La Marina militare italiana: «Pianificato l’invio di 4 navi a Hormuz». Per il Pentagono servono sei mesi per ripulire lo Stretto dalle mine – La diretta

Nel 54esimo giorno della Guerra del Golfo tra Usa, Israele e Iran i Pasdaran hanno minacciato gli altri paesi dell’area: se continueranno ad aiutare gli Stati Uniti verranno colpiti i loro impianti per l’estrazione di petrolio. Intanto Donald Trump è in polemica con il Wall Street Journal, che ha scritto che Teheran considera il presidente «un allocco». E sempre secondo il quotidiano il tycoon non vorrebbe riprendere la guerra, che è impopolare in patria. Per questo spinge per un accordo.
Intanto secondo i sondaggi l’approvazione del presidente è al33%. E per i media americani l’Iran ha ancora una ragguardevole capacità militare che userà per difendersi in caso di nuovi attacchi dagli Usa. Sempre Trump ha detto che la chiusura dello Stretto di Hormuz sta causando danni per mezzo miliardo di dollari al giorno all’Iran. Per questo saranno costretti a un accordo. Tutti gli aggiornamenti
Pentagono: «Per ripulire Hormuz dalle mine servono 6 mesi»
Ghalibaf: «Non si può riaprire Hormuz finché dura il blocco degli Usa»
La Marina militare: «Pianificato l'invio di 4 navi a Hormuz»
Media: «L'Iran non ha in programma colloqui con gli Usa venerdì»
Macron: «Morto un secondo soldato francese in Libano»
È morto il militare francese, Anicet Girardin, rimpatriato ieri dal Libano dove era rimasto gravemente ferito il 18 aprile scorso durante un attacco Hezbollah: è quanto annuncia su X il presidente francese, Emmanuel Macron. «Il caporale in capo Anicet Girardin del 132/o reggimento di fanteria cinotecnica di Suippes, rimpatriato ieri dal Libano dove era rimasto gravemente ferito dai combattenti con Hezbollah, è morto questa mattina a causa delle ferite riportate», annuncia il presidente Macron, omaggiando il soldato «caduto per la Francia».
«La Nazione, che domani renderà omaggio (all’altro militare ucciso, ndr.) Florian Montorio, colpito mortalmente nella stessa imboscata, saluta con emozione la memoria del caporale in capo Anicet Girardin e il suo sacrificio», sottolinea il presidente, rivolgendo i pensieri più sinceri nonché il profondo cordoglio «della nazione francese» ai suoi familiari, ai suoi cari, come anche alle famiglie degli altri feriti. La Francia, conclude Macron, rende infine «omaggio all’impegno esemplare dei nostri eserciti nell’Unifil, che operano con coraggio e determinazione al servizio della Francia e della pace in Libano».
Le caporal-chef Anicet Girardin du 132ème régiment d’infanterie cynotechnique de Suippes, rapatrié hier du Liban où il avait été gravement blessé par des combattants du Hezbollah, est mort ce matin des suites de ses blessures.
Il est mort pour la France.… pic.twitter.com/1eokASMl57
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) April 22, 2026
Trump: «Possibili colloqui con l'Iran già venerdì»
Donald Trump afferma che i colloqui con l’Iran potrebbero essere “possibili” già venerdì. Lo riporta il New York Post, citando un messaggio ricevuto dal presidente Usa.
Governo greco nega il sequestro di una nave a Hormuz da parte dei Pasdaran
Fonti del ministero greco degli Affari marittimi hanno chiarito che, contrariamente a quanto affermato dai media iraniani, la nave portacontainer ‘Epaminondas’, battente bandiera liberiana e di proprietà di una compagnia greca, non è stata sequestrata nello stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia ellenica Ana-mpa. Il commento arriva dopo che il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche ha dichiarato, stando ai media iraniani, che due navi mercantili colpite nelle prime ore di questa mattina a largo dell’Oman, ovvero la ‘Epaminondas’ e la ‘Msc Francesca’ sono state sequestrate e dirette verso la costa iraniana. Fonti del ministero degli Affari marittimi greco hanno attribuito le relative dichiarazioni di Teheran a informazioni inesatte, riporta l’agenzia Ana-mpa. La ‘Epaminondas’, stando a quanto scritto da Kathimerini, è di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping ed è gestita da MSC.
