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Così il conto dalla Svizzera può aumentare, la vergogna sui sopravvissuti di Crans-Montana: l’incontro «finito malissimo» con l’ambasciatore

25 Aprile 2026 - 09:12 Giovanni Ruggiero
Crans-Montana, l'ambasciatore
Crans-Montana, l'ambasciatore
Il presidente del cantone del Vallese si era affrettato a dire che erano partite per errore le fatture dell'ospedale di Sion, dove erano stati ricoverati quattro ragazzi italiani scampati alla strage del Constellation. Lui stesso si è rimangiato tutto davanti all'ambasciatore italiano in Svizzera: cosa si sono detti prima nell'ultimo faccia a faccia

Per ora il conto supera i 108mila euro per soli quattro ragazzi, ma potrebbe diventare decisamente più pesante nel giro di poco tempo. Come riporta Repubblica, il servizio sanitario svizzero pretende dall’Italia il rimborso delle spese sanitarie sostenute dall’ospedale di Sion per il ricovero dei ragazzi sopravvissuti alla strage del Constellation. Le fatture già recapitate via mail riguardano almeno quattro famiglie, con importi da decine di migliaia di euro ciascuna, fino a 68mila franchi per mezza giornata in ospedale. Ma il rischio concreto è che arrivino anche le richieste per gli altri nove pazienti che sono stati curati a Zurigo, Losanna e Berna, secondo quanto teme l’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado. Se dovessero sommarsi le fatture di tutti i ragazzi soccorsi in Svizzera, compresi quelli ricoverati per molto più tempo come Leonardo o Elsa a Zurigo per mesi, il conto rischia di lievitare assieme alla rabbia italiana per una richiesta che appare da subito «un oltraggio», dice chiaro e tondo il diplomatico a Repubblica.

La posizione svizzera: nessun margine per farsi carico delle spese

L’incontro sarebbe finito malissimo tra l’ambasciatore Cornado e il presidente del Cantone del Vallese Mathias Reynard. Durante il colloquio, Reynard ha sostenuto di non avere alcun margine da un punto di vista normativo per farsi carico delle spese, sconfessando le sue stesse rassicurazioni di pochi giorni prima, quando aveva parlato non solo di «fatture inviate per errore». Lui stesso si era affrettato a dare garanzie spiegando che quei conti non sarebbero ricaduti né sulle vittime né sull’Italia. «Quando ho parlato di responsabilità morale mi ha detto: vedo che si vuole sostituire all’autorità giudiziaria», racconta Cornado a Repubblica. «E ha aggiunto che se il Cantone verrà riconosciuto responsabile pagherà tutto quello che dovrà pagare. Sottintendeva penalmente». Di fatto la Svizzera vorrebbe aspettare l’esito del processo, prima di assumersi qualsiasi responsabilità economica per la tragedia.

Lo scontro con il governo italiano: «Una richiesta ignobile»

Un epilogo che ha fatto infuriare la premier Giorgia Meloni: «Una richiesta ignobile», la definisce sui social. Se dovesse essere formalizzata, «annuncio fin da ora che l’Italia la respingerà al mittente e che non le darà alcun seguito», precisa spiegando di aver ricevuto la notizia dalla stampa. «Confido nel senso di responsabilità delle autorità svizzere: mi auguro che la notizia si riveli del tutto infondata». Dura anche la risposta del ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Mi pare che sia ovvio che non paghiamo. La responsabilità è solo di chi gestiva quel locale e di chi non ha fatto fare i controlli. Non italiana». Anche la Lega interviene con una sola parola: vergogna. Le famiglie sono incredule e arrabbiate. «Eravamo stati rassicurati dalle parole del presidente del Canton Vallese», commenta Umberto Marcucci, papà di Manfredi, uno dei giovanissimi gravemente feriti a Crans. «Ora non si capisce se sia stata una marcia indietro o l’ennesimo errore comunicativo da parte del Cantone».

La rabbia dell’ambasciatore: «È un oltraggio»

«È un oltraggio al nostro Paese. Non pagheremo. Loro hanno una responsabilità morale pesantissima», scandisce l’ambasciatore Cornado a Repubblica al termine di un’altra giornata difficile. L’ambasciatore sottolinea un punto fondamentale: l’Italia ha curato due pazienti svizzeri portati in elicottero da Sion a Milano perché il loro ospedale non era attrezzato per ustioni così gravi. «Proprio oggi il direttore generale dell’ospedale Niguarda mi ha detto che se non li avessimo trasportati subito non ce l’avrebbero fatta. Abbiamo salvato loro la vita, li abbiamo curati per mesi, non per un giorno. E non chiederemo certo rimborsi spese, per carità». Al presidente del Canton Vallese, Cornado ha ricordato che quella del Constellation non è stata una disgrazia ma una tragedia evitabile dovuta all’inosservanza delle leggi da parte dei gestori del locale che hanno sbarrato le uscite di sicurezza, allestito il soffitto con la schiuma infiammabile e usato le candele, e poi del Comune che non ha fatto i controlli per sei anni, così come il Cantone che doveva vigilare. «I feriti hanno patito e patiscono gravi sofferenze. È inaccettabile», conclude l’ambasciatore.