Marco Poggi a Quarto Grado: «Hanno giocato sulla morte e la vita di Chiara». I sospetti su di lui e le critiche ai pm: «Certe piste potevano smorzarle» – Il video

«Quello che mi dispiace di più è che hanno rovinato l’immagine di Chiara» si lamenta Marco Poggi, fratello della 26enne uccisa il 13 agosto 2007 nella loro villetta di via Pascoli a Garlasco. Ha scelto di parlare per la prima volta in televisione a Quarto grado, che questa sera 5 giugno manderà in onda l’intervista esclusiva su Rete4. Al programma condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero, Marco Poggi ha spiegato il motivo del suo lungo silenzio sul delitto di sua sorella.
Perché Marco Poggi ha parlato ora: la “bolla” che si è rotta
Marco Poggi oggi ha 37 anni. Vive in Veneto, dove lavora come impiegato. Da quasi vent’anni si è allontanato dalla provincia di Pavia. Una scelta dettata dalla necessità di tenersi lontano dai riflettori a lungo puntati sulla vicenda che ha travolto la sua famiglia. Ora però spiega si è rotta una “bolla”. Il motivo del lungo silenzio, e della sua fine, sarebbe legato proprio alla riapertura delle indagini sul caso. Nell’inchiesta bis della Procura di Pavia, a essere indagato non è più Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio, ma Andrea Sempio, amico storico di Marco e frequentatore abituale della casa di Garlasco.
Nel corso dell’anno appena trascorso, il nome del fratello della vittima ha cominciato a circolare nei dibattiti pubblici, alimentando ipotesi mai sfociate in accuse formali. «Mi son sempre creato una bolla», ha detto Poggi nell’anticipazione diffusa da Quarto Grado, «poi quest’anno si è detto di tutto. Si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara». Sulla sua posizione ha aggiunto: «Si è iniziato a fare ipotesi su di me. Sai che non puoi farci niente, però…».
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«Tutto il fango non scivolerà mai addosso»
«Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che più difficilmente mi andrà via – continua Marco Poggi – Se nessuno mette un freno, se nessuno toglie alle persone l’illusione che una determinata pista o ricostruzione non esiste, ci sarà sempre qualcuno che si inventerà la qualunque». Il suo auspicio è quello di «arrivare a una fine un po’ di tutto. Adesso le indagini sono finite, penso che tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso. Però credo che ora si possa interrompere».
L’interrogatorio del 6 maggio e i video di Chiara con Stasi
Marco Poggi è stato sentito dai pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano per tre volte nel giro di poco più di un anno, l’ultima il 6 maggio scorso. In quella sede ha ribadito di non credere che Sempio possa aver ucciso sua sorella, e di non aver mai visto sul pc di famiglia filmati intimi di Chiara insieme al suo ex fidanzato Stasi. Secondo la Procura di Pavia e i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, sarebbe stato proprio quel materiale visivo a innescare un’ossessione di Sempio nei confronti della 26enne, configurando così il movente del delitto. Poggi ha ipotizzato che l’amico avrebbe potuto vedere quei video in un momento in cui lui non era presente. Per quanto riguarda le prove a carico di Sempio, le pm gli hanno sottoposto la compatibilità del profilo Y con il Dna trovato sulle unghie della vittima e la cosiddetta «impronta 33», una palmare non insanguinata sulla parete delle scale che conducono in cantina, attribuita a Sempio su consulenza di parte contestata dalla difesa.
Le accuse respinte e la difesa dell’amico Sempio
Negli atti della chiusura dell’inchiesta, inquirenti e investigatori hanno sostanzialmente accusato Marco Poggi di aver tenuto un atteggiamento ostile nei confronti della nuova indagine, di aver modificato alcuni punti della sua versione rispetto alle dichiarazioni del 2007 e di aver difeso con costanza l’amico. Poggi, che nel procedimento figura come persona offesa insieme ai genitori, ha invece confermato di non credere alla colpevolezza di Sempio. Sull’accusa di essere stato a sua volta sospettato di coinvolgimento nel delitto, ha dichiarato: «Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara mi ha fatto male. Chi indagava poteva benissimo smorzare alcune piste».
Il giorno del delitto e la vacanza in Trentino
Al momento dell’omicidio, il 13 agosto 2007, Marco si trovava in montagna con i genitori, Giuseppe Poggi e Rita Preda: era partito per il Trentino otto giorni prima, il 5 agosto. All’epoca studente, aveva raccontato di non aver avvisato nessuno della partenza, perché «non era nostra abitudine salutarci per una vacanza di dieci giorni». Secondo un’informativa dei carabinieri del 2020, poi archiviata, l’ipotesi che Sempio ignorasse l’assenza dell’amico era stata giudicata «inverosimile», poiché i due si erano visti anche la sera prima della partenza. Sempio, dal canto suo, nelle precedenti indagini aveva sempre sostenuto di non conoscere la data esatta della partenza di Marco, e che le tre telefonate a casa Poggi tra il 7 e l’8 agosto erano state fatte proprio per sapere se ci fosse.