I Pasdaran sequestrano tre navi a Hormuz
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno sequestrato nello Stretto di Hormuz le navi portacontainer **Msc Francesca** ed **Epaminondas**, precedentemente bersagliate da colpi d’arma da fuoco e scortate verso la costa iraniana. Secondo quanto riferito dall’agenzia Tasnim, il provvedimento è scattato perché le imbarcazioni sarebbero state «non conformi» e avrebbero «messo in pericolo la sicurezza marittima operando senza i permessi necessari e manomettendo i sistemi di navigazione». La Epaminondas, unità battente bandiera liberiana e di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping, ha riportato danni significativi al ponte di comando a seguito dell’attacco avvenuto all’alba a circa 15 miglia nautiche dall’Oman, sebbene l’equipaggio sia risultato illeso.
L’operazione dei pasdaran si è estesa anche a una terza imbarcazione, la **Euphoria**, che sarebbe stata colpita e si troverebbe ora incagliata al largo delle coste del Paese. La notizia, confermata dai media affiliati all’Irgc, delinea un quadro di forte tensione nello Stretto, con le autorità di Teheran che giustificano l’uso della forza citando presunte violazioni delle norme internazionali da parte dei cargo coinvolti. Nonostante la gravità degli incidenti e i danni materiali riportati dalle strutture navali, le prime informazioni disponibili indicano che non ci sono stati feriti tra i membri dei rispettivi equipaggi.
Iran, due milioni senza lavoro per la guerra
Secondo un ministro iraniano, oltre due milioni di persone hanno perso il lavoro in Iran a causa della guerra, aggravando ulteriormente la crisi di un’economia già fragile, provata dalle sanzioni e dal blocco di internet. Lo scrive il Guardian. Gholamhossein Mohammadi, viceministro del lavoro iraniano e capo dell’organizzazione iraniana per la formazione tecnica e professionale, ha dichiarato che le prime stime indicano che la guerra ha causato la perdita di oltre un milione di posti di lavoro e una disoccupazione diretta e indiretta di due milioni di persone, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim.
Iran, telefonata tra Tajani e Araghci
«Seyyed Abbas Araghchi, ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, e Antonio Tajani, ministro degli Esteri dell’Italia, hanno discusso e scambiato opinioni sugli ultimi sviluppi regionali e sulle questioni relative al cessate il fuoco e alla diplomazia nel corso di una conversazione telefonica». È quanto si legge in una nota pubblicata sull’account Telegram del responsabile della diplomazia iraniana, che si conclude con il messaggio «ulteriori dettagli saranno resi noti a tempo debito».
L'Idf: pronti a tornare a combattere su tutti i fronti
Le forze armate israeliane restano in stato di massima allerta e sono pronte a tornare a combattere su tutti i fronti. Lo ha affermato il capo di Stato Maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, durante la cerimonia di premiazione in occasione della Festa dell’Indipendenza. «Dall’inferno del 7 ottobre, abbiamo lavorato per ristabilire la nostra forza militare attraverso combattimenti continui», ha sottolineato, guardando alle guerre con Iran e Libano, al momento congelate grazie a fragili cessate il fuoco. «In questo momento, le forze armate mantengono un elevato livello di allerta e prontezza operativa, pronte a tornare immediatamente e con forza in combattimento in tutti i settori», ha assicurato Zamir.
L'amministrazione Trump ferma l'invio di dollari in Iraq
L’amministrazione Trump ha sospeso le spedizioni di dollari statunitensi in Iraq e congelato i programmi di cooperazione in materia di sicurezza con le sue forze armate, intensificando la pressione su Baghdad affinché smantelli le potenti milizie sostenute dall’Iran, secondo quanto riferito da funzionari iracheni e statunitensi. Lo riporta il Wall Street Journal. Un aereo cargo che trasportava quasi 500 milioni di dollari in banconote statunitensi, proventi della vendita di petrolio iracheno provenienti da conti della Federal Reserve Bank di New York, è stato recentemente bloccato da funzionari del Dipartimento del Tesoro a causa delle preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo alle milizie, secondo quanto riferito da alcuni funzionari.
