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Beatrice morta a Bordighera, la zia: «Manuela Aiello mi insultava. Voglio l’affido delle sorelle»

09 Giugno 2026 - 05:40 Alessandro D’Amato
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Sonia Rao: «Non ci siamo mai accorti di nulla. Le bambine le vedevamo soltanto quando c'era mio fratello. Era lui a portarle dai nonni, a passare in negozio da me. Senza di lui non avevamo contatti»
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Sonia Rao è la zia paterna di Beatrice, morta a due anni a Bordighera. Per l’omicidio della bambina di due anni sono indagati la madre Manuela Aiello e il compagno di lei Manuel Iannuzzi, con l’accusa di maltrattamenti con conseguenza di morte. Entrambi sono in carcere. Mentre Sonia, sorella del padre di Beatrice, vuole adottare le sue sorelle più grandi. Che si trovano in una struttura protetta. «È una cosa che ritengo fondamentale. Non si discute. Noi non avevamo rapporti con la signora Aiello. Le bambine le vedevamo soltanto quando c’era mio fratello. Era lui a portarle dai nonni, a passare in negozio da me. Senza di lui non avevamo contatti», dice oggi a La Stampa.

Beatrice morta a Bordighera

Sonia dice che la situazione difficile tra il fratello e Manuela Aiello andava avanti «da sempre. La madre delle bambine non mi ha mai sopportata. Lo diceva anche a mio fratello. Non c’era un motivo preciso, semplicemente non voleva la mia presenza. Forse all’inizio della loro relazione c’era qualche occasione in più per incontrarsi, ma sempre perché c’era di mezzo mio fratello Maurizio. Io e lei non siamo mai uscite insieme, non ci siamo mai frequentate. Mai». Beatrice «l’ho vista davvero pochissimo. Era sempre con la mamma. Anche mio fratello l’ha vissuta poco perché quando è nata era in carcere».

Agosto 2025

Rao aggiunge che non sentiva da tempo più la famiglia: «Dall’agosto del 2025 non sentivo più le bambine. L’avrei fatto ma non avevo i loro numeri di telefono e lei mi aveva bloccato. Quando Manuela Aiello mi incrociava in macchina o per la strada mi insultava, gesticolava. Come poteva esserci un dialogo? L’unico dialogo lo aveva con mio padre, era lui che mandava ogni mese l’assegno di mantenimento». E aggiunge che nessuno in famiglia ha visto lividi, ferite e segnali di malessere: «Io lavoro e ho orari completamente diversi dai suoi, dalla Aiello. Le bambine andavano a scuola, purtroppo non vivevamo la loro quotidianità. Se avessi avuto un sospetto, anche minimo, sarei intervenuta immediatamente. Ma non c’è mai stato alcun segnale che arrivasse fino a noi».

Iannuzzi

Sonia dice di non aver mai avuto contatti con Iannuzzi. Poi parla dell’adozione: «Ho presentato istanza per ottenere l’affidamento. Mi sono già messa a sistemare la casa. Sto preparando quella che potrebbe diventare la loro stanza, un luogo accogliente dove poter ricominciare, con intorno il calore di una famiglia. Bea è un angelo. Un angelo che ha salvato le sue sorelline dall’inferno». E alle due ragazze, che con i loro ricordi hanno aperto uno squarcio di verità sulla ricostruzione di tutto? «Che la loro zia le aspetta. Che non vede l’ora di riabbracciarle». È tutto pronto? «Si, ho preso anche un cagnolino l’ho chiamato Beo. Spero possano vederlo il prima possibile. Purtroppo non sappiamo quando i servizi sociali ci diranno qualcosa. Aspettiamo».

Beatrice Aiello

Infine, Rao spiega perché Beatrice non aveva il cognome del fratello ma quello della madre: «Mio fratello era in carcere quando è nata Beatrice ma, sempre attraverso l’avvocato Scaffidi Fonti, ha chiesto la possibilità di dare a Bea il cognome di famiglia».

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