Il capo del Pentagono Hegseth: «Spiagge europee prese d’assalto dai migranti, l’Italia che fa?» – Il video
82 anni fa sulle coste europee sbarcarono i soldati americani, per liberare l’Europa dal nazismo. Oggi quelle stesse spiagge sono prese d’assalto dai migranti, portatori di «ideologie pericolose». È l’ardito parallelo disegnato oggi dal segretario Usa alla Difesa Pete Hegseth durante le commemorazioni dello sbarco alleato in Normandia, avvenuto il 6 giugno 1944. «Purtroppo oggi diverse spiagge europee sono prese d’assalto da varie ideologie pericolose. Sulle spiagge della Spagna, dell’Italia, della Grecia e della Bulgaria, arrivano barche e uomini. Quando si decideranno le capitali europee a fare qualcosa contro quest’invasione?», ha affondato il colpo Hegseth. Scomodando poi nella battaglia anti-migranti gli stessi caduti americani nella liberazione d’Europa. «Prego e credo non sia troppo tardi. Gli uomini che combatterono e morirono qui riportarono la libertà in Europa. Quella libertà deve essere mantenuta da questa generazione di leader e combattenti, o quello per cui essi combatterono sarà stato solo temporaneo!», ha concluso il suo ragionamento Hegsteh parlando a Colleville-sur-Mer, in Normandia. Ad ascoltarlo attonita c’era anche la ministra della Difesa francese Catherine Vautrin.
L’insofferenza di Hegseth per l’Europa
Sin dal ritorno alla Casa Bianca Donald Trump ha dato al suo secondo mandato un tono fortemente anti-europeo, e Hegseth insieme a JD Vance si è ritagliato volentieri la parte del duro, insofferente ai “sofismi” del Vecchio Continente. Fu proprio il capo del Pentagono nelle chat interne all’Amministrazione finite sui media nel marzo 2025 a definire gli europei «scrocconi» – in quel caso perché si sarebbero goduti i frutti dei raid Usa contro gli Houthi in Yemen senza muovere un dito. Quindici mesi e una guerra nel Golfo dopo le convinzioni dell’Amministrazione Trump non sono cambiate granché, nonostante l’impegno sottoscritto al vertice Nato dell’Aja di portare le spese militari di ogni Paese europeo sino al 5% del Pil. «L’America farà da guida, dobbiamo. Ma alleati capaci devono essere lì al nostro fianco, spalla a spalla» perché «la libertà non è gratis e la pace non si avvera per magia, ma si acquista con determinazione, onore e forza», ha sottolineato Hegseth.
Spese militari, web e migranti: le battaglie Usa per cambiare l’Europa
Da mesi il Pentagono ha avviato un progressivo alleggerimento dell’impegno militare convenzionale in Europa – a maggio Trump ha annunciato il ritiro di 5mila soldati dalla Germania – ma progetta al contempo di rafforzare la deterrenza nucleare (in chiave anti-russa in primis) aumentando la presenza di ordigni nucleari non strategici sul continente. D’altra parte l’Amministrazione Usa batte spesso e volentieri pure il tasto della sfida valoriale cui l’Europa starebbe soccombendo – vuoi per l’«invasione» di migranti, vuoi per le presunte «censure» Ue della libertà di pensiero (ossia in primis le normative per regolare la diffusione di contenuti sulle piattaforme web e social). Nell’ultima Strategia di sicurezza nazionale Usa si ammonisce nero su bianco contro il rischio della «cancellazione della civiltà» europea. Una minaccia che Trump e i suoi vorrebbero scongiurare sostenendo apertamente partiti sovranisti amici in diversi Paesi europei. La scommessa più recente e più plateale è andata però rovinosamente, con l’«eroe dei valori tradizionali» Viktor Orbán travolto in Ungheria dal fronte delle opposizioni guidato da Peter Magyar. E chissà cosa penserà Giorgia Meloni della “raccomandazione” formulata oggi anche al governo italiano da Pete Hegseth.
In copertina: Il segretario Usa alla guerra Pete Hegseth parla al quartier generale della Nato – Bruxelles, 15 ottobre 2025 (Ansa/Epa – Olivier Hoslet)

