Che cos’è il “bindi” e perché Air India (e non solo) lo vuole vietare alle sue hostess

L’India è considerato il Paese al mondo in cui convivono più religioni e con il maggior numero di praticanti: induismo, islam, cristianesimo, sikhismo, buddismo e giainismo. A comporre però la stragrande maggioranza dei fedeli sarebbero gli induisti, che rappresentano l’80% della popolazione indiana. Eppure, la principale compagnia aerea indiana, Air India, e il colosso della rivendita di occhiali Lenskart, che conta 2.400 punti vendita nel Paese, avrebbero cercato di impedire alle loro dipendenti induiste di indossare i simboli della loro religione durante il lavoro. Vietati bindi, sindoor e tilak. Inaspettatamente, però, concesso il velo islamico.
Cosa sono Bindi, Sindoor e Tilak
Sono solo alcuni tra i simboli che ogni giorno milioni di donne indiane indossano in virtù della loro religione indù e si chiamano: Bindi, Sindoor e Tilak. Il bindi è il tipico puntino decorativo apposto in mezzo alla fronte dalle donne, tra le sopracciglia. Il suo nome deriva dal sanscrito bindu (“punto” o “goccia”) e simboleggia il “terzo occhio” o chakra dell’ajna, centro dell’energia interiore, della saggezza e del controllo. In passato, aveva anche una funzione medica, soprattutto quando eseguito con un mix di legno di sandalo giallo e rosso, rosso e giallo curcuma, zafferano, fiori vari, frassino e ossido di zinco, e il suo effetto era quello di mantenere le energie vive. Nel nord dell’India, generalmente, viene indossato solo dalle donne sposate, mentre nel sud tutte le ragazze sono solite indossarlo, anche se single. Ne esistono molte versioni, da quelle adesive al semplice puntino creato manualmente con polvere colorata.

Il sindoor è, invece, una polvere tradizionale rosso vermiglio indossata dalle donne indù sposate. Si applica alla radice dei capelli, lungo la scriminatura (o sulla fronte) come simbolo di matrimonio, fertilità e devozione al marito. Da vedove o single è invece vietato portarlo.
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Il tilak, infine, è un segno più ampio e allungato, usato da uomini e donne e che ha sempre valenza religiosa. Può essere di diversi colori e riportare anche delle decorazioni. Così un tilaka rosso è solitamente adoperato dalle donne per indicarne lo stato coniugale, o da pellegrini in seguito alla visita di un tempio.

Le direttive interne di Air India
Circolano da qualche giorno sul web delle comunicazioni interne diffuse tra il personale Air India. Ex compagnia di bandiera, è stata poi acquistata dal colosso indiano Tata Group nel 2022 a seguito di un processo di privatizzazione. La direttiva incriminata riferisce che il sindoor è vietato e che «il bindi non è consentito con l’uniforme indo-occidentale». L’intento di fondo sembra dettato dalla volontà di imporre standard di immagine aziendale uniformi e professionali, spesso ispirati a modelli occidentali. Così un poliziotto indiano di nome Pranav Mahajan si è unito alla protesta online, scrivendo: «Sembra che il problema sia molto più profondo. Ecco alcune immagini tratte dal manuale dell’equipaggio di cabina di Air India. Bindi, Sindoor, Tilak ecc. non sono ammessi. Perché lo fanno in modo così sfacciato?».
Lenskart e il caso del dipendente costretto a tagliarsi i capelli
Zeel Soghasia, un dipendente della catena di negozi di occhiali Lenskart, che conta più di 2.400 punti vendita in India, portava sia la shikha, una piccola ciocca di capelli più lunga lasciata cresce sulla nuca da alcuni induisti come simbolo religioso e di devozione, sia il tilak. Sarebbe stato licenziato perché si è rifiutato di tagliarsi i capelli e di rimuovere il tilak. La sua storia ha fatto discutere moltissime persone. Così la compagnia sarebbe stata costretta a fare dietrofront con messaggi in cui esprimeva il suo pentimento e ha fatto sapere di aver modificato la “Guida di stile” per i suoi negozi: «Queste linee guida accolgono in modo esplicito e inequivocabile ogni simbolo di fede e cultura che i membri del nostro team portano con sé: bindi, tilak, sindoor, kalawa, mangalsutra, kada, hijab, turbante e altro ancora. Non come eccezioni, ma come parte integrante della nostra identità. Lenskart è stata fondata in India, da indiani, per gli indiani». Sono in moltissimi però a pensare che il pentimento non sia sincero e che sia arrivato troppo tardi.
"I was instructed by Lenskart to cut off my shikha and stop wearing my tilak. When I chose not to comply, I was terminated". — Zeel Soghasia
— Shravan (@Atarangi_Insaan) April 18, 2026
This is clear-cut discrimination and prejudice, far beyond any internal policy. Mr. Soghasia deserves to be brought back and reinstated.… pic.twitter.com/rXRPaZrsR9
India, induismo e islam: una convivenza difficile
Ciò che più stupisce di queste direttive è il fatto che l’India sta attraversando una delle sue fasi più integraliste per quanto riguarda la diffusione e applicazione delle norme di condotta della religione indù. Mai forse come oggi – soprattutto grazie al governo capeggiato dal primo ministro Narendra Modi, in carica dal 2014 – l’induismo è stato al centro di politiche che ne valorizzano i simboli religiosi, la lingua delle sacre scritture (il sanscrito) e le abitudini alimentari. E mai come in questi anni, la religione indù si e imposta come assoluta nemica dell’islam, portando a durissimi scontri che hanno causato morti e feriti, nonché l’abbattimento di luoghi religiosi, architetture e abitazioni appartenenti alla comunità musulmana. Quest’ultima ammonta al 15% circa della popolazione totale ed è seconda solo all’induismo. Il fatto quindi che due direttive, emanate da due compagnie profondamente radicate nella cultura indiana, abbiamo scelto di mettere al bando i simboli religiosi e i costumi della religione maggioritaria nel Paese, persino in favore del hijab, il velo indossato dalle donne musulmane, non poteva non destare asprissime polemiche.
