuta pubblicamente. Ora, però, ribadisce la sua posizione sui titoli di studio e sul presunto libro-scandalistico, e annuncia possibili azioni legali nei confronti di chi avrebbe diffuso notizie ritenute diffamatorie.
I titoli di studio e la carriera professionale della giornalista
Nel testo, il legale respinge l’ipotesi di un libro-confessione o di rivelazioni di carattere scandalistico, chiarendo che Claudia Conte non intende rilasciare interviste sulla propria vita privata né alimentare il dibattito mediatico. Viene inoltre richiesto il rispetto della sua privacy, in un contesto che – secondo quanto riportato – sarebbe segnato da attacchi e ricostruzioni ritenute infondate. Forgione contesta anche alcune affermazioni circolate su media e social, tra cui presunte irregolarità nei titoli di studio, incarichi ottenuti tramite interventi politici e ipotesi di comportamenti ricattatori. Sulla questione della laurea presso la Luiss Guido Carli, il legale precisa che la sua assistita «si è immatricolata e ha sostenuto diversi esami di profitto, prima di effettuare la rinuncia agli studi e completare positivamente il proprio percorso universitario presso un altro ateneo».
Secondo il legale, la carriera di Conte si sarebbe sviluppata in modo autonomo, attraverso incarichi affidati da committenti diversi e senza alcuna interferenza esterna. «Hanno vivisezionato la sua carriera e non è emerso un solo incarico, ancorché gratuito, riconducibile a illecite sollecitazioni o a favoritismi da parte di chicchessia, men che meno da parte di esponenti di governo», si legge nella lettera. «Più scandagliano e più trovano lavori risalenti nel tempo con committenti diversi tra loro, il più delle volte riferibili a diversi ambiti politici ed istituzionali. Senza contare che, in tutti i casi emersi, chi le ha dato gli incarichi ha spiegato di averla scelta autonomamente per i suoi meriti e senza condizionamenti di sorta», scrive ancora Forgione.
L’accostamento col caso Boccia-Sangiuliano
Nella lettera si respingono inoltre le insinuazioni su presunti legami con ambienti criminali o su un coinvolgimento in complotti politici, definite «prive di fondamento». Per quanto riguarda l’accostamento del caso Conte-Piantedosi a quello Boccia–Sangiuliano, l’avvocato specifica: «Il diritto di cronaca non può e non deve diventare dileggio, come peraltro prevede il codice deontologico dell’ordine dei giornalisti. Il tentato accostamento con precedenti casi è del tutto infondato, non essendoci alcuna analogia sul piano dei fatti, delle dinamiche, dei comportamenti personali e della postura mediatica. La compostezza e il silenzio della mia cliente sulla propria vita privata – ora e per il futuro – ne sono la riprova».
«I diffamatori – continua l’avvocato Forgione – si rassegnino al fatto che ci sono zero rivelazioni choc, zero illegalità, zero complotti e zero ricatti da utilizzare per poter portare ancora avanti questa campagna di stampa denigratoria, infondata e strumentale su un tema che peraltro non dovrebbe suscitare alcun reale interesse pubblico. Chiaramente tutti quelli che hanno sostenuto o anche fatto allusioni diffamatorie su questi aspetti ne risponderanno nelle sedi appropriate», conclude.
