Il Wsj: «Gli iraniani considerano Trump un fesso». E lui cita la Bibbia nello Studio Ovale – La diretta

Nel 54esimo giorno della Guerra del Golfo tra Usa, Israele e Iran i Pasdaran hanno minacciato gli altri paesi dell’area: se continueranno ad aiutare gli Stati Uniti verranno colpiti i loro impianti per l’estrazione di petrolio. Intanto Donald Trump è in polemica con il Wall Street Journal, che ha scritto che Teheran considera il presidente «un allocco». E sempre secondo il quotidiano il tycoon non vorrebbe riprendere la guerra, che è impopolare in patria. Per questo spinge per un accordo.
Intanto secondo i sondaggi l’approvazione del presidente è al 33%. E per i media americani l’Iran ha ancora una ragguardevole capacità militare che userà per difendersi in caso di nuovi attacchi dagli Usa. Sempre Trump ha detto che la chiusura dello Stretto di Hormuz sta causando danni per mezzo miliardo di dollari al giorno all’Iran. Per questo saranno costretti a un accordo.
Donald Trump cita la Bibbia nello Studio Ovale
Donald Trump è apparso dallo Studio Ovale martedì sera, alle prese con la lettura di un passo dell’Antico Testamento, a pochi giorni dall’acceso scontro con papa Leone e dalle critiche dei sostenitori evangelici per aver condiviso un meme in cui appare come un guaritore simile a Gesù.
Ha recitato il passo dalla sua scrivania con le mani giunte su una Bibbia aperta davanti a sé, pur guardando dritto in camera, in un video che ha alternato inquadrature da due angolazioni diverse.
Nel dettaglio, Trump ha letto un brano del settimo capitolo del Secondo Libro delle Cronache, ambientato durante la consacrazione del Tempio da parte di Re Salomone nell’antica Gerusalemme. Dio promette il perdono se una generazione futura dovesse ribellarsi per poi pentirsi: «Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilierà, pregherà, cercherà il mio volto e si distoglierà dalle sue vie malvagie, allora io ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e risanerò la sua terra». Il versetto è citato da tempo in numerosi raduni politici dell’area cristiana conservatrice, come per la Convention nazionale repubblicana del 2024.
La Bibbia è «indissolubilmente legata alla nostra identità nazionale e al nostro stile di vita», ha affermato Trump in una dichiarazione legata all’evento dedicato ad ‘America 250’ – l’anniversario della fondazione degli Stati Uniti – e un incoraggiamento al “ritorno alle fondamenta spirituali che hanno plasmato il nostro Paese”. ‘America Reads the Bible’, questo il tema, si basa sulla lettura di ogni partecipante di un brano trasmesso in streaming dal Museum of the Bible di Washington e da altre sedi. La dichiarazione del tycoon ha citato figure storiche come il leader puritano John Winthrop, che «implorava i suoi compagni coloni cristiani ad essere un faro di fede per il mondo intero».
Altri alti funzionari hanno letto o leggeranno passi biblici di persona o tramite video all’evento iniziato domenica e che si concluderà sabato. Tra questi, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e quello di Stato Marco Rubio, nonché lo speaker della Camera Mike Johnson e altri repubblicani del Congresso. Tra i sostenitori evangelici di Trump, invece, Franklin Graham, il pastore Jack Graham e la pastoressa Paula White-Cain, che dirige l’Ufficio per la Fede della Casa Bianca.
I Pasdaran: se i paesi del Golfo aiutano gli Usa dovranno dire addio al petrolio
I Guardiani della rivoluzione iraniani hanno aggiornato la lista dei possibili obbiettivi nel Golfo Persico, se dovesse riprendere la guerra: non piu’ siti militari americani, ma impianti di produzione energetica. Ad annunciarlo è stato il comandante della forza Aerospaziale dei Guardiani della Rivoluzione, il generale Seyyed Majid Mousavi, in un messaggio alla nazione iraniana riportato dall’agenzia Fars. «Se i paesi confinanti a sud consentiranno ai nemici di utilizzare il loro territorio e le loro strutture per attaccare il popolo iraniano, dovranno dire addio alla produzione petrolifera in Medio Oriente», ha ammonito.
Alcuni paesi della costa del Golfo «hanno permesso che il loro territorio fosse utilizzato dai nemici dell’Iran e ora, se questo sostegno dovesse continuare, la loro linfa vitale economica sarebbe messa in grave pericolo», ha ammonito. Nella lista dei potenziali obbiettivi annunciata da Mousavi vi sono diversi Paesi. Negli Emirati Arabi Uniti si citano «i giacimenti petroliferi di Zouk Al-Ula, a Ruwais, la quarta raffineria più grande al mondo, e Habshan, uno dei più grandi impianti di trattamento del gas del Medio Oriente».
