Ultime notizie Crisi Usa - IranDonald TrumpGiorgia MeloniPapa Leone XIV
TECNOLOGIAGiovaniPlayStationVideogiochi

Ecco il videogioco con cui Sony cerca di salvare il bilancio 2026 e di rimediare agli errori del passato

24 Aprile 2026 - 10:39 Riccardo Lichene
saros
saros
Esce "Saros", il gioco con cui la Playstation torna sui suoi passi e cerca di ricostruire la sua leadership nei videogiochi per giocatore singolo

Il nuovo videogioco Saros è molto più di una semplice uscita per PlayStation 5: è il simbolo di una rivoluzione industriale. A un primo sguardo, infatti, il nuovo gioco sparatutto in terza persona di Housemarque, il più longevo studio di sviluppo svedese in attività dal 1995, somiglia molto alla sua precedente esclusiva PlayStation, Returnal, uscita nel 2021. Sotto la lente di ingrandimento, però, è evidente il lavoro di fino fatto dagli autori per creare un’esperienza più avvicinabile, più appetibile e, in definitiva, più profittevole.

Stesse fondamenta, nuova facciata

Sia Returnal sia Saros poggiano su una serie di pilastri chiave: formula “roguelike” (quando si muore si ricomincia da capo), gameplay da sparatutto in terza persona, focus sul movimento e ambientazione sci-fi. Entrambi i giochi ruotano attorno a un protagonista che deve dare un senso a un ostile mondo alieno, ed entrambi richiedono a chi gioca di imparare a schivare ondate su ondate di proiettili e altri attacchi. Il tutto mentre si spara ai nemici con armi che aiutano molto con la mira e hanno comportamenti e stili molto diversi. Su queste stesse fondamenta, Saros va a costruire un’avventura che fa da evoluzione diretta di Returnal andando a correggere (a volte anche troppo) i difetti principali del gioco precedente evidenziati dai fan.

Tutto quello che mancava

La scelta più sofferta di Returnal è stata sicuramente la lunghezza delle sue partite che, sul finale, arrivavano a toccare un’ora ciascuna. Questo perché Returnal adotta lo schema classico dei roguelike: l’obiettivo è finire tutto il gioco in un colpo solo provando e riprovando fino ad arrivare a padroneggiare ogni nemico finale (i boss), tutte le armi e i livelli. Saros, invece, è diviso in “biomi”, ciascuno dei quali rappresenta un livello. Si sbloccano uno dopo l’altro, ma è possibile affrontare solo il più nuovo (o rigiocare singolarmente i precedenti) in partite più concentrate e agili che arrivano a durare un massimo di 25-30 minuti ciascuna. Ad aiutare chi gioca c’è anche un sistema di progressione (per diventare più forti) e una sorta di bilancia degli aiuti: è possibile attivare un potenziamento che fa infliggere più danno alle armi, ma va bilanciato con un modificatore che fa guadagnare meno esperienza o rende alcuni attacchi nemici più punitivi.

Forse anche troppo semplice

Returnal ha una protagonista che, partita dopo partita, deve risolvere il mistero dell’inquietante pianeta su cui si è schiantata la sua nave. In Saros, il personaggio principale è Arjun Devraj, interpretato da Rahul Kohli famoso per il suo ruolo in The Fall of the House of Usher, ma, a differenza di Selene, non è solo ma accompagnato da una serie di comprimari con cui interagire nella base del gioco. Questi personaggi non solo non arricchiscono un granché l’esperienza, ma semplificano la narrazione nel modo sbagliato, andando a rimuovere grossi elementi di mistero che avrebbero reso l’avventura più narrativamente entusiasmante. 

Ripartire dalle esclusive che vuole il pubblico

Narrativa a parte, Saros esaudisce i desideri dei fan di Returnal su quasi tutti i fronti: più personalizzazione dell’esperienza, più varietà di armi e nemici e, se possibile, un comparto tecnico ancora più rifinito. Essendo un’esclusiva PlayStation, poi, gli autori si sono potuti sbizzarrire con le funzioni immersive del controller della PS5: ogni arma, ogni esplosione e ogni attacco futuristico si comportano in modo diverso nelle mani di chi gioca grazie a schemi di vibrazioni unici e resistenze dei grilletti del controller. Questo è esattamente ciò di cui il mondo PlayStation aveva bisogno, un titolo insieme familiare e innovativo, tecnicamente impeccabile, visivamente rifinito e accessibile. 

Il 2026 di Sony

Le uscite importanti sotto l’ombrello Sony del 2026 sono tre: Marathon, Saros e l’attesissimo videogioco di Wolverine (targato Insomniac) previsto per l’autunno. Marathon, essendo sviluppato da Bungie, che Sony ha comprato per 3,6 miliardi nel 2022, non è un’esclusiva PlayStation. Il gioco è riuscito a convincere la critica e una base di utenti devota, ma non riesce a conquistare le masse: Saros, che capitalizzerà sul successo di Returnal, è il segnale che la Sony delle grandi esclusive per giocatore singolo sta tornando. Giusto in tempo per arrivare sul mercato in autunno (il momento più caldo per l’industria dei videogiochi) con un attesissimo titolo per giocatore singolo: Wolverine. L’obiettivo è raggiungere di nuovo i risultati di Spider-Man (315 milioni di dollari solo in digitale), The Last of Us 2 (250 milioni) e God of War Ragnarok (15 milioni di copie) e far tramontare definitivamente il modello introdotto dall’ormai ex CEO Jim Ryan.

Lasciarsi gli errori alle spalle

Insediatosi nel 2019, Ryan ha insistito nel trasformare PlayStation da un titano delle grandi avventure per giocatore singolo a colosso dei giochi come servizio (il modello di Fortnite) per inseguire i profitti record ricorrenti di quei videogiochi pensati per non finire mai e offrire sempre nuovi contenuti. Ben 12 progetti sono stati messi in cantiere, alcuni dei quali in studi di sviluppo che non avevano esperienza con questo tipo di giochi. A sei anni di distanza, otto di quei giochi sono stati cancellati, due studi di sviluppo interni sono stati chiusi e miliardi di dollari sono andati in fumo. Come dimostrano i successi di Nintendo con la Switch 2, il mercato delle console non è ancora pronto ad abbandonare il modello delle esclusive e Sony userà il 2026 per tornare sui suoi passi e ricostruire la sua reputazione di grande casa delle produzioni di qualità per giocatore singolo. Persino la rivale Microsoft, che con il suo Game Pass (il Netflix dei videogiochi) voleva abolire i vincoli di piattaforma e trasformare ogni schermo con una connessione internet in una console, sta invertendo la rotta e sta, nelle parole della neo nominata CEO Asha Sharma, «rivalutando il potere delle esclusive».

leggi anche