In Corea del Sud una campagna marketing di Starbucks ha scatenato un boicottaggio di massa

Quella che doveva essere una semplice operazione di marketing si è trasformata in una crisi nazionale per Starbucks in Corea del Sud, tra boicottaggi di massa e un acceso dibattito sulla memoria storica del Paese. Tutto è iniziato con il lancio di una campagna di marketing chiamata Tank Day per la sua nuova gamma di bicchieri pensati per contenere bevande di grandi dimensioni. A prima vista non c’era nulla di controverso, ma la scelta della data di lancio, il 18 maggio, ha cambiato completamente il significato dell’operazione. La data coincide infatti con l’anniversario della repressione della Gwangju Uprising del 1980, uno degli eventi più traumatici della storia sudcoreana.
L’errore di marketing
Uno dei problemi è stato propio il tempismo. Il 18 maggio è l’anniversario di una repressione militare violentissima contro proteste pro-democrazia, che ancora oggi viene ricordata come uno dei momenti più dolorosi della storia sudcoreana. Ma a far esplodere la protesta non è stato solo questo. Anche il nome e lo slogan della campagna hanno contribuito ad alimentare le critiche. Il termine tank in inglese può indicare semplicemente un contenitore grande, ma anche un carro armato, simbolo della repressione. A questo si è aggiunto lo slogan «thwack on the desk», interpretato da molti come una frase ambigua e troppo vicina a un linguaggio usato in passato per descrivere o minimizzare atti di violenza.
Boicottaggio, crollo delle vendite e crisi aziendale
Starbucks marketing campaign sparks anger in South Korea
Protesters smash Starbucks cups in Gwangju and demand boycott of store over 'Tank Day' campaign@JyotsnaKumar13 has more on this pic.twitter.com/JKRva3tzvr— WION (@WIONews) May 23, 2026Ti potrebbe interessare
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Nel giro di poche ore la promozione è stata ritirata, ma la reazione era già esplosa. Alcuni clienti hanno iniziato a distruggere le tazze Starbucks, mentre altri hanno cancellato le app fedeltà e richiesto rimborsi dei soldi prepagati. Le vendite sono crollate in pochi giorni e anche istituzioni pubbliche hanno iniziato a sospendere rapporti con il marchio, trasformando la vicenda in un vero boicottaggio di massa. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha condannato pubblicamente l’episodio, mentre il presidente del gruppo Shinsegae, che ha gestito la comunicazione, ha dovuto scusarsi in conferenza stampa. Da parte sua Starbucks ha cancellato la campagna e promesso una revisione dei processi interni di approvazione, ma il danno reputazionale è già evidente.