In Arabia Saudita a essere presi di mira sarebbero «Ghawar, il più grande giacimento petrolifero onshore al mondo, e Abqaiq, il più grande impianto di trattamento e stabilizzazione del greggio al mondo». In Kuwait toccherebbe a «Burgan, il secondo giacimento petrolifero piu’ grande del mondo, e le raffinerie di Mina Abdullah e Mina Al-Ahmadi, il cui attacco significherebbe tagliare l’arteria principale delle esportazioni petrolifere del Kuwait». In Qatar si guarda agli «impianti del complesso di Ras Laffan; un attacco a questo complesso significherebbe la distruzione di un investimento di 6 miliardi di dollari, una cifra equivalente all’importo totale dei beni iraniani congelati in quel paese”».
Infine il Bahrein, con «il giacimento petrolifero di Abu Safa e la raffineria di Sakhir in Bahrein, che ospita la Quinta Flotta degli Stati Uniti ed è stato anche un centro chiave dell’aggressione americana contro l’Iran durante la Guerra di Ramadan».
«Teheran ha ancora grandi capacità militari»
Nonostante i 40 giorni di guerra, l’Iran mantiene importanti capacita’ militari. A rivelarlo è un memorandum preparato dall’intelligence del Pentagono per i parlamentari americani, di cui dà notizia l’Nbc. Secondo il testo, diffuso con grande enfasi anche dai media iraniani, Teheran conserva «notevoli capacità militari», tra cui migliaia di missili e droni kamikaze, e si sta preparando a rimettere in funzione le piattaforme di lancio. Il dipartimento della Difesa americano stima poi che l’Iran possa continuare a minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz, visto che ha intatta gran parte dei suoi missili da crociera per la difesa costiera e ha ancora imbarcazioni da attacco veloce.
Petrolio in calo e Borse caute
I prezzi del petrolio sono in calo e le borse asiatiche sono caute dopo l’annuncio del presidente americano Donald Trump di una proroga della tregua con l’Iran. Poco dopo la mezzanotte, il prezzo di un barile di West Texas Intermediate (Wti), il punto di riferimento del mercato statunitense, con consegna a giugno, e’ sceso dello 0,29% a 89,41 dollari, dopo essere aumentato di circa l’1%.Il barile di greggio Brent del Mare del Nord, punto di riferimento del mercato mondiale, sempre con consegna a giugno, è sceso dello 0,19% a 98,29 dollari.
I mercati azionari sono partiti nel segno della cautela in Asia. Alla Borsa di Tokyo, intorno all’1:00 ora italiana il Nikkei perdeva lo 0,39% a 59.114 punti, mentre il piu’ ampio indice Topix cedeva lo 0,65% a 3.746 punti. A Seul, l’indice di punta Kospi è rimasto stabile a 6.388 punti, dopo il massimo storico registrato in chiusura martedì. In ripresa l’oro, salito dello 0,55% a 4.746 dollari all’oncia.
Wsj: Trump non vuole riprendere la guerra con l'Iran
Ufficialmente continua a brandire la minaccia di nuovi attacchi, ma il presidente americano Donald Trump vorrebbe finire una volta per tutte la guerra in Iran. A riferirlo è il Wall Street Journal che ha raccontato le ore frenetiche che hanno preceduto la proroga del cessate il fuoco con Tehera.
Durante gli incontri di ieri, i consiglieri hanno spiegato a Trump che il governo iraniano non è compatto sulla linea da tenere e che esiste una fazione più intransigente, allineata con i Pasdaran, che non vuole piegarsi alle richieste del presidente. Tanto da sollevare dubbi che l’Iran sia davvero in grado di negoziare e attenersi a qualsiasi impegno.
Anche se Trump ha minacciato di riprendere la campagna militare, le fonti del Wsj hanno riferito che il presidente è apparso cauto sulla prospettiva di ricominciare le ostilità e prolungare un conflitto che è molto impopolare tra gli americani. Da qui la decisione di tenere sotto pressione l’Iran finché non farà una proposta concreta di accordo. Sarà allora che il presidente deciderà se i negoziati potranno andare avanti o se le ostilità riprenderanno.
Trump: gli Usa non toglieranno il blocco allo Stretto di Hormuz
Se l’Iran pretende che gli Stati Uniti tolgano l’assedio navale dello Stretto di Hormuz è solo per guadagnarci, ma Washington non accoglierà la richiesta perché impedirebbe un accordo. A sostenerlo è stato il presidente americano Donald Trump, in un post sul social Truth. «L’Iran non vuole che lo Stretto di Hormuz sia chiuso, lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è, quindi, la cifra che perde se viene chiuso!)», ha scritto.
