Ultime notizie 25 aprileCrisi Usa - IranDelitto di GarlascoDonald Trump
SPORTCalcioDepressioneGianluigi BuffonJuventus FCNazionale italianaSalute mentale

Buffon e l’attacco di panico in Juve-Reggina: «Quella sera ho pensato di morire, poi ho parato tutto»

26 Aprile 2026 - 11:00 Francesca Milano
buffon
buffon
Nella sua autobiografia, oggi anticipata dal Guardian, l'ex portiere della Nazionale racconta quello che gli accadde nell'inverno del 2004

C’è una sera d’inverno del 2004 in cui Gianluigi Buffon, nel pieno della sua carriera alla Juventus, scopre qualcosa che fino a quel momento non aveva nemmeno un nome nel suo vocabolario: il panico. Lo racconta in prima persona nella sua autobiografia Saved, ricostruendo una partita apparentemente normale — Juventus-Reggina, giocata nel febbraio 2004 — che per lui diventa uno spartiacque. La squadra è ancora in corsa su più fronti, ma l’atmosfera è pesante, quasi rassegnata. E lui, che fino a quel momento si era sempre percepito come invincibile, sente per la prima volta che qualcosa si incrina.

Il racconto di quel momento di panico

«Durante il riscaldamento pregai e feci la mia solita routine pre-partita – racconta Buffon nel libro di cui oggi il Guardian anticipa un estratto – ma sentivo come se qualcosa non andasse nei miei muscoli. Dopo due minuti indossai i guanti, mi posizionai in porta e mi resi conto che facevo fatica a respirare. Rimasi lì immobile, a fissare il campo, e mi sentii leggermente stordito. Ciò che mi spaventò, però, fu la stretta che sentivo al diaframma, tra il petto e lo stomaco, come se avessi ricevuto un colpo». Ma non c’è solo il disagio fisico: Buffon racconta della paura, dell’incapacità di gestire la situazione: «Quando hai un attacco di panico, non sai di averlo. Quando hai un attacco di panico pensi di morire. Non riuscivo a gestire quella situazione, né a concentrarmi sui miei esercizi, perché non sapevo cosa mi stesse succedendo».

Il bivio

In quei minuti nella testa del portiere della Juve passano mille pensieri: il primo è quello di seguire il consiglio dell’allenatore dei portieri, Ivano Bordon, che si è accorto che qualcosa non va e che gli suggerisce di non giocare. «La prima cosa che ho pensato – racconta – è stata che se non avessi giocato quella partita contro Reggina non avrei mai più giocato e sarei diventato una specie di fantasma. Ero giovane e non mi era chiaro cosa fosse esattamente quel senso di inquietudine. L’ho interpretato come mancanza di coraggio. Era una paura che il Buffon che mi ero costruito nella mente non poteva permettersi». Accantonata quindi la possibilità di non scendere in campo, arriva nella testa di Buffon il secondo pensiero, opposto: giocare quei 90 minuti, e poi smettere per sempre. Ma in quei 90 minuti Buffon para tutto, compresa una conclusione ravvicinata di Francesco Cozza. La Juventus vince 1-0.

I sintomi e la diagnosi

Il giorno dopo, però, arriva la consapevolezza più dura: non si è trattato di un episodio isolato. Nei mesi successivi Buffon racconta di insonnia, pensieri ossessivi, paura di deludere, senso di svuotamento. Il problema non è più la partita, ma tutto il resto: uscire, parlare, persino stare con le persone care. Il panico diventa qualcosa di più profondo, difficile da definire e ancora più difficile da accettare. Finché qualcuno non dà un nome a quello che gli sta accadendo: depressione. A pronunciarla è il medico della Juve, Riccardo Agricola. «Un giorno Riccardo disse qualcosa che mi colpì, durante uno dei miei lunghi monologhi su questa malattia che non riuscivo a definire, sulla debolezza che provavo, su questa sensazione di spossatezza: “Gigi, potrebbe essere depressione”».

leggi anche