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Tragedia nel deserto del Sahara: morte di sete 49 persone. Msf: «In condizioni estreme si può resistere solo 24 ore»

05 Giugno 2026 - 16:28 Matteo Revellino
deserto sahara morti di sete
deserto sahara morti di sete
Il gruppo era partito dal Mali. I passeggeri hanno cercato di riparare per giorni il camion, ma sono morti dopo esser rimasti senza acqua. Le vittime sono state sepolte in fosse comuni
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Almeno 49 persone sono morte di sete in una zona del deserto del Sahara situata nel nord del Niger dopo un guasto al camion che li stava trasportando. Due, invece, i sopravvissuti che, dopo aver raggiunto Assamaka, hanno allertato le autorità. A raccontare il dramma è la Bbc. Il gruppo, composto da più di 60 persone, stava tornando dal Mali, dopo aver partecipato a una festa musulmana. Tra le distese del deserto africano, il camion si è quindi guastato e i passeggeri sono rimasti senza acqua dopo giorni di tentativi per riparare il veicolo, a oltre 80 km a ovest di Assamaka, un importante valico di frontiera tra Niger e Algeria. «I viaggiatori si sono ritrovati intrappolati nel cuore di un ambiente ostile, dove le temperature estreme e la mancanza di punti di rifornimento rendono la sopravvivenza estremamente difficile», si legge in una dichiarazione del governatore di Agadez, città del Niger.

Il guasto al camion e i tentativi di diversi giorni per ripararlo

Secondo quanto riportato dalla autorità locali, il camion sarebbe partito dalla città maliana di Telhandek, ma ha deviato il proprio percorso da quello prestabilito. Dopo il guasto al camion, i passeggeri avevano cercato invano di ripararlo diversi giorni, esaurendo le scorte di acqua. Gli unici due sopravvissuti sono riusciti a percorrere gli 80km che separavano il mezzo di trasporto con Assamaka, la città più vicina. Lì hanno avvertito le autorità. La squadra di soccorso inviata sul luogo dell’incidente ha riferito di aver trovato «decine di corpi senza vita sono stati ritrovati sotto il camion immobile e nelle sue immediate vicinanze», si legge nel comunicato del governatore di Agadez. Nella nota si sottolinea come l’episodio segnali «la vulnerabilità dei giovani impegnati in attività migratorie ed economiche transfrontaliere, spesso costretti ad attraversare zone instabili per sopravvivere o cercare condizioni di vita migliori».

«La morte per disidratazione è una peculiarità della popolazione migrante»

«La morte per disidratazione nel paziente adulto e teoricamente sano è una peculiarità della popolazione migrante». Lo spiega il dottor Giuseppe Pulin, medico del progetto People on the Move di Medici Senza Frontiere. Per gli adulti occidentali la morte «per disidratazione», termine più corretto rispetto a «morire di sete», non è prevista. Come racconta Pulin, questo genere «è descritto solo per pazienti estremamente particolari, che sono anziani o bambini piccoli con gravissime sindrome gastrointestinali o gravi sindrome genetiche». L’elemento che fa la differenza quindi sono le condizioni ambientali in cui la popolazione migrante è costretta a vivere: «È esperienza quotidiana nel nostro progetto di sentire delle storie di pazienti che durante la detenzione in Libia o durante l’attraversamento del deserto algerino, libico o tunisino, si ritrovano in condizioni di grave precarietà e di mancanza d’acqua», prosegue Pulin.

Cosa succede al corpo umano

La morte per disidratazione «grave e acuta» può sopraggiungere quando «perdiamo molta più acqua attraverso la pelle, i polmoni, l’urina, le veci, rispetto a quella che introiettiamo mangiando, ma soprattutto bevendo», spiega Pulin. Il medico del progetto People on the Move spiega cosa succede al corpo umano in una condizione di grave disidratazione: «I sali all’interno del nostro organismo si concentrano e questo avvia una serie di reazioni che portano a danni renali dei reni e a danni poi cardiaci e a danni neurologici». Una serie di reazioni concatenate tra loro, fino al momento del decesso per un problema cardiaco: «Il paziente inizia ad avere un danno renale acuto, inizia ad avere confusione, sopore, quindi sensazione di sonnorenza. Poi può avere delle aritmie maligne, diciamo delle modificazioni del ritmo cardiaco che poi sono quelle che effettivamente portano alla morte», aggiunge Pulin. I tempi variano in base al paziente e alle condizioni ambientali esterne: normalmente un paziente può resistere senza bere «per qualche giorno», mentre «in condizioni estreme, come può essere la traversata di un deserto queste tempistiche possono ridursi anche a 12-24 ore», conclude il medico.

Foto copertina: Governatore di Agaze/Facebook

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