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Perché Chiara Petrolini è stata condannata a 24 anni e 3 mesi di carcere: ritenuta colpevole solo per uno dei due neonati morti

24 Aprile 2026 - 13:59 Stefania Carboni
chiara petrolini
chiara petrolini
La giovane era accusata di duplice omicidio sui due figli partoriti e sepolti in giardino. La procura valuta il ricorso in appello

La Corte d’Assise di Parma ha condannato Chiara Petrolini a 24 anni e tre mesi di carcere. La studentessa 22enne era accusata del duplice omicidio premeditato dei suoi due figli neonati e di soppressione dei loro cadaveri che avrebbe seppellito nel giardino della casa di Vignale di Traversetolo (Parma), dove abita tuttora con i genitori, in regime di arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. La Procura aveva chiesto una condanna a 26 anni. Petrolini è stata condannata per l’omicidio del secondo neonato, nel 2024, ma è stata assolta per la morte del bambino nel 2023. Ha seguito impassibile la lettura della sentenza. Poi è uscita dall’aula, gremita di giornalisti ma anche di amici della famiglia e cittadini, accompagnata dai carabinieri. Sempre all’interno dell’aula alcuni amici hanno fatto scudo ai due genitori della giovane imputata, per difenderli dall’avvicinamento dei giornalisti, sollevando alcune giacche per schermarli. 

Il procuratore: «Una vicenda molto triste»

«È una vicenda molto triste. Abbiamo due bambini morti: un dramma familiare che non trova molti riscontri nella vita ordinaria», ha dichiarato il procuratore di Parma Alfonso D’Avino, a margine della sentenza della corte d’Assise. Sulla pena inflitta sottolinea: «Non è una questione di soddisfazione. La pena irrogata è di poco inferiore a quella che avevamo richiesto. Noi stessi avevamo chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche in regime di equivalenza rispetto alle aggravanti, e su questo la corte ha deciso in conformità alla nostra impostazione». D’Avino ha infine ricordato le modalità con cui la procura aveva gestito l’intera vicenda: «Abbiamo cercato di tutelare tutte le parti, inclusa l’imputata. È un caso che ci ha toccato anche sul piano umano», ha concluso.

Il procuratore: «Valuteremo se fare impugnazione»

Inoltre il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, ha annunciato una valutazione sull’opportunità di impugnare sul capo relativo al 2023. «Avevamo ritenuto provata la responsabilità dell’imputata anche per tale omicidio, sulla base della ricostruzione operata dal medico legale e dall’antropologa forense. La corte è stata di diverso avviso: valuteremo se impugnare», ha spiegato.

La legale dell’ex: «Si è sentito escluso da lei. Nessuna sentenza gli restituirà il diritto di esser riconosciuto come padre»

Dopo la sentenza di condanna, Samuel Granelli, ex fidanzato e padre dei due bambini partoriti da Petrolini, è uscito subito dall’aula. «È scappato, vorrei raggiungerlo per capire come sta», ha detto l’avvocato Monica Moschioni che lo segue come parte civile. «Samuel – ha dichiarato la legale – in tutta questa vicenda voleva essere riconosciuto nel suo diritto di padre, nel suo diritto di esserci nella vita di questi bambini. Nessuna sentenza, nessuna pena gli restituirà questo. Spero possa arrivare un gesto da parte di Chiara, era quello che si aspettava, non ha mai invocato vendette o condanne». Ignaro delle gravidanze della sua ex, «si è sentito ignorato oltre che tradito, si è sentito completamente escluso da questa vicenda. E anche nell’intero processo non ha sentito riconosciuto il suo ruolo».

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