«Dicono di volerlo chiudere solo perché io l’ho completamente bloccato (chiuso!), quindi vogliono semplicemente ‘salvare la faccia’», ha proseguito. «Quattro giorni fa alcune persone mi hanno avvicinato dicendo: ‘Signore, l’Iran lo Stretto aperto, immediatamente». Ma se lo facessimo, non ci potrà mai essere un accordo con l’Iran, a meno che non facciamo saltare in aria il resto del loro Paese, compresi i loro leader!», ha assicurato.
Il Wsj: l'Iran crede che Trump sia un fesso
Donald Trump non ha gradito un editoriale del Wall Street Journal che lo dipinge con babbeo gabbato dagli iraniani. In un post su Truth, il presidente americano ha definito un idiota l’autore dell’articolo, Elliot Kaufman, e attaccato direttamente l’editore Rupert Murdoch. Il Wsj «ha appena scritto un editoriale intitolato: ‘Gli iraniani considerano Trump un fesso’. Davvero? Per 47 anni hanno ucciso i nostri cittadini, e molti altri, e hanno approfittato di ogni Presidente, tranne me, e che cosa gli ho dato io? Un Paese in macerie!», ha scritto.
«La loro intera Marina è sul fondo del mare, la loro Aeronautica non esiste più, le loro difese antiaeree e i loro radar sono stati spazzati via, i loro laboratori nucleari e le aree di stoccaggio sono stati annientati in una buia sera di giugno dai nostri grandi bombardieri B2; i loro leader sono morti, incluso il generale Soleimani, il loro genio del male che ha distrutto la vita di tanti con le sue bombe artigianali piazzate ai bordi delle strade; lo Stretto di Hormuz è bloccato e totalmente controllato dagli Stati Uniti, senza che alcuna nave possa dirigersi verso i porti iraniani si dice che stiano perdendo 500 milioni di dollari al giorno per questo», ha elencato.
Trump ha poi preso di mira il suo predecessore Barack Obama che avrebbe «dato loro 1,7 miliardi di dollari in contanti», mentre «altri presidenti non hanno fatto nulla per fermarli». Eppure, «nonostante tutto questo, c’è un imbecille” al Wall Street Journal “che scrive che io sarei stato preso per un ‘allocco’. L’Iran di certo non lo pensa! Né lo pensa nessun altro», ha proseguito. «Immagino che Rupert Murdoch gli abbia detto di scrivere così, perché il Wall Street Journal ha perso la rotta, non è più una lettura indispensabile, solo l’ennesimo giornalaccio politico in declino», ha assicurato.
«L'Iran non tratterà con gli Usa su missili e nucleare»
L’Iran ha chiarito che non intende trattare con gli Stati Uniti dei suoi programmi nucleare e missilistico, anche fosse tolto il blocco navale a Hormuz. «Anche se il blocco fosse revocato, la nostra partecipazione ai negoziati deve essere subordinata alla condizione che non vengano sollevate questioni che violino la nostra indipendenza e dignità, prime fra tutte le nostre capacità difensive e missilistiche, nonché le nostre capacità e conoscenze nucleari», ha spiegato la televisione di Stato, voce ufficiale del regime.
«Il rifiuto di negoziare sulle nostre capacità missilistiche, di difesa e nucleari significa condurre trattative dignitose, e l’insistenza del nostro team negoziale su questa posizione onorevole e di forza costituisce una garanzia», ha sottolineato Irib tv. «Si tratta di salvaguardare la resilienza delle forze armate e del popolo paziente, che ha sopportato il fuoco nemico in due guerre e un colpo di Stato affinché questi loro beni possano essere preservati», ha proseguito l’emittente, «è certamente saggio che ciò che il nemico non è riuscito a sottrarre all’Iran in due guerre, un colpo di Stato e anni di sanzioni, non possa esserci sottratto con negoziati» e «questa decisione del regime di non partecipare al secondo round di colloqui si basa proprio su questa logica».
Gli Stati Uniti e Israele hanno tentato «di impadronirsi delle nostre risorse strategiche, tra cui la nostra unità nazionale, le capacità nucleari e missilistiche, nonché la nostra indipendenza e integrita’ territoriale, ma hanno fallito», ha assicurato l’emittente.
Usa, sondaggi: approvazione di Trump al 33%
Il tasso di approvazione del presidente americano Donald Trump è sceso al 33%, secondo un sondaggio dall’Associated Press e dell’Università di Chicago Norc. In un’inchiesta condotta tra il 16 e il 20 aprile su 2.596 adulti, il 67% per cento degli intervistati ha detto di disapprovare l’azione del presidente. Nel precedente sondaggio, dal 19 al 23 marzo, il tasso di approvazione era stato del 38% contro un 60% di disapprovazione. Alla domanda se le cose stiano andando nella giusta direzione, il 72 per cento ha risposto di no contro il 28% che pensa che tutto vada bene.