Teheran: mai dato l'ok al secondo round di colloqui
«L’Iran non ha violato alcun impegno riguardo alla partecipazione al secondo ciclo di colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad, poiché il Paese non ha mai dichiarato che vi avrebbe preso parte»: lo ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei. «Se giungeremo alla conclusione che recarci a Islamabad per i colloqui sarà nell’interesse nazionale, ci andremo, ma finora non abbiamo preso alcuna decisione in merito», ha sottolineato in un’intervista alla Bbc. «Gli Stati Uniti non hanno mostrato alcuna buona volontà o serietà nei colloqui e hanno cambiato ripetutamente la loro posizione», ha sottolineato, aggiungendo che «l’ attuale blocco statunitense dei porti iraniani nello Stretto di Hormuz è un atto aggressivo e continua tuttora».
Borse europee in rialzo
Apertura in lieve rialzo per le principali Borse europee, con gli investitori che mantengono un atteggiamento prudente alla luce dello stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Sul fronte geopolitico, il presidente Donald Trump ha comunque prorogato l’attuale cessate il fuoco. A Parigi il Cac 40 segna +0,20%, Francoforte con il Dax avanza dello 0,31%, mentre Londra con il Ftse 100 oscilla intorno alla parita’. Nel Regno Unito, l’inflazione di marzo si è attestata al 3,3%, in aumento rispetto al 3% di febbraio e in linea con le attese. Positive anche Madrid, con l’Ibex 35 a +0,15%, e Milano, dove il Ftse Mib guadagna lo 0,26%.
Teheran: gli Usa tolgano il blocco a Hormuz
«Gli Stati Uniti devono cessare la loro ‘violazione del cessate il fuoco’ prima di qualsiasi nuovo ciclo di negoziati». Lo ha affermato l’ambasciatore iraniano all’Onu Amir-Saeid Iravani al media iraniano Shargh, così come riportato da Al-Jazeera. «Non appena verrà revocato il blocco, il prossimo ciclo di negoziati si terrà a Islamabad. L’Iran è pronto a qualsiasi scenario. Non siamo stati noi a iniziare l’aggressione militare. Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l’Iran è pronto anche a quella», ha aggiunto.
Iran, attacco a una nave mercantile nello Stretto di Hormuz
L’Iran ha applicato «la legge marittima a una nave portacontainer che ha ignorato gli avvertimenti». Così Tasnim, l’agenzia di stampa iraniana affiliata ai Pasdaran, ha riportato la notizia di un attacco da parte di una motovedetta dei Guardiani della Rivoluzione a un mercantile che si trovava nello Stretto a una trentina di km dall’Oman. «Le forze armate iraniane hanno aperto il fuoco contro una nave portacontainer dopo che questa aveva ignorato ripetuti avvertimenti, causando danni significativi all’imbarcazione», ha aggiunto Tasnim. L’Agenzia britannica per le operazioni marittime (Ukmto), riportando la segnalazione del cargo, ha sostenuto che non ci sia stata comunicazione via radio con la motovedetta dei Pasdaran. Secondo la Fars, l’operazione nello Stretto di Hormuz è stata una azione di enforcement, messa in atto a seguito della «violazione del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti e la continuazione dell’assedio navale all’Iran, nonché l’abbordaggio di una nave iraniana».
Teheran: impiccato un uomo accusato di essere una spia del Mossad
Un uomo è stato giustiziato in Iran con l’accusa di essere stato una spia del Mossad. Lo riporta l’agenzia Tasnim. «Mehdi Farid, figlio di Amanollah, è stato impiccato per aver collaborato intensamente con il servizio di spionaggio terroristico del Mossad, in seguito di un processo e della conferma della sentenza definitiva della Corte Suprema», si legge in una nota. Farid «era responsabile della sezione amministrativa del comitato di Difesa non militare di una delle organizzazioni sensibili del Paese e aveva stabilito un contatto con il servizio di spionaggio terroristico del regime israeliano tramite il cyberspazio», spiega il comunicato ufficiale.
Gli Stati Uniti aspettano oggi una risposta dall'Iran
Uno dei motivi che hanno spinto Donald Trump a prorogare il cessate il fuoco con l’Iran e’ che Stati Uniti e il mediatore Pakistan si aspettano che il leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, risponda oggi all’ultima proposta di Washington. Lo scrive Axios citando una fonte regionale. «I negoziatori iraniani hanno detto che stanno aspettando il semaforo verde dal leader supremo», ha detto la fonte, e direttive su quale dovrebbe essere l’esito dei negoziati.
