La mostra di pop art a Reggio Calabria era piena di falsi: sequestrati 143 dipinti attribuiti a Banksy, Andy Warhol e Keith Haring

Andy Warhol, Banksy, Keith Haring. C’erano alcune delle firme più riconoscibili dell’arte contemporanea dietro le opere esposte in una recente mostra a Reggio Calabria, intitolata Pop to Street Art: Influences. Ma in realtà, quei grandi nomi non servivano ad altro che ad attirare pubblico e vendere biglietti. Le opere esposte tra i corridoi dell’Accademia di Belle Arti, infatti, erano quasi tutti dei falsi. La scoperta arriva dalla procura di Reggio Calabria, che ha messo a lavorare sul caso i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza. Dagli accertamenti è emerso come almeno 143 delle 170 opere esposte sono delle “croste”, ossia dipinti di nullo o scarso valore artistico.
Tre belgi iscritti nel registro degli indagati
«Le opere d’arte esposte – spiega Giuseppe Borrelli, procuratore di Reggio Calabria – erano state concesse in prestito quali beni artistici autentici da una società belga all’Accademia di belle arti reggina, ente organizzatore dell’evento, a fronte di un corrispettivo pari a 50mila euro, mediante la sottoscrizione di un contratto che prevedeva anche la possibilità di ricavare ulteriori guadagni sia dagli incassi della biglietteria che dalla connessa attività di vendita di oggettistica promozionale». Le perquisizioni hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di tre cittadini belgi e delle società a loro collegate.
Il sequestro dei falsi
Nei giorni scorsi, i carabinieri hanno sequestrato 133 falsi dipinti attribuiti a Warhol e Haring. Altri dieci, riconducibili a Banksy, sono stati individuati a Liegi, in Belgio. Altre undici opere restano sotto verifica. Secondo il procuratore Borrelli, gli indagati avrebbero messo in piedi «un complesso sistema criminale specializzato nella produzione seriale di falsi riconducibili ai principali esponenti del noto movimento artistico internazionale Pop Art, con lo scopo di organizzare mostre ed eventi espositivi in tutta Europa, Italia compresa, traendone profitto e ingannando il pubblico sulla autenticità delle opere artistiche».
