Gli Usa cacciano il capo della Marina. Il Nyt: guai per Trump se la guerra va oltre il primo maggio – La diretta

Nel 55esimo giorno della guerra tra Usa, Israele e Iran gli Stati Uniti hanno licenziato il capo della Marina con effetto immediato, senza fornire spiegazioni sulla cacciata. Si tratta dell’ennesimo dirigente apicale mandato via da Donald Trump in questi mesi di guerra. Intanto secondo il New York Times il presidente ha paura della scadenza del primo maggio: quel giorno saranno due mesi di guerra e Trump dovrà chiedere l’autorizzazione al Congresso per proseguirla. Il prezzo del petrolio è in crescita a causa dello stallo delle trattative sullo Stretto di Hormuz.
L'Iran: la responsabilità della guerra ricade sugli aggressori
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha dichiarato a un inviato speciale sudcoreano che la responsabilità delle conseguenze della guerra ricade sugli «aggressori», riferendosi agli Stati Uniti e a Israele, ha riferito giovedì il Ministero degli Esteri iraniano. L’inviato, Chang Byung-ha, ha incontrato Araqchi a Teheran, ha precisato il ministero in un comunicato.
Prezzo del petrolio in crescita
Il petrolio corre con lo stallo delle trattative fra Iran e Stati Uniti. Il Wti sale del 4,06% a 96,73 dollari al barile. Il Brent avanza del 3,62% a 105,63 dollari.
5 morti nei raid di Israele in Libano
In Libano raid aerei israeliani mercoledì 22 aprile hanno ucciso cinque persone, tra cui una giornalista, e ne hanno ferita un’altra, nonostante il cessate il fuoco in corso, per il quale Beirut chiederà una proroga nei prossimi colloqui con Israele a Washington. Prima dei colloqui di giovedì, Israele ha esortato il governo libanese a «collaborare» contro il gruppo militante Hezbollah, sostenuto dall’Iran. I due governi, che non intrattengono relazioni diplomatiche, terranno oggi un secondo round di colloqui sotto l’egida degli Stati Uniti, nel tentativo di porre fine a oltre sei settimane di scontri tra Israele e Hezbollah, iniziati il 2 marzo.
Il Libano chiederà una proroga di un mese del cessate il fuoco durante l’incontro con Israele, ha dichiarato un funzionario libanese all’Afp. «Il Libano chiederà una proroga della tregua di un mese, la fine dei bombardamenti e delle distruzioni israeliane nelle aree in cui è presente e un impegno per il cessate il fuoco», ha detto il funzionario libanese. Il cessate il fuoco di 10 giorni, che scade domenica, e’ stato annunciato dopo un primo incontro la scorsa settimana.
Il presidente libanese Joseph Aoun, da parte sua, ha affermato che «sono in corso contatti per estendere il periodo di cessate il fuoco». Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha dichiarato che Israele non ha «gravi divergenze» con il Libano. «Purtroppo, il Libano è uno stato fallito, uno stato che è di fatto sotto occupazione iraniana tramite Hezbollah», ha affermato. Hezbollah, che è rappresentato nel governo e nel parlamento libanese, si oppone fermamente ai colloqui diretti con Israele promossi da Aoun e dal primo ministro Nawaf Salam. Un parlamentare di Hezbollah, tuttavia, ha affermato che il gruppo potrebbe accettare colloqui indiretti mediati dagli Stati Uniti.
Trump sotto pressione per il primo maggio
La scadenza del primo maggio potrebbe aumentare la pressione su Donald Trump per mettere fine alla guerra in Iran. Il primo maggio sono infatti 60 giorni di conflitto e la legge prevede che il presidente richieda l’autorizzazione al Congresso per procedere. Lo riporta il New York Times. Finora i repubblicani gli hanno consentito di muoversi liberamente, bloccando anche tutte le risoluzioni per i poteri di guerra presentate dai democratici. Ma il primo maggio è una scadenza sulla quale molti repubblicani non intendono soprassedere.
Anche se le guerra contro l’Iran è iniziata alla fine di febbraio, Trump ha notificato formalmente al Congresso l’operazione il 2 marzo, facendo scattare il conteggio dei 60 giorni che cadono il primo maggio. Una volta superata la scadenza, le opzioni a disposizione del presidente per continuare la campagna senza l’autorizzazione del Congresso sono limitate. Trump ne avrebbe tre: chiedere al Congresso di continuare, iniziare a ridurre il coinvolgimento americano o concedersi un’estensione. La norma infatti prevede un’estensione di 30 giorni se il presidente certifica per iscritto che c’è bisogno di più tempo per facilitare il ritiro sicuro delle forze americane. L’estensione comunque non gli garantirebbe l’autorità di continuare l’offensiva.
Il Congresso ha l’opzione in ogni momento di garantirgli esplicitamente il permesso di continuare la guerra approvando un’autorizzazione per l’uso della forza militare. Non è chiaro però se i repubblicani avrebbero o meno i numeri. Trump potrebbe poi decidere, come hanno fatto alcuni presidenti in passato, di ignorare le scadenze esponendo però il partito repubblicano a molti rischi politici.
Usa: licenziato il capo della Marina
Il Pentagono ha annunciato mercoledì che il più alto funzionario civile della Marina statunitense, John Phelan, lascerà il suo incarico «con effetto immediato», senza fornire spiegazioni per la sua improvvisa cacciata, in un momento in cui gli Stati Uniti sono impegnati in un conflitto con l’Iran. Questo alto funzionario «lascia l’amministrazione con effetto immediato», ha scritto il portavoce del Pentagono Sean Parnell in una dichiarazione, specificando che il suo vice, Hung Cao, assumerà ora il ruolo ad interim.
All’inizio di questo mese, nel pieno della guerra contro l’Iran, anche il Capo di Stato Maggiore congiunto, il generale Randy George, è stato costretto a dimettersi da un giorno all’altro, senza che il Pentagono fornisse alcuna giustificazione. Altri due generali, David Hodne, capo del Comando per la Trasformazione e l’Addestramento dell’Esercito, e William Green Jr., capo del Corpo dei Cappellani dell’Esercito, subirono la stessa sorte. Già nel febbraio 2025, poco dopo il ritorno al potere di Donald Trump, il Capo di Stato Maggiore Congiunto nominato dall’ex presidente democratico Joe Biden, il generale Charles “CQ” Brown, fu rimosso senza spiegazioni e sostituito da Dan Caine.
Anche altri alti ufficiali, tra cui i capi della Marina e della Guardia Costiera, dell’agenzia di intelligence Nsa e il vice capo di stato maggiore dell’Aeronautica, furono rimossi dai loro incarichi. Pochi mesi dopo, a metà agosto, il capo di stato maggiore dell’Aeronautica, il generale David Allvin, annunciò le sue improvvise dimissioni dopo due anni di mandato anziché quattro. A dicembre, l’ammiraglio Alvin Holsey, a capo del comando delle forze statunitensi per il Sud e Centro America, seguì la stessa sorte, dopo un solo anno di mandato.