Donald Trump cita la Bibbia nello Studio Ovale
Donald Trump è apparso dallo Studio Ovale martedì sera, alle prese con la lettura di un passo dell’Antico Testamento, a pochi giorni dall’acceso scontro con papa Leone e dalle critiche dei sostenitori evangelici per aver condiviso un meme in cui appare come un guaritore simile a Gesù.
Ha recitato il passo dalla sua scrivania con le mani giunte su una Bibbia aperta davanti a sé, pur guardando dritto in camera, in un video che ha alternato inquadrature da due angolazioni diverse.
Nel dettaglio, Trump ha letto un brano del settimo capitolo del Secondo Libro delle Cronache, ambientato durante la consacrazione del Tempio da parte di Re Salomone nell’antica Gerusalemme. Dio promette il perdono se una generazione futura dovesse ribellarsi per poi pentirsi: «Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilierà, pregherà, cercherà il mio volto e si distoglierà dalle sue vie malvagie, allora io ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e risanerò la sua terra». Il versetto è citato da tempo in numerosi raduni politici dell’area cristiana conservatrice, come per la Convention nazionale repubblicana del 2024.
La Bibbia è «indissolubilmente legata alla nostra identità nazionale e al nostro stile di vita», ha affermato Trump in una dichiarazione legata all’evento dedicato ad ‘America 250’ – l’anniversario della fondazione degli Stati Uniti – e un incoraggiamento al “ritorno alle fondamenta spirituali che hanno plasmato il nostro Paese”. ‘America Reads the Bible’, questo il tema, si basa sulla lettura di ogni partecipante di un brano trasmesso in streaming dal Museum of the Bible di Washington e da altre sedi. La dichiarazione del tycoon ha citato figure storiche come il leader puritano John Winthrop, che «implorava i suoi compagni coloni cristiani ad essere un faro di fede per il mondo intero».
Altri alti funzionari hanno letto o leggeranno passi biblici di persona o tramite video all’evento iniziato domenica e che si concluderà sabato. Tra questi, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e quello di Stato Marco Rubio, nonché lo speaker della Camera Mike Johnson e altri repubblicani del Congresso. Tra i sostenitori evangelici di Trump, invece, Franklin Graham, il pastore Jack Graham e la pastoressa Paula White-Cain, che dirige l’Ufficio per la Fede della Casa Bianca.
I Pasdaran: se i paesi del Golfo aiutano gli Usa dovranno dire addio al petrolio
I Guardiani della rivoluzione iraniani hanno aggiornato la lista dei possibili obbiettivi nel Golfo Persico, se dovesse riprendere la guerra: non piu’ siti militari americani, ma impianti di produzione energetica. Ad annunciarlo è stato il comandante della forza Aerospaziale dei Guardiani della Rivoluzione, il generale Seyyed Majid Mousavi, in un messaggio alla nazione iraniana riportato dall’agenzia Fars. «Se i paesi confinanti a sud consentiranno ai nemici di utilizzare il loro territorio e le loro strutture per attaccare il popolo iraniano, dovranno dire addio alla produzione petrolifera in Medio Oriente», ha ammonito.
Alcuni paesi della costa del Golfo «hanno permesso che il loro territorio fosse utilizzato dai nemici dell’Iran e ora, se questo sostegno dovesse continuare, la loro linfa vitale economica sarebbe messa in grave pericolo», ha ammonito. Nella lista dei potenziali obbiettivi annunciata da Mousavi vi sono diversi Paesi. Negli Emirati Arabi Uniti si citano «i giacimenti petroliferi di Zouk Al-Ula, a Ruwais, la quarta raffineria più grande al mondo, e Habshan, uno dei più grandi impianti di trattamento del gas del Medio Oriente».
In Arabia Saudita a essere presi di mira sarebbero «Ghawar, il più grande giacimento petrolifero onshore al mondo, e Abqaiq, il più grande impianto di trattamento e stabilizzazione del greggio al mondo». In Kuwait toccherebbe a «Burgan, il secondo giacimento petrolifero piu’ grande del mondo, e le raffinerie di Mina Abdullah e Mina Al-Ahmadi, il cui attacco significherebbe tagliare l’arteria principale delle esportazioni petrolifere del Kuwait». In Qatar si guarda agli «impianti del complesso di Ras Laffan; un attacco a questo complesso significherebbe la distruzione di un investimento di 6 miliardi di dollari, una cifra equivalente all’importo totale dei beni iraniani congelati in quel paese”».
Infine il Bahrein, con «il giacimento petrolifero di Abu Safa e la raffineria di Sakhir in Bahrein, che ospita la Quinta Flotta degli Stati Uniti ed è stato anche un centro chiave dell’aggressione americana contro l’Iran durante la Guerra di Ramadan».
«Teheran ha ancora grandi capacità militari»
Nonostante i 40 giorni di guerra, l’Iran mantiene importanti capacita’ militari. A rivelarlo è un memorandum preparato dall’intelligence del Pentagono per i parlamentari americani, di cui dà notizia l’Nbc. Secondo il testo, diffuso con grande enfasi anche dai media iraniani, Teheran conserva «notevoli capacità militari», tra cui migliaia di missili e droni kamikaze, e si sta preparando a rimettere in funzione le piattaforme di lancio. Il dipartimento della Difesa americano stima poi che l’Iran possa continuare a minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz, visto che ha intatta gran parte dei suoi missili da crociera per la difesa costiera e ha ancora imbarcazioni da attacco veloce.
Petrolio in calo e Borse caute
I prezzi del petrolio sono in calo e le borse asiatiche sono caute dopo l’annuncio del presidente americano Donald Trump di una proroga della tregua con l’Iran. Poco dopo la mezzanotte, il prezzo di un barile di West Texas Intermediate (Wti), il punto di riferimento del mercato statunitense, con consegna a giugno, e’ sceso dello 0,29% a 89,41 dollari, dopo essere aumentato di circa l’1%.Il barile di greggio Brent del Mare del Nord, punto di riferimento del mercato mondiale, sempre con consegna a giugno, è sceso dello 0,19% a 98,29 dollari.
I mercati azionari sono partiti nel segno della cautela in Asia. Alla Borsa di Tokyo, intorno all’1:00 ora italiana il Nikkei perdeva lo 0,39% a 59.114 punti, mentre il piu’ ampio indice Topix cedeva lo 0,65% a 3.746 punti. A Seul, l’indice di punta Kospi è rimasto stabile a 6.388 punti, dopo il massimo storico registrato in chiusura martedì. In ripresa l’oro, salito dello 0,55% a 4.746 dollari all’oncia.
Wsj: Trump non vuole riprendere la guerra con l'Iran
Ufficialmente continua a brandire la minaccia di nuovi attacchi, ma il presidente americano Donald Trump vorrebbe finire una volta per tutte la guerra in Iran. A riferirlo è il Wall Street Journal che ha raccontato le ore frenetiche che hanno preceduto la proroga del cessate il fuoco con Tehera.
Durante gli incontri di ieri, i consiglieri hanno spiegato a Trump che il governo iraniano non è compatto sulla linea da tenere e che esiste una fazione più intransigente, allineata con i Pasdaran, che non vuole piegarsi alle richieste del presidente. Tanto da sollevare dubbi che l’Iran sia davvero in grado di negoziare e attenersi a qualsiasi impegno.
Anche se Trump ha minacciato di riprendere la campagna militare, le fonti del Wsj hanno riferito che il presidente è apparso cauto sulla prospettiva di ricominciare le ostilità e prolungare un conflitto che è molto impopolare tra gli americani. Da qui la decisione di tenere sotto pressione l’Iran finché non farà una proposta concreta di accordo. Sarà allora che il presidente deciderà se i negoziati potranno andare avanti o se le ostilità riprenderanno.
Trump: gli Usa non toglieranno il blocco allo Stretto di Hormuz
Se l’Iran pretende che gli Stati Uniti tolgano l’assedio navale dello Stretto di Hormuz è solo per guadagnarci, ma Washington non accoglierà la richiesta perché impedirebbe un accordo. A sostenerlo è stato il presidente americano Donald Trump, in un post sul social Truth. «L’Iran non vuole che lo Stretto di Hormuz sia chiuso, lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è, quindi, la cifra che perde se viene chiuso!)», ha scritto.
«Dicono di volerlo chiudere solo perché io l’ho completamente bloccato (chiuso!), quindi vogliono semplicemente ‘salvare la faccia’», ha proseguito. «Quattro giorni fa alcune persone mi hanno avvicinato dicendo: ‘Signore, l’Iran lo Stretto aperto, immediatamente». Ma se lo facessimo, non ci potrà mai essere un accordo con l’Iran, a meno che non facciamo saltare in aria il resto del loro Paese, compresi i loro leader!», ha assicurato.
Il Wsj: l'Iran crede che Trump sia un fesso
Donald Trump non ha gradito un editoriale del Wall Street Journal che lo dipinge con babbeo gabbato dagli iraniani. In un post su Truth, il presidente americano ha definito un idiota l’autore dell’articolo, Elliot Kaufman, e attaccato direttamente l’editore Rupert Murdoch. Il Wsj «ha appena scritto un editoriale intitolato: ‘Gli iraniani considerano Trump un fesso’. Davvero? Per 47 anni hanno ucciso i nostri cittadini, e molti altri, e hanno approfittato di ogni Presidente, tranne me, e che cosa gli ho dato io? Un Paese in macerie!», ha scritto.
«La loro intera Marina è sul fondo del mare, la loro Aeronautica non esiste più, le loro difese antiaeree e i loro radar sono stati spazzati via, i loro laboratori nucleari e le aree di stoccaggio sono stati annientati in una buia sera di giugno dai nostri grandi bombardieri B2; i loro leader sono morti, incluso il generale Soleimani, il loro genio del male che ha distrutto la vita di tanti con le sue bombe artigianali piazzate ai bordi delle strade; lo Stretto di Hormuz è bloccato e totalmente controllato dagli Stati Uniti, senza che alcuna nave possa dirigersi verso i porti iraniani si dice che stiano perdendo 500 milioni di dollari al giorno per questo», ha elencato.
Trump ha poi preso di mira il suo predecessore Barack Obama che avrebbe «dato loro 1,7 miliardi di dollari in contanti», mentre «altri presidenti non hanno fatto nulla per fermarli». Eppure, «nonostante tutto questo, c’è un imbecille” al Wall Street Journal “che scrive che io sarei stato preso per un ‘allocco’. L’Iran di certo non lo pensa! Né lo pensa nessun altro», ha proseguito. «Immagino che Rupert Murdoch gli abbia detto di scrivere così, perché il Wall Street Journal ha perso la rotta, non è più una lettura indispensabile, solo l’ennesimo giornalaccio politico in declino», ha assicurato.
«L'Iran non tratterà con gli Usa su missili e nucleare»
L’Iran ha chiarito che non intende trattare con gli Stati Uniti dei suoi programmi nucleare e missilistico, anche fosse tolto il blocco navale a Hormuz. «Anche se il blocco fosse revocato, la nostra partecipazione ai negoziati deve essere subordinata alla condizione che non vengano sollevate questioni che violino la nostra indipendenza e dignità, prime fra tutte le nostre capacità difensive e missilistiche, nonché le nostre capacità e conoscenze nucleari», ha spiegato la televisione di Stato, voce ufficiale del regime.
«Il rifiuto di negoziare sulle nostre capacità missilistiche, di difesa e nucleari significa condurre trattative dignitose, e l’insistenza del nostro team negoziale su questa posizione onorevole e di forza costituisce una garanzia», ha sottolineato Irib tv. «Si tratta di salvaguardare la resilienza delle forze armate e del popolo paziente, che ha sopportato il fuoco nemico in due guerre e un colpo di Stato affinché questi loro beni possano essere preservati», ha proseguito l’emittente, «è certamente saggio che ciò che il nemico non è riuscito a sottrarre all’Iran in due guerre, un colpo di Stato e anni di sanzioni, non possa esserci sottratto con negoziati» e «questa decisione del regime di non partecipare al secondo round di colloqui si basa proprio su questa logica».
Gli Stati Uniti e Israele hanno tentato «di impadronirsi delle nostre risorse strategiche, tra cui la nostra unità nazionale, le capacità nucleari e missilistiche, nonché la nostra indipendenza e integrita’ territoriale, ma hanno fallito», ha assicurato l’emittente.
Usa, sondaggi: approvazione di Trump al 33%
Il tasso di approvazione del presidente americano Donald Trump è sceso al 33%, secondo un sondaggio dall’Associated Press e dell’Università di Chicago Norc. In un’inchiesta condotta tra il 16 e il 20 aprile su 2.596 adulti, il 67% per cento degli intervistati ha detto di disapprovare l’azione del presidente. Nel precedente sondaggio, dal 19 al 23 marzo, il tasso di approvazione era stato del 38% contro un 60% di disapprovazione. Alla domanda se le cose stiano andando nella giusta direzione, il 72 per cento ha risposto di no contro il 28% che pensa che tutto vada bene.

