«Se picchi una bambina così, sai di ucciderla», la rabbia del padre biologico di Beatrice: perché secondo lui le accuse devono cambiare

«Picchiare una bambina di due anni non è la stessa cosa che picchiare un adulto» dice Mario Ventimiglia, avvocato di Maurizio Rao, padre biologico della piccola Beatrice. Perciò secondo il legale, la procura dovrebbe cambiare il capo d’imputazione. Parlando a margine dell’interrogatorio di Emanuel Iannuzzi, compagno della madre della bambina di due anni uccisa di botte nella notte tra l’8 e il 9 febbraio a Bordigera, l’avvocato ha aggiunto: «Se si colpisce con ferocia e crudeltà una bambina così piccola, non si può pensare di non causarne la morte. Ci aspettiamo che eventualmente il capo di imputazione sia solo provvisorio: speriamo che la procura da ulteriori elementi che devono essere ancora depositati possa contestare quantomeno allo Iannuzzi l’omicidio volontario della bambina».
Rao, ha aggiunto Ventimiglia, «si aspetta che finalmente la madre dichiari la verità su quello che è successo e su ciò che ha comportato la morte della bambina». Le due sorelline di Beatrice, di 7 e 9 anni, saranno «sicuramente persone offese nel procedimento e verranno rappresentate da una figura nominata dall’autorità giudiziaria». Il legale ha precisato che il padre biologico non conosceva Iannuzzi: lo ha incrociato una sola volta, quando, già detenuto, aveva ottenuto di sentire le figlie al telefono. «Stava parlando con loro quando Iannuzzi ha strappato loro il cellulare e l’ha invitato in modo brutale a non chiamarle più».
Oggi gli interrogatori di garanzia davanti al gip di Imperia
Davanti al gip di Imperia sono attesi oggi sia Emanuela Aiello, 44 anni, madre di Beatrice e reclusa nel carcere di Torino, sia Emanuel Iannuzzi, 42 anni, in isolamento nel carcere di Genova. I due rispondono dei maltrattamenti seguiti dalla morte della minore. Per la madre, non è escluso che la procura possa contestare anche il reato di abbandono di minore, ipotesi legata al modo in cui le altre due figlie venivano lasciate sole nella casa di Bordighera.
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Le sorelline lasciate sole, le minacce e le punizioni per non parlare
Le due sorelline sono descritte come «bambine adultizzate» nella relazione dei servizi sociali confluita negli atti. Restavano spesso da sole, anche il giorno di Natale e a Capodanno, quando vennero costrette a pulire casa. Erano loro a essere punite se mostravano affetto verso Beatrice: alla più piccola, dopo un bacino alla sorellina, Iannuzzi disse «ti ho visto…», e in un’altra occasione le rifilò un manrovescio. La maggiore venne chiusa in una stanza per un’ora per aver chiesto di uscire e, una sera, urlò «aiuto» dalla finestra mentre Beatrice stava male e lei era stata isolata al piano di sopra senza telefono. È sua la frase rivolta alla madre: «Mamma ti ho chiamato tre volte e tu non mi hai risposto. Non mi avevate lasciato niente con cui chiamare, l’unica cosa urlo o urlo. Ci avevate chiuse dentro. Cioè cosa dovevo fare, ancora volete dare la colpa a me che non ho chiamato?».
Iannuzzi noto come un violento: le immagini shock della bambina ferita
Iannuzzi era già noto in paese e alle cronache, arrestato nel 2019 e con una fama di violento. In un video si era ripreso mentre uccideva un maialino con un colpo alla testa. Negli ultimi mesi avrebbe fotografato i lividi sul volto di Beatrice dopo le percosse inferte a mani nude, con i fili elettrici e con la cintura, e si era filmato mentre le metteva in bocca una sigaretta di hashish accendendola, deridendola davanti alle sorelle e alla madre. Per la procura di Imperia quelle immagini sono un punto fermo, insieme ai racconti delle due bambine, ai messaggi della madre alla figlia maggiore che chiedeva aiuto e alle testimonianze di chi conosceva la famiglia.